San Gabriele dell'Addolorata, un santo normale raccontato da un giornalista speciale

Una immagine moderna di San Gabriele
Foto: L'Eco di San Gabriele
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“Storia di un innamorato”: San Gabriele dell’Addolorata. Un ragazzo bello, vivace, intelligente, pluripremiato a scuola, arguto ed elegante, eccelle a scuola come nelle compagnie di coetanei, un bravo ballerino, e non scende mai a compromessi morali. Questa è la “bellezza” di Gabriele: la “normalità”.   

Nella sua vita non ha fatto in tempo a diventare sacerdote. Non ha fatto in tempo a fare nulla di quello che egli ritenne importante nella vita. Eppure 30 anni dopo, quasi a scoppio ritardato, sulla sua tomba incustodita, fioriscono i miracoli, dando inizio ad una “marcia trionfale”: dichiarato Beato nel 1908, Santo nel 1920, Patrono dei giovavi di Azione Cattolica nel 1926, e Patrono degli Abruzzesi nel 1959.

E, a pochi mesi dall’apertura dei lavori del sinodo dei vescovi, dedicato appunto ai giovani, che ai piedi del grande “sasso d’Italia” (Gran Sasso – Teramo) - dove sorge il santuario dedicato proprio al giovane Gabriele - risuonano le parole che San Giovanni Paolo II rivolse nel 1985 alla presenza di 30.000 ragazzi: “dal vostro impegno dipende in gran parte il progresso della civiltà e della cultura dell’amore di cui ha immenso bisogno la nostra epoca”.

Per comprendere meglio la figura di questo giovane santo, abbiamo parlato con Padre Ciro Benedettini, sacerdote della Congregazione della Passione di Gesù Cristo – stesso ordine alla quale aderì San Gabriele nel 1856 - e già vicedirettore della Sala Stampa della Santa Sede dal 1994 al 2016, attualmente direttore della rivista del Santuario : L’Eco di San Gabriele.

Potrebbe riassumerci brevemente la figura di San Gabriele? Chi era?

E’ nato in Assisi, con il nome di Francesco Possenti, il 1° marzo 1838, figlio del Governatore della città allora parte dello Stato Pontificio, 11.mo di 13 figli. Per stare vicino alla numerosa prole il padre si fa trasferire a Spoleto come “assessore”, cioè giudice.

Gabriele ha appena 4 anni quando gli muore la madre quarantaduenne. A Spoleto trascorre la sua fanciullezza fino ai 18 anni. E’ inquieto, in occasione di due malattie alla gola decide che se guarisce si farà religioso, ma poi dimentica.

Un giorno, quando ha 17 anni, torna a casa e trova morta la sorella maggiore, quella che in qualche modo aveva sostituito la mamma. Cresce l’inquietudine, che si risolve il 22 agosto 1856 quando passa davanti all’Icona, una piccola immagine bizantina della Madonna, protettrice della città: gli sembra che il volto dell’immagine si animi e sente dentro sé una voce: “Francesco il mondo non è fatto per te, fatti religioso”. In meno di 3 settimane riesce a vincere le resistenze del padre ed entra nel noviziato passionista. I suoi compagni di scuola rimangano sorpresi e scommettono che non ce la farà: “Il ballerino frate?”. Invece Lui nel chiuso del convento trova non solo la serenità ma la gioia e la canta in ogni lettera che scrive alla famiglia: “La mia vita è un continuo godere, la mia gioia è inesprimibile, non cambierei un quarto d’ora di questa vita con tutti i piaceri del mondo”. Si sente finalmente realizzato, anche se la vita in convento è dura. La giornata comincia alle 01,30 con il canto del Mattutino.

