Santa Bakhita. Il significato di una giornata dedicata alla schiava divenuta santa

Bakhita
Foto: Fondazione Canossiane
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L'8 febbraio di ogni anno si celebra dal 2015 la Giornata Mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta di persone, nella memoria di Santa Giuseppina Bakhita. La Giornata mette a fuoco il dramma di tante persone itineranti: i migranti, i rifugiati e gli sfollati. Il tema di quest’anno “Migrazione senza tratta. Si alla libertà! No alla tratta!” riassume in sintesi la violenza e lo sfruttamento sofferto dai migranti, molti dei quali durante il viaggio scompaiono oppure sono vittime del traffico di organi.

Santa Giuseppina Bakhita, religiosa sudanese ,della Congregazione delle Figlie della Carità, fu canonizzata nel 2000 da Giovanni Paolo II. Bakhita, nata nel 1869, conobbe nella sua vita le sofferenze dure della schiavitù. Furono proprio i suoi rapitori a darle questo nome che significa “fortunata”. La sua è davvero una storia intensa: i suoi anni tragici da schiava nera, la sua riacquistata libertà e infine la conversione al cattolicesimo.

Venduta a mercanti di schiavi, iniziò per Bakhita un’esistenza di privazioni, di frustate e di passaggi di padrone in padrone. Fu tatuata con rito crudele e tribale: 114 tagli di coltello lungo il corpo, che si portò dietro tutta la vita. Giunse finalmente poi la quinta ed ultima compra-vendita della giovane schiava sudanese: la acquistò un agente consolare italiano, Callisto Legnami. Il “nuovo padrone” era buono e prese parte della sua famiglia. Ed ecco, grazie a questo gesto di amore, l’incontro con Cristo: riceve dal Patriarca di Venezia il battesimo, la cresima e la comunione e le fu imposto il nome di Giuseppina. Entrò nell'Ordine delle suore canossiane. Qui testimoniò la gioia del sentirsi non più sola, ma amata da Dio e dalle consorelle.

La suora di “cioccolato”, che i bambini provavano a mangiare, catturava per la sua bontà, la sua gioia, la sua fede. Già in vita la chiamano santa e fu proprio San Giovanni Paolo II ad elevarla agli onori degli altari.

Papa Francesco racconta così di Bakhita durante l'Udienza Generale dello scorso 8 febbraio: “Questa ragazza schiavizzata in Africa, sfruttata, umiliata, non ha perso la speranza e ha portato avanti la fede, e finì per arrivare come migrante in Europa. E lì sentì la chiamata del Signore e si fece suora. Preghiamo santa Giuseppina Bakhita per tutti i migranti, i rifugiati, gli sfruttati che soffrono tanto, tanto”. Anche quest'anno, proprio ieri durante l'Udienza Generale, ha lanciato un appello in vista della memoria della Giornata: "Avendo poche possibilità di canali regolari, molti migranti decidono di avventurarsi per altre vie – spiega Francesco - dove spesso li attendono abusi di ogni genere, sfruttamento e riduzione in schiavitù. Le organizzazioni criminali, dedite alla tratta di persone, usano queste rotte migratorie per nascondere le proprie vittime tra i migranti e i profughi”. Da qui il suo auspicio: “Invito pertanto tutti, cittadini e istituzioni, a unire le forze per prevenire la tratta e garantire protezione e assistenza alle vittime. Preghiamo affinché il Signore converta il cuore dei trafficanti, che brutta parola trafficanti, e dia la speranza di riacquistare la libertà a quanti soffrono per questa piaga vergognosa”.

La Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta è stata voluta fortemente da Papa Francesco. L’evento, giunto alla quarta edizione, è promosso dal Comitato per la Giornata Mondiale di Preghiera e Riflessione contro la tratta, coordinato da “Talitha Kum” (UISG-USG), la Rete Internazionale della Vita Consacrata contro la tratta di persone.

Tra gli eventi previsti: una veglia di preghiera contro la tratta (lo scorso 3 febbraio 2018 a Roma)e l’udienza con Papa Francesco, il prossimo 12 febbraio 2018.

 

 

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