Sinodo dei vescovi, resi noti i partecipanti. Che dibattito sarà?

Sinodo 2014, Papa Francesco e i vescovi riuniti per le lodi, 10 ottobre 2014
Foto: Daniel Ibáñez / ACI Group
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Ci sono alcune sorprese, molte conferme, e la sicurezza che il dibattito al prossimo Sinodo dei vescovi sarà perlomeno vivo. Scorrendo la lista dei membri del prossimo Sinodo dei vescovi (qui), si nota che Papa Francesco ha nelle sue scelte privilegiato la continuità con il precedente sinodo, ma ha anche voluto fare qualche scelta controcorrente. Così, tra i membri di nomina pontificia spuntano due parroci italiani. Mentre si nota, nella lista dei capi dicastero, l’assenza di Cor Unum, che attualmente è retta dal segretario, mons. Dal Toso. Ma anche l’assenza della neonata Segreteria della Comunicazione, che non è nemmeno nominata nella Comissione per l’informazione del Sinodo.

Si sapeva già tutto delle nomine delle varie conferenze episcopali, che Papa Francesco aveva già ratificato. Per l’Italia, sarà presente il Cardinal Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiano; il Cardinal Angelo Scola, arcivescovo di Milano; il vescovo Franco Giulio Brambilla, di Novara; e il vescovo Enrico Solmi, di Parma, che recentemente ha dato alle stampe un libro per i tipi della San Paolo che spiega l’insegnamento della Chiesa sulla famiglia.

A loro, Papa Francesco ha aggiunto il Cardinal Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna: è uno degli 11 cardinali che hanno proposto una terza via (pastorale non slegata dalla dottrina) in un libro di prossima uscita, non è considerato uno di quelli che vogliono adattare la dottrina ai segni dei tempi, ma è molto stimato da Papa Francesco. Come sono molto stimati i cardinali di recente creazione Francesco Montenegro, arcivescovo di Agricento, Edoardo Menichelli, arcivescovo di Ancona Osimo, e Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve. In tutto, sono 15 gli italiani di nomina pontificia al Sinodo, se consideriamo anche il Cardinal Giuseppe Bertello, governatore dello Stato di Città del Vaticano.

Le nomine pontificie: quale criterio?

Ecco, se si dovesse cercare un criterio nelle nomine pontificie, si potrebbe pensare che il Papa ha voluto inserire nel Sinodo i cardinali che lui stesso ha personalmente creato. Si legge in questo senso anche la scelta di chiamare al sinodo anche il Cardinal Daniel Fernando Sturla, arcivescovo di Montevideo, che pure si è espresso in favore di un riconoscimento civile delle unioni omosessuali. E nella lista c’è anche il Cardinal Gerald Lacroix, di Quebec, il Cardinal Alberto Suarez Inda, arcivescovo di Morelia (Messico), il Cardinal Lacunza Maestrojuan, arcivescovo di David (Panamà); il cardinal John Atcherley Dew, di Wellington (Nuova Zelanda); il Cardinal Soane Patita Paini Mafi, di Tonga. Manca, però, dalla lista dei nuovi cardinali che il Papa avrebbe potuto chiamare al Sinodo, Francis Xavier Kriengsak Kovithavanij, di Bangkok (Thailandia).

Un altro criterio di scelta potrebbe essere, appunto, quello della continuità con il precedente sinodo. Laddove le Conferenze Episcopali non hanno eletto coloro che hanno partecipato al Sinodo 2014, ha provveduto il Papa. Si leggono così le scelte del Cardinal Luis Antonio Tagle di Manila (Filippine); del Cardinal Raymundo Damasceno Assis, di Aparecida (Brasile); dei cardinali Timothy Dolan (New York) e Donald Wuerl (Washington) dagli Stati Uniti; del Cardinal Laurent Mosengwo Pasinyia, di Kinshasa (Repubblica Democratica del Congo); del Cardinal Wilfried Fox Napier, di Durban (Sudafrica); del Cardinal Oscar Andrés Rodriguez Maradiaga, di Tegucigalpa, che è anche coordinatore del Consiglio dei Cardinali (e non sta partecipando ai lavori, perché ha dovuto fare un piccolo intervento chirurgico: ci sarà al Sinodo).

 Sempre nel segno della continuità si testimonia la scelta dell’arcivescovo Carlos Aguiar Retes, arcivescovo di Tlalnepantla (Messico) e già presidente della Conferenza Episcopale Latino Americana, che in virtù di quell’incarico ha partecipato al Sinodo dello scorso anno.

