“Si accetta la Chiesa per amore di Cristo”. La prima predica di Avvento

Padre Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa Pontificia, tiene la prima delle tre prediche di Avvento, Cappella Redemptoris Mater, 4 dicembre 2015
Foto: © L'Osservatore Romano Photo
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E’ la Lumen Gentium il filo rosso che guida le tre prediche di Avvento alla Curia Romana. Padre Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa Pontificia, parte dalla costituzione conciliare Lumen Gentium per dare un affresco della Chiesa di oggi. Perché “non si accetta Cristo per amore della Chiesa, ma si accetta la Chiesa per amore di Cristo”. Anche di fronte – afferma – ad una Chiesa “sfigurata dal peccato di tanti suoi rappresentanti”.

L’8 dicembre di cinquanta anni fa, Paolo VI chiudeva il Concilio Vaticano II. Per padre Cantalamessa, è l’occasione di riflettere sui principali documenti conciliari, e il punto di partenza è proprio la Lumen Gentium.

Lumen Gentiun ovvero la luce delle genti. E la prima frase dalla Costituzione è proprio “essendo Cristo la luce delle genti”, una frase che fa comprendere – spiega Padre Cantalamessa – “che non si accetta Cristo per amore della Chiesa, ma si accetta la Chiesa per amore di Cristo”.

Insomma, il Concilio Vaticano II dà una visione spirituale e interiore della Chiesa che “non è mai stata negata da alcuno” anche se poi c’è chi l’ha sviluppata in senso orizzontale e sociologico, guardando “più alla comunione dei membri della Chiesa tra di loro che dalla comunione di tutte le membra con Cristo”.

È una chiave di lettura che in fondo permette di comprendere molti dei pensieri post-conciliari, e anche molte delle derive del Concilio, concentrate appunto non tanto su Cristo, ma sulla Chiesa. Non a caso, padre Cantalamessa cita alcune riflessioni del Cardinal Ratzinger nel 1987. Proprio Benedetto XVI, a partire da quelle riflessioni, ha basato tutto il suo pontificato sulla necessità di rimettere lo sguardo su Cristo.

Tornando a padre Cantalamessa, questi ha poi spiegato che la vera domanda è “Chi è la Chiesa”, domanda a cui ha dato varie risposte. La prima: la Chiesa è corpo di Cristo, perché è sua sposa, con alla base “l’idea dell’unica carne che l’uomo e la donna formano unendosi in matrimonio e ancora di più l’idea eucaristica dell’unico corpo che formano coloro che mangiano lo stesso pane”.

Da qui ne consegue che se la Chiesa è il corpo di Cristo, io sono un “essere ecclesiale” nella misura in cui “permetto a Cristo di fare di me il suo corpo, non solo in teoria, ma anche nella pratica”, e quindi conta più di tutto “il posto che Cristo occupa nel mio cuore”.

Una unione che si realizza attraverso i sacramenti. E allora, spiega il predicatore, “se i miei occhi sono diventati gli occhi di Cristo, la mia bocca quella di Cristo”, quanto dovrò fare attenzione a come userò il mio corpo. Ciò vale per ogni battezzato, ma a maggior ragione per i consacrati, i ministri di Dio “che dovrebbero essere i “modelli del gregge’”.

Conclude padre Cantalamessa: “Se cerchiamo di amare Cristo e di farlo amare avremo reso il miglior servizio alla Chiesa”.

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