Sant'Alipio di Tagaste, uno dei primi discepoli di Agostino di Ippona

Il suo nome è legato a quello di Sant'Agostino di cui fu amico e fratello in Cristo

Le Confessioni di S. Agostino
Foto: pubblico dominio
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Nelle Confessioni, oltre alla vita di Sant'Agostino, si apprende anche l'esistenza di molti dei suoi amici, che lo seguirono e l'amarono con un affetto davvero unico. Tra questi spicca il nome di  Alipio.

Originario di Tagaste, nella provincia di Numidia, proveniva da una delle migliori famiglie locali.

Impiegato governativo, fu allievo del santo sia nella sua scuola in Algeria che a Roma.

Stimando Agostino, come persona oltre che professionalmente, lo seguì a Roma ed a  Milano. Con lui iniziò quel cammino che lo porterà ad abbracciare il battesimo, nella notte del 387.

Le notizie della vita di Alipio, si sovrappongono a quelle del santo vescovo, in quanto insieme ne visse le ansie e le peregrinazioni.

Di lui, nelle Confessioni, Sant'Agostino scrive: “Così conversavamo gemendo fra noi amici, accomunati dalla medesima vita. Ma più che con gli altri e con maggiore confidenza discorrevo di queste cose con Alipio e Nebridio.

Alipio, nativo del mio stesso paese e figlio di genitori colà eminenti, era più giovane di me, e infatti era stato alunno alla mia scuola nel primi tempi del mio insegnamento sia in patria, sia poi a Cartagine.

Mi amava molto, credendomi virtuoso e dotto, e io lo ricambiavo con pari affetto a motivo della sua indole fortemente e visibilmente inclinata alla virtù fin da giovane età”(Conf.VI, 7,11).

Convertito dalle parole di Sant'Ambrogio e dalla Grazia, che lavora nell'animo, tornò nella sua terra

per continuare quel percorso che santifica, annunciando il vangelo.

Vescovo della Chiesa locale, contribuì efficacemente alla conversione dei fedeli, affidati alle sue cure.  Fu padre provvido e pastore di Carità, nel Popolo affidato alle sue cure.

Combatte, con vigore, l'eresia Donatista e Pelagiana, che seminavano la confusione dottrinale nell'animo dei fedeli, affidati al suo cuore.

Insieme a Sant'Agostino, fu concorde nel rinnovamento spirituale della comunità, affidata alle sue cure.

Stimato, come un santo, da molti quali San Girolamo e San Paolino da Nola, che lo conobbero, visse un'esistenza fatta di studio e di fede, ma quella che riempie il cuore, aprendosi alla potenza del Padre.

Per la sua santità ed  intelligenza, ricoprì molti incarichi che lo portarono, spesso, in Italia alla Corte pontificia.

Di lui nel Martirologio romano si legge che:” fu dapprima allievo di sant'Agostino e poi suo compagno nella conversione, collega nel ministero pastorale, strenuo commilitone nelle lotte contro l'eresia e infine compartecipe della gloria celeste."

Partecipò al Concilio di Cartagine ed a molti altri, contribuendo alla formazione teologica della Chiesa.

Durante l'assedio di Ippona, da parte dei Vandali, si rifugiò nella città con il santo.

E' incerta la data della morte ma si pensa che questa avvenne, poco tempo dopo quella di Sant'Agostino,  avvenuta nel 430, con cui aveva scoperto la gioia della vita nuova  in Cristo.

Proclamato santo il suo culto si celebra il 15 agosto.

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