Manca, però, nella lista dei presidenti di Conferenza Episcopale che il Papa ha riconfermato, pur se non eletti dai loro vescovi, André Joseph Leonard, arcivescovo di Bruxelles, che andrà presto in pensione. Anche qui, in un criterio generale si può leggere qualche eccezione. Però c’è Lucas Van Looy, salesiano, arcivescovo di Gent (Belgio) a ribilanciare la presenza belga, che sarà forte dell’arcivescovo di Anversa Johan Bonny, che viene inserito tra quelli che più di tutti vogliono adattare la dottrina alla situazione attuale, e che si è espresso per un riconoscimento delle unioni civili da parte degli uomini di Chiesa.

Nel segno della continuità con il Sinodo 2014

Poi, il Papa ha voluto confermare alcune sue nomine dello scorso anno: quelle del Cardinal Angelo Sodano, decano del Collegio Cardinalizio; del Cardinal Walter Kasper, uno dei più attivi promotori dell’agenda della Misericordia; del Cardinal Godfried Daneels, emerito di Bruxelles, anche lui considerato uno di coloro che vogliono adattare la dottrina ai segni dei tempi; dei gesuiti François Xavier Dumortier, rettore della Gregoriana, e Antonio Spadaro, direttore della Civiltà Cattolica; di Padre Manuel Arroba Conde, della Pontificia Università Lateranense (della quale invece non è nominato il rettore); dell’arcivescovo Victor Fernandez, tra i più attivi collaboratori di Papa Francesco; di monsignor Pio Vito Pinto, decano del Tribunale della Rota Romana e deus ex machina della riforma della procedura delle cause di nullità.

Ma ci sono anche delle novità, come l’arcivescovo Sergio Eduardo Castriani di Manaus, e il gesuita George Vance Murry, di Youngstown, dagli Stati Uniti. 

Un bilanciamento delle posizioni?

La posizione che prenderanno nel dibattito sarà facilmente comprensibile dal battage che riceveranno dalla stampa secolare. Ma di certo, un altro criterio da tenere d’occhio, quello del bilanciamento delle posizioni nel dibattito. Papa Francesco ha spesso detto che ama “hacer lìo,” fare rumore, e un dibattito vivo può permettergli di meglio prendere delle decisioni, dato che il Sinodo – ha spiegato lo stesso Cardinal Lorenzo Baldisseri, segretario generale del Sinodo, in una recente intervista ad Avvenire – non “sarà deliberativo”.

Tra i membri di nomina pontificia confermati ci sono anche i Cardinali Dionigi Tettamanzi ed Elio Sgreccia, esperti di bioetica, che sono piuttosto difensori della tradizione della Chiesa. Le loro posizioni fanno da contraltare a quelle dei cardinali Daneels e Kasper, per esempio.

Una sintesi tra nomine episcopali e pontificie può lasciar comprendere se le posizioni in campo sono state bilanciate dal Papa. 

Partiamo dagli Stati Uniti. I vescovi americani hanno eletto gli arcivescovi Charles Chaput di Philadelphia, José Horacio Gomez di Los Angeles e Joseph Kurtz di Louisville (che è anche il presidente della Conferenza Episcopale), e il Cardinal Daniel Di Nardo. Sono tutti pro-family – l’arcivescovo Chaput si lamentò anche della confusione che i media avevano creato al sinodo dello scorso anno – e pro-life. Il Papa ha bilanciato con la nomina dell’arcivescovo di Chicago Blaise Cupich, che rappresenta tutt’altra linea rispetto a quella dei vescovi nominati dalla Conferenza Episcopale.

In Africa, i vescovi cattolici hanno rappresentato una delle voci più forti contro i gruppi che hanno provato a imporre una visione anti famiglia e pro aborto sul territorio africano. La posizione di alcuni di loro sarà presentata in un altro libro “Christ’s new homeland” (la Nuova Casa di Cristo), di prossima pubblicazione. La loro parola al Sinodo sarà forte.

Non solo per la nomina pontificia al Cardinal Wilfried Napier, che è anche uno dei presidenti delegati, che fu una delle voci più dure contro la “relatio post disceptationem” dello scorso sinodo e che recentemente ha voluto sottolineare in una intervista ad ACI Stampa che “il Cardinal Kasper non è il teologo del Papa.” 

Tra le nomine episcopali, troviamo l’arcivescovo Gabriel Charles Palmer Buckler, di Accra (Ghana), uno che non le ha mai mandate a dire ai governi occidentali rei di aver cercato di normalizzare l’omosessualità nelle nazioni africane, puntando il dito anche contro la World Bank, il Fondo Monetario Internazionale e le Nazioni Unite. La sua voce risuonerà poderosa al Sinodo.

Come risuonerà poderosa quella del Cardinal Robert Sarah, che sarà presente come Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti. La sua battaglia all’ideologia del gender, nonché il suo amore per la dottrina spiegato con chiarezza e la sua ferma opposizione all’accesso alla comunione per divorziati risposati ne hanno fatto una delle voci più ferme in termini di dottrina. Ma il suo recente libro, “Dio o