San Pio X il Papa parrocchiano di San Giuseppe al Trionfale

La collaborazione con don Guanella per la rinascita spirituale del quartiere

La ricevuta di Don Guanella per il Papa
Foto: " Storie di uomini e di donne. I cento anni di San Giuseppe al Trionfale" Editrice nuove Frontiere.
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Proseguiamo il viaggio nella storia del quartiere romano de Il Trionfale nato e sviluppato intorno alla parrocchia di San Giuseppe in questo anno dedicato proprio al Patrono della Chiesa. 

A sostenere Don Luigi Guanella che si adoperava per i poveri non solo con le opere sociali ma soprattutto con la costruzione di chiese in ogni luogo dove voleva far nascere una comunità fu un “parrocchiano” speciale: il Papa Pio X.

Una collaborazione tra santi.  Il Pontefice si definì da subito un “parrocchiano di San Giuseppe”, anche perché dai giardini vaticani agli inizi del ‘900 il cantiere della basilica si vedeva vicina. 

Alejandro Maria Dieguez nel libro pubblicato per i cento anni della parrocchia scrive: “Fin dall’inizio del suo pontificato, Pio X, un Papa pastore vissuto sempre a contatto diretto con la realtà dei fedeli, aveva constatato gli effetti dell’incremento della popolazione di Roma per l’espansione edilizia e quindi la necessità di indirizzare risorse umane e materiali verso la periferia, diventata quasi ‘terra di missione’.

Il Papa inizia rivedendo l’assetto delle parrocchie, le toglie dal centro meno abitato e ne fa nascere nuove in periferia, molte ne fa costruire con quasi 12 milioni da lui faticosamente stanziati. 

Quando don Guanella nel 1908 va in udienza dal Papa per proporre la costruzione di una chiesa per una nuova parrocchia il Papa è entusiasta: “Sento che avete un pensierino lontano di fare una chiesa oltre porta Trionfale. Vi auguro che quel pensiero si faccia vicino e concreto”dice a Don Guanella. Ma non si ferma agli auguri. “Voi - dice- avete sperimentato gli effetti della  divina Provvidenza. Non tentate Iddio, ma confidate, confidate ne sari tanto tanto contento. Dicono che sono ricco e ricevo milioni . Non credetelo perché non è vero! Dalle fonti alle quali vorrebbero alludere non ricevo neppure un centesimo. Tuttavia in quanti posso io vi aiuterò, perché una chiesa in quella località è proprio necessaria”.

Pio X in varie occasioni e momenti arrivò a contribuire con 440 mila lire. Una somma davvero alta a quel tempo. Sarebbe stato un prestito in attesa della vendita dei terreni delle colonìe di Monte Mario, come scritto in una ricevuta firmata da Don Guanella. Ma il Papa sapeva che lo “straccione” come lo chiamava affettuosamente, non gli avrebbe ridato nulla: “pagheranno, non pagheranno, intanto mi hanno fatto una chiesa necessaria”. Il debito alla fine fu del tutto condonato. Ma la chiesa veniva su bene, e al Trionfale tra le baracche, lavoravano le suore che al loro arrivano avevano solo una cappellina proprio in una di quelle baracche. 

Il Papa volle che la nuova chiesa fosse utile e anche bella. Così toglie il ciborio dorato dalla Capella di Santa Matilde e la regala alla chiesa di San Giuseppe. 

Le donazione riguardano poi l’asilo e la mensa, ma soprattutto la cura pastorale, tanto che dispensa i sacerdoti che lavorano con il primo parroco don Bacciarini, dall’esame che all’epoca si doveva superare per essere confessori. 

Il Papa sa che la gente deve avere facilità di trovare confessori e sacerdoti disponibili all’ascolto.  I sussidi si moltiplicano in varie forme, una lunga serie di aiuti che arrivano anche tramite i suoi segretari che spesso si univano ai preti della parrocchia per fare apostolato.  San Giuseppe non era solo una parrocchia ma un vero centro di carità e di ascolto. E questo grazie al Papa.

Il Trionfale si trasformava così da zona degradata a luogo di riferimento. 

Don Bacciarini scrive:“Qui il bene bisogna farlo più fuori di chiesa che in chiesa. Qui si indice una prima Comunione? L’avviso in chiesa e sul bollettino è lettera morta: bisogna andare a domicilio e non una ma due e tre volte. Tale è l’indifferenza romana”. 

E aggiunge: “Senza questo metodo noi possiamo star qui a confessare donne e poche anche di quelle e lasciare che la massa del popolo dorma i sonni della sua indifferenza che fa spavento”. 

Parole drammaticamente attuali anche oggi proprio nella città del Papa come in tante altre parti del mondo. 

Quando a marzo del 1912 Don Guanella andò in udienza due volte dal Papa con gruppi di fedeli e sacerdoti la nuova chiesa era stata appena inaugurata, il 19 marzo appunto. Di questo Guanella parla con il Papa. Le sorelle del pontefice avevano partecipato alla messa pontificale.

Sulla facciata della chiesa si legge: “ O Giuseppe- patrono della Chiesa cattolica- in questo tempio- che ricorda il giubileo sacerdotale ed episcopale - di Pio X- benedici al suo zelo - inteso  a restaurare ogni cosa in Cristo”. 

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