Santa Maria degli Angeli, il titulus del primo cardinale svedese

Santa Maria degli Angeli in una stampa di Piranesi
Foto: pd
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La chiesa di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, che è stata affidata al nuovo cardinale svedese Anders Arborelius come chiesa titolare, custodisce una importante tradizione di meditazione monastica sui martiri cristiani. La chiesa non è tra le 25 parrocchie che costituiscono i più antichi tituli, perché viene costruita solo nel XVI secolo nei ruderi delle Terme di Diocleziano in memori dei martiri cristiani che le avevano costruite, secondo la leggenda medievale.

Il Rinascimento è un’epoca in cui si riscopre non solo la Roma classica ma anche l’eredità paleocristiana. Nuove catacombe con pitture paleocristiane vengono scoperte. Il patrimonio paleocristiano di Roma viene usato per dimostrare che la chiesa di Roma non aveva tradito la fede dei primi cristiani, come diceva la Riforma luterana. Le antichità cristiane vengono studiate e diventano mete di pellegrinaggi. Le Terme di Diocleziano erano tra queste per si pensava che fosse un luogo di martirio. La leggenda altomedievale racconta infatti come l’imperatore Diocleziano costringe i cristiani a costruire le terme, per poi occiderli. Tra i martiri c’era Papa Marcello e il prete Ciriaco. La memoria di quest’ultimo viene poi custodita da una chiesa, un titulus, costruita da qualche parte tra i ruderi. La chiesa viene donata nel 1019 da Papa Urbano II a San Bruno, fonatore dei certosini, per farne una Certosa. Ma la chiesa decade, e nel 1370 i monaci vengono spostati  Santa Croce in Gerusalemme. Nel 1475 Sisto IV chiude S. Ciriaco trasferendo il titulus alla chiesa dei Santi Quirico e Giulitta vicino al Foro Romano.

Ma l’idea di costruire una chiesa nuova nelle terme circolava già nel XV secolo. Si trattava di trasformare la più grande delle aule conservate, il frigidarium, in una chiesa. Ma ci vuole tempo per realizzare il progetto. Dietro la realizzazione c’è un prete siciliano di nome Antonio Lo Duca. Aveva letto la leggenda di Papa Marcello, ed era inoltre devoto ai “Sette Angeli”, una devozione che all’epoca era molto diffusa. La devozione parte dalle parole dell’arcangelo Raffaele nel libro di Tobia: “Io sono Raffaele, uno dei sette angeli che sono sempre pronti ad entrare alla presenza della maestà del Signore” (Tb 12, 15). Oltre i tre arcangeli si pensava di conoscere anche i nomi degli altri quattro. Perciò ad Antonio Lo Duca viene l’idea di dedicare una chiesa agli Angeli e ai Martiri nelle Terme di Diocleziano.

Ma ci vorrà del tempo. Lo Duca fa una prima richiesta a Paolo III nel 151 ma senza successo. 1547 riesce ad ottenere una mezza promessa di un altro corpo delle Terme, che più tardi nello stesso secolo diventerà la chiesa di San Bernardo, ma Lo Duca non combina nulla neanche questa volta. Man nel 1550 riesce a convincere Giulio III anche grazie alle pressioni di due futuri santi, entrambi molto interessati alla Roma paleocristiana, Filippo Neri e Carlo Borromeo. Lo Duca ottiene il suo permesso e il frigidarium viene consacrato con un semplice altare di legno. Ma dura solo un mese.

E’ solo con Paolo IV (1560-1565) che la chiesa viene realizzata veramente. Papa Pio affida il progetto a Michelangelo. Sarà il suo ultimo, e morirà prima della fine dei lavori. Chi sorveglia i lavori è il suo collaboratore Jacopo Del Duca, nipote di Antonio Lo Duca. Papa Pio IV si ricorda dell’antica Certosa che c’era stata una volta, e riporta i monaci da Santa Croce in Gerusalemme. Nel 1565 il Papa istituisce un titulus, che raccoglie l’eredità della chiesa medievale di S. Ciriaco. Nel 1566 la chiesa è pronta, ma Michelangelo è già morto un anno prima.

La chiesa creata da Michelangelo è cruciforme. Si ottiene questa pianta chiudendo i due laterali dei tre ambienti su ognuno dei lati lunghi. Uno degli ambienti centrali diventa ingresso, e quello di fronte diventa il presbiterio, sfondando il muro e creando un presbiterio profondo per i monaci certosini. Prima si pensava che il presbiterio profondo fosse stato creato solo nel Settecento e che la chiesa allora fosse stata girata a 90 gradi. Ma ormai si sa che è stato Michelangelo stesso a dare alla chiesa quella strana pianta che presenta oggi, in cui l’antico frigidarium è diventato una specie di gigantesco transetto.

Nella chiesa di Michelangelo mancava invece tutta la decorazione che si vede oggi. I muri romani in mattoni e cemento erano stati lasciati nudi, e il pavimento era fatto da semplici lastre di terracotta. E’ nel Settecento che l’architetto Luigi Vanvitelli mette in opera il bellissimo pavimento in marmo. Si rivestono anche le pareti di marmi veri e finti. Vanvitelli aggiunge anche otto nuove colonne in mattoni, dipinte per somigliare alle otto colonne antiche di granito. L’interno creato da Vanvitelli poteva essere anche una terma o una basilica romana. Ancora nel Settecento non si sentiva il bisogno di un’architettura diversa per una chiesa. Bastava che avesse tutti quegli elementi che venivano considerati belli e che erano tutti presi dall’architettura romana antica.

Fino all’Ottocento la chiesa era soprattutto la chiesa della Certosa, dove i monaci vivevano da eremiti, ognuno nella sua cella. Alcune celle si possono ancora vedere da Via Cernaia. Il nuovo Stato italiano confisca il monastero e la Certosa viene chiusa nel 1886. Oggi la chiesa viene usata per funerali di stato, e vi si celebrano spesso i matrimoni. Ma Santa Maria degli Angeli, come tutte le altre chiese titolari, è anche una parrocchia viva, guidata da cinque anni Don Franco Cutrone, e come molte delle parrocchie romane ha anche una grande attività sociale per aiutare poveri ed emarginati. Così la chiesa unisce molti degli aspetti fondamentali della Chiesa di Roma; l’eredità della Roma classica e dei martiri, quella dei grandi santi romani, e la carità.

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