Scola ricorda il Cardinale Caffarra, "profondo e radicale testimone cristiano"

Il Cardinale Caffarra al Sinodo 2015
Foto: ACI Stampa
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Lunedì scorso presso il Pontificio Istituto teologico Giovanni Paolo II a Roma è stato presentato il volume dedicato al Cardinale Carlo Caffarra, morto nel settembre 2017, "Scritti su etica, vita e famiglia (2009-2017)", a cura di Livio Melina e Alberto Frigerio, edito da Cantagalli. Il futuro porporato nel 1981 fu ul primo preside dell'Istituto voluto da Papa Giovanni Paolo II e dedicato agli studi su matrimonio e famiglia.

Alla presentazione del volume - "strumento pastorale e teologico per affrontare questioni impellenti tanto per la vita personale quanto per la società: procreazione, sessualità, cura, tecnologia, medicina" - ha partecipato anche il Cardinale Angelo Scola, Arcivescovo emerito di Milano.

Il porporato ha tracciato la figura di Caffarra, ricordando che in lui la "critica non era mai distruttiva, ma creativa: un grande teologo e canonista, sempre in equilibrio tra ragione e fede. Cercava la verità senza mezze misure, timidezze, false prudenze dettate dalla politica, anche quella ecclesiastica". Nel Cardinale Caffarra - ha aggiunto Scola - si distingueva "la profondità e radicalità della sua testimonianza cristiana, l’apertura al dialogo con tutti, soprattutto con i giovani confusi nel loro cammino affettivo".

Nel suo intervento Scola ha difeso Caffarra, ricordando che “dopo la sua nomina episcopale da molti è stato declassato a puro intellettuale e maltrattato come un arcigno conservatore, mentre aveva una straordinaria capacità di rapporto e uno straordinario amore per la Chiesa, che si esprimeva in una catechesi fondata su Gesù Cristo come contemporaneo di ogni uomo e ogni donna. Era animato dal desiderio di un dialogo costante con la società civile e l’autorità costituita".

Su famiglia e matrimonio la posizione di Caffarra - ha concluso il Cardinale Scola - era netta. L'Arcivescovo emerito di Bologna vedeva "l’imprescindibile natura ecclesiale dei sette sacramenti come grandi mezzi di salvezza per i quali i fedeli sono chiamati alla santità. Non si possono considerare il matrimonio, la famiglia, e le ferite del matrimonio, all’interno dell’ottica della famiglia divina, prescindendo dalla concezione sacramentale".

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