San Giovanni Paolo II, e quel “miracolo della Vistola” a Castelgandolfo

Giovanni Paolo II nel 1978
Foto: Vatican Media
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L’Europa vista da San Giovanni Paolo II è una Europa dai due polmoni, con un forte radicamento ad Est, dove il cristianesimo ha fatto da baluardo, bloccando di fatto l’avanzata dell’ondata islamica prima, di quella sovietica poi. E lo si può dedurre da un libro, “San Giovanni Paolo II e la sua Europa”, realizzato in occasione del centesimo anniversario della riconquista dell’indipendenza da parte della Polonia e del quarantesimo anniversario di pontificato di Karol Wojtyla.

È un libro fotografico, compilato da Gregorz Galazka, edito da Michalineum e diffuso dall’ambasciata di Polonia presso la Santa Sede in occasione del 40esimo anniversario della elezione al soglio pontificio di San Giovanni Paolo II, ma anche del 100esimo anniversario dalla riconquista dell’indipendenza della Polonia. Insieme alle foto, testi scelti di San Giovanni Paolo, dal discorso al Consiglio d’Europa del 1988, ma anche testi in cui il Papa polacco, rivolgendosi alla sua Polonia, ritrovava proprio lì le radici cristiane, nonostante il suo popolo, lamentava, non aveva potuto partecipare al processo di costruzione dell’Unione Europea perché dall’altra parte della Cortina di Ferro.

Colpisce, però, che quella di Giovanni Paolo II fosse una consapevolezza condivisa. Lo sapeva Pio XI, che fu nunzio apostolico in Polonia e che volle dentro la residenza estiva di Castel Gandolfo un affresco che ricordava il “miracolo della Vistola”, la battaglia grazie alla quale i polacchi respinsero la minaccia bolscevica, in soverchiante maggioranza di forze. Un miracolo, appunto, quella vittoria, che impedì ai sovietici di imperversare in Europa e che in qualche modo ne stabilì l’influenza solo sul lato orientale dell’Europa, come successe sotto la Cortina di Ferro.

Parlando con i pellegrini polacchi venuti a trovarlo a Castel Gandolfo per la solennità della Madonna di Jasna Gora il 26 agosto 1990, Giovanni Paolo II faceva notare la presenza dell’affresco, insieme all’affresco della difesa di Jasna Gora del XVI secolo.

Viene da questa consapevolezza la continua insistenza di Giovanni Paolo II per le radici cristiane d’Europa. Una Europa – dice a più riprese – che non potrà che perdere se sarà un progetto solo politico ed economico.

Il Cardinale Zenon Grocholewski, prefetto emerito della Congregazione per l’Educazione Cattolica che firma la prefazione del lavoro, ha notato che “San Giovanni Paolo II ha insistito tanto sulle radici cristiane dell’Europa perché il vero progresso e il bene dell’umanità deve trovare fondamento nei valori, altrimenti si può ritorcere contro lo stesso uomo”.

Molti i passaggi in cui il Papa polacco metteva in luce la necessità per l’Europa di respirare con due polmoni, specialmente dopo il crollo del Muro di Berlino e conseguentemente della Cortina di Ferro che risvegliava il polmone orientale. Giovanni Paolo II ne parla in Lettonia, durante un viaggio nelle Repubbliche Baltiche che arriva subito dopo la conquista dell’indipendenza. Ne parla in Polonia, nei due viaggi che fa lì dopo la caduta del Muro. Ne parla quando va in Lituania, in Ungheria, nei santuari.

In ognuno dei testi c’è traccia del sogno europeo di San Giovanni Paolo II. Un sogno che ancora, probabilmente, si deve realizzare.

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