Com’era allora costume, cambia nome e sceglie Gabriele dell’Addolorata. Studia teologia, sogna di diventare missionario, s’immerge nella meditazione, brucia dal desiderio di migliorarsi e chiede al direttore di aiutarlo. Gli ultimi due anni della sua vita li trascorre nel remoto conventino alle falde del Gran Sasso. E’ già ammalato di tisi e “sul levar del sole” del 27 febbraio 1862 spira sorridendo.

Ci sono somiglianze con San Francesco di Assisi?

Ci sono una infinità di coincidenze storiche e culturali. San Gabriele è nato in Assisi, battezzato nello stesso fonte di san Francesco, dal quale ha preso il nome di battesimo. Ha vissuto 18 anni su 24 in Umbria tra Assisi e Spoleto e l’Umbria è come imbevuta di francescanesimo. Due zii francescani esamineranno la bontà della sua vocazione religiosa. Del Poverello parla anche il convento dove è morto. Anche se non tutti gli storici sono d’accordo, quel convento fu fondato da san Francesco nel 1216, chiamato sul luogo a mettere pace fra due principotti per una contesa di confini. A pace avvenuta, proprio a cavallo delle due proprietà contese, come ricordo e monumento di pace, i due ex litiganti donarono a san Francesco un appezzamento di terra per costruire un suo convento. Storia o leggenda, anche oggi il convento è diviso a metà fra due Comuni.

Come san Francesco ama la natura, i poveri, i semplici. Pur venendo da una famiglia benestante e da giovane fosse patito della moda “d’oltr’Alpe”, da religioso cerca la semplicità e povertà nella sua vita.

San Gabriele oltre ad essere patrono della regione Abruzzo, è anche il protettore della Gioventù cattolica italiana. Perché Pio XI ha voluto onorarlo di questo “titolo”?

Avvenne nel 1926. Il motivo principale fu la popolarità in Italia di San Gabriele, da poco canonizzato. Forse ci fu anche una spinta politica. Contro Mussolini che voleva cancellare tutte le associazioni cattoliche, papa Pio XI lottò per salvare e rafforzare l’Azione Cattolica, un’associazione presente allora in tutte le parrocchie. Per questo, in occasione della revisione dello statuto di quell’associazione, fece includere san Gabriele dell’Addolorata ormai popolarissimo, come Compatrono, insieme a san Luigi Gonzaga.

Anche San Giovanni Paolo II si recò nel 1985 proprio presso il Santuario di San Gabriele, lanciando un messaggio forte ai giovani Ci potrebbe riassumere brevemente questa visita?

Era il 30 giugno, una splendida giornata di sole, oltre 30 mila giovani, con i quali il Papa, su di un palco adornato di fiori di ginestre, entra subito in sintonia: “Sono venuto per voi per guardarvi negli occhi come faceva Gesù…“. E parla loro di san Gabriele “vostro coetaneo”, che aveva scoperto la gioia incontrando il Signore, che invita alla coerenza e all’impegno: “Ricordatelo sempre: dal vostro impegno dipende in gran parte il progresso della civiltà e della cultura dell’amore di cui ha immenso bisogno la nostra epoca”. Prima di partire inaugurò la cripta del nuovo santuario dove sono custodire le reliquie del santo. E avviandosi al papa mobile che lo portava all’elicottero sembra non poter distogliere lo sguardo dalla maestosa visione del Gran Sasso.

 

In ottobre vi è un sinodo sui giovani. Che cosa può dire san Gabriele?

 

Anche se è vissuto quasi due secoli fa, san Gabriele è moderno per il suo messaggio. E’ un giovane che cerca la propria realizzazione e la trova nell’amore a Dio e al prossimo. Il suo messaggio è chiaro, semplice, immediato, alla portata di tutti: si è grandi quando si fa bene quello che si deve fare. La grandezza, la santità non consiste nel fare cose grandi e appariscenti, ma nel fare bene il proprio dovere. Fare straordinariamente bene le cose ordinarie. Vale per i giovani, vale per ognuno. Tutti si possono far proprio questo messaggio.

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