San Giovanni di Dio, l'uomo rapito dall'amore dio Dio per i fratelli

Si celebra oggi la festa del santo pioniere dell'ospedale moderno

Sal Giovanni di Dio
Foto: Fatebenefratelli
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Un uomo “rapito dall’amore” per i più fragili, malati e bisognosi: è San Giovanni di Dio (1495-1550), celebrato nella Solennità dell’8 marzo, fondatore dell’Ordine Ospedaliero che porta il suo nome, anche detto dei “Fatebenefratelli”. 

Dopo 500 anni, attorno al carisma dell’Ospitalità intesa come accoglienza incondizionata a tutte le fragilità dell’essere umano, la missione di carità fondata da Giovanni di Dio viene portata avanti dai religiosi (oggi circa 1000) delle 22 Province in 50 paesi dei 5 continenti, insieme a 63 mila collaboratori e 23 mila volontari: circa 400 strutture sanitarie e assistenziali assicurano ogni giorno un posto letto a 30 mila persone nel mondo.  

Sulle orme del fondatore, i Fatebenefratelli si impegnano a garantire un’assistenza globale che prenda in carico e accolga tutte le dimensioni della persona umana: fisica, psichica, sociale e spirituale.

Juan Ciudad è il vero nome di San Giovanni di Dio, nato a Montemor-o-Novo (Portogallo), nel 1495. All’età di 8 anni si allontana dalla casa paterna, assieme a un chierico, e si trasferisce in Spagna, a Toledo, dove viene accolto da una famiglia di allevatori di bestiame. Fino ai vent’anni si dedica alla pastorizia, poi parte come soldato. Dopo aver combattuto contro i Turchi, decide di recarsi nel paese natio ma non ritrova quasi nessuno delle persone che conosceva. 

Sempre alla ricerca di ciò che il Signore vuole da lui, dopo aver lasciato Montemor-o-Novo si muove in diversi luoghi: Siviglia, Ceuta (Marocco), Gibilterra e per finire Granada (Spagna), dove si stabilisce come venditore di libri, soprattutto testi religiosi e di genere cavalleresco.

Nel 1539, dopo aver ascoltato una predica di San Giovanni d’Avila, vive dentro di sé una conversione profonda e dirompente: le sue manifestazioni di fede sono tali da essere preso per pazzo e venire rinchiuso nell’Ospedale Reale di Granada, dove vive in prima persona i maltrattamenti all’epoca riservati ai malati di mente. Ne esce qualche mese dopo, deciso a seguire il Signore mettendosi al servizio del prossimo: dà così inizio alla sua opera per la cura dei malati poveri ed il recupero dei più bisognosi; aiuta anche le prostitute a ravvedersi e a reinserirsi in società.

All’inizio è da solo tra le strade di Granada a raccogliere l’elemosina per la sua missione.“Fate del bene a voi stessi! Fate bene, fratelli!”: questo è il suo modo originale di chiedere la carità. Col tempo a lui si uniscono altre persone, volontari e benefattori. 

Fonda il suo primo ospedale a Granada nel 1539, la casa di Dio (che i Fatebenefratelli amano definire anche “casa del malato”), dove tutti possono trovare ospitalità. Assieme ai primi compagni, organizza l’assistenza secondo le esigenze di quelli che considera i ‘suoi’ poveri, separando gli ambienti in base ai tipi di malati o di bisognosi: una vera innovazione per l’epoca, tanto da essere definito secoli dopo dall’antropologo Cesare Lombroso “creatore dell’Ospedale moderno”. L’Arcivescovo di Granada gli cambia il nome in Giovanni di Dio. 

Muore l’8 marzo nell’anno 1550 con grande fama di santità. Juan Ciudad viene beatificato il 21 settembre 1630 da Urbano VIII e canonizzato il 16 ottobre 1690 da Alessandro VIII. Nel 1886 Leone XIII lo proclama Celeste Patrono degli ospedali e degli infermi e nel 1930 Pio XI lo acclama Patrono degli infermieri e delle loro associazioni. 

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