San Serafino da Montegranaro e la semplicità evangelica

Oggi la Chiesa celebra la memoria di questo Santo francescano delle Marche

San Serafino da Montegranaro
Foto: Public Domain
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Nel 1540 un bambino nasce in un piccolo paese dell'entroterra piceno: il suo nome è Felice Rapagnano. Nessuno, e tanto meno la storia, conosce quel nome, ma solo quello di San Serafino da Montegranaro che, diciotto anni dopo, busserà alla porte del convento dei Cappuccini per chiedere di diventare frate, o meglio santo.

La sua famiglia è molto modesta, ma riesce a trasmettere ai figli la fiducia in Dio e la gioia di essere cristiani nelle attività quotidiane.

Un esistenza lontana anni luce dalla società del Duemila ma che insegna la semplicità come regola e la vita come un dono, se presa dalla mani di Dio.

Da ragazzo è mandato a custodire il gregge  ed a lavorare nei campi.

Purtroppo, secondo l'uso del tempo, non va a scuola e non studia, ma intuisce contemplando in Dio la grandezza di farsi fratello con i piccoli del Regno, che si identificano con la sua storia.

Al pascolo, ascoltando la storia dei santi ed assecondando la propria inclinazione, matura  l'amore alle cose di Dio, lasciando il poco ma certo, per il molto ma incerto e chiedendo di vestire le sacre lane fra i Frati minori Cappuccini della Marche.

Accolto è inviato al noviziato nella comunità di Tabano, nella quale vive la fraternità, la preghiera e le penitenze che la Regola dei Cappuccini, del 1546, chiede ai suoi figli.

Novizio, seppur non insensibile alle difficoltà degli inizi, è davvero un esempio per tutti.

La pazienza, la semplicità e le buone doti, apprese alla scuola della famiglia, risplendono in lui, illuminando la sua esistenza fra i confratelli.

In comunità, ammesso come fratello laico, disse al padre guardiano mostrando i suoi unici averi che, con essi doveva farsi santo: erano un crocifisso e la corona del Santo rosario.

Fino al 1590 cambiò diverse comunità, divenendo quella di Ascoli Piceno, il suo mondo.

Fu un religioso semplice e di molta preghiera.

Ovunque passava, per i campi o tra la gente, dimostrava una fede, forte ed autentica, che convertiva ed amava.

Occhi bassi e corona in mano, la sua esistenza, fu un colloquio ininterrotto con il Padre e con i fratelli, beneficati dalla sua generosità.

Dotato di doni mistici, conosceva i segreti del cuore e del tempo. Conosceva i segreti di Dio che illuminano più di ogni altro sapere essendo il sapere. Nel suo operare, silenzioso e solerte, la gente gli confidava i segreti che portavano nell'anima e si sentiva rispondere la grazia di Dio, vicina a con l'amabilità del santo fratello.

Fu vicino alla persone di quel mondo, ormai scomparso, e nel quale cercò di lenire il dolore, la sofferenza ed il duro lavoro, portandovi una risposta e la santità.

In convento era tutto per gli altri e fuori era tutto per tutti, scomparendo per umiltà.

Nel corso del processo di canonizzazione furono vagliate moltissime testimonianza di grazie, prodigi e miracoli, tutti ottenuti con quella fede, genuina e sincera, richiesta dal Cristo nel suo vangelo.

Spirò il 12 ottobre 1604: aveva sessanta quattro anni e tutti vissuti per  Dio.

Il Pontefice Clemente XIII il 16 luglio 1767 lo elevò agli onori degli altari.

Il corpo del santo  riposa nella chiesa dei Cappuccini di Ascoli Piceno, in attesa dei molti che si rivolgono al piccolo cappuccino dal cuore di padre.

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