Servono fondi per ridonare splendore alla basilica della Natività

Nazmi Jubeh, archeologo della Commissione presidenziale per il restauro della Natività
Foto: VG
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Mentre sono appena avviati i restauri della Edicola del Santo Sepolcro, sono arrivati alla terza fase quelli della basilica della Natività. I due luoghi più sacri per il pellegrinaggio in Terra Santa riescono a ritrovare la loro bellezza originale grazie alla collaborazione internazionale.

A Betlemme l’inserimento della basilica nel Patrimonio Unesco ha permesso allo Stato Palestinese una raccolta fondi che ha trovato molti sostenitori. Interessante il ruolo del Patriarcato Ortodosso di Mosca che ha sovvenzionato con tre ben tre milioni di euro, il contributo maggiore oltre quello dello Stato Palestinese.

La raccolta fondi però non è finita. Anche per questo studiosi e rappresentati della città e dello stato sono stati a Roma per presentare e i lavori e sensibilizzare la opinione pubblica per contribuire alla fase finale del restauro.

Il professor Nazmi Jubeh, archeologo e membro del Comitato per il restauro, ha spiegato ad ACI Stampa l’importanza di questi lavori:

“Prima di tutto si tratta di un sito internazionale, è molto importante per quasi la metà della popolazione mondiale, non c'è nulla da confrontare tranne il Santo Sepolcro. La Chiesa era in una terribile situazione, soprattutto perché le tre confessioni che gestiscono la basilica non trovavano un progetto fino a quando la presidenza della Palestina ha stabilito un Comitato unico e le tre confessioni hanno accettato la proposta. Di questo siamo molto felici. Ora la chiesa era quasi vicino al crollo e si può immaginare quale sarebbe stato l’impatto sulla comunità internazionale.

Ora la maggior parte dell'edificio è consolidata, ciò che rimane da fare è in realtà è il recupero delle opere d’arte. Per questo speriamo di attirare più persone a parlare in Palestina per visitare la Chiesa e andare a Betlemme e visitare la chiesa. Aiuterà il rilancio dell'economia palestinese, ma anche dal punto di vista tecnico molti palestinesi hanno imparato durante i lavori come ripristinare edifici storici, quindi è stato molto importante  questo processo educativo di apprendimento oltre un modo per rivelare la storicità dei siti".

La campagna di raccolta fondi deve proseguire?

"Molti dei lavori sono stati già pagati anche con donazioni private. E’ un grande successo per il comitato riuscire a portare fondi e donazioni da altri paesi e associazioni in tutto il mondo. Circa la metà del denaro necessario lo abbiamo assicurato, ma è necessaria altrettanto, e se vogliamo continuare il lavoro, soprattutto per ripristinare le colonne, i capitelli, i dipinti e il pavimento e un facciata dell'edificio abbiamo bisogno di circa 8 milioni di euro. Ci auguriamo che attraverso questo incontro oggi si potranno incoraggiare altri donatori".

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