San Francesco e il cinema al Festival di Terni

Perché il santo di Assisi ha ispirato tanti registi ?

San Francesco e il cinema
Foto: pd
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Un focus francescono alla 17^ edizione del ‘Terni Film Festival’ al quale ha preso parte il medievalista prof. Marco Bartoli, docente alla Libera Università Maria Santissima Assunta (LUMSA) e tra i più importanti storici francescanisti italiani.

Presentando l’evento Arnaldo Casali, direttore dell’Istituto di Studi Teologici e Storico Sociali (ISTESS), ha ripercorso la storia del festival in chiave ‘francescana: “In 15 anni di festival abbiamo presentato tutti i grandi classici prodotti dal cinema su San Francesco. Da Michael Curtiz a Roberto Rossellini. Due in anteprima mondiale, ‘Il Sogno di Francesco’ con Elio Germano e Alba Rohrwacher e 'Il giorno, la notte. Poi l’alba' con Francesco Salvi e Giorgio Cantarini. La versione di ‘Fratello Sole, Sorella Luna’ proiettata è quella realizzata per il mercato anglosassone e, rispetto all'edizione italiana, sono completamente diversi sia il montaggio che le musiche. Le canzoni scritte e cantate da Donovan per la colonna sonora inglese sono rimaste del tutto sconosciute”.

A Bartoli abbiamo chiesto di spiegarci il motivo per cui san Francesco ha ispirato molti registi: “Ci sono personaggi storici che, attraverso le generazioni, riescono sempre ad affascinare. Francesco d’Assisi è certamente uno di questi. Ancora oggi non solo il cinema, ma anche la letteratura, la storia, la musica e il teatro continuano ad interessarsi e ad ispirarsi alla sua figura. Perché Francesco attrae, dopo tanti secoli, così tante persone di ogni cultura e tradizione religiosa? Lo si vede ad Assisi, che è una città-santuario, ma speciale: mentre nei santuari normalmente si va a chiedere dei miracoli, ad Assisi ci si va solo per incontrare Francesco. L’unica spiegazione che ho trovato per questa attrazione è nelle parole del vangelo: ‘Beati i miti perché erediteranno la terra’. I miti, cioè gli uomini pacifici, non conquistano la terra, non impongono la loro volontà sugli altri, ma la ricevono in eredità, in dono. Lo vediamo nella vita di tutti i giorni: se si incontra un uomo mite, si sente un’attrazione verso di lui perché la sua umanità è bella e ci sembra di capire che vivere come lui renda felici. Francesco era un uomo mite, un pacifico, che aveva pacificato il suo cuore. Milioni di uomini e donne, dopo tanti secoli, da ogni angolo del mondo vanno da lui come per imparare da lui a pacificare il loro cuore. Penso che molti registri abbiano condiviso questo fascino e questa attrazione e abbiano provato a comunicarla con le immagini”. 

Qualche anno fa lei ha scritto il libro ‘La nudità di Francesco. Riflessioni storiche sulla spogliazione del Povero di Assisi’: quale riflessione si può fare sul significato della spoliazione di san Francesco?

“Anche il gesto della spoliazione di Francesco può essere messo in relazione con l’incontro di Damietta tra Francesco e il Sultano. Ogni incontro in effetti, per essere reale, per andare in profondità, richiede che i due interlocutori lascino una parte di sé, si spoglino delle proprie pre-comprensioni, per incontrare e lasciarsi incontrare. Anche l’incontro con il padre davanti al vescovo era per Francesco un momento difficile. Il padre in quel momento gli era nemico: voleva impedire a tutti i costi la scelta di vita che stava facendo Francesco e, per questo, lo aveva anche rinchiuso e legato con catene. Come rispondere ad un nemico? Francesco si spoglia di tutto, anche dei suoi abiti. Presentandosi nudo si presenta senza difese, inerme, cioè senza armi. E’ la sua condizione disarmata che disarma il padre. Non si può colpire un uomo senza armi, non si può ferire un uomo nudo. C’è qui, io credo, la riscoperta francescana della forza dell’amore disarmato del Vangelo: ‘se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l’altra’ (Mt 5,38). Anche per andare dal Sultano Francesco scelse di non avere armi, così come, nel racconto dei Fioretti, si presentò senza armi al lupo di Gubbio. Molti secoli dopo un non cristiano come Gandhi chiamò tutto questo non-violenza, mostrando al mondo la forza dei disarmati, degli inermi. Francesco lo aveva già intuito e vissuto molto tempo prima”.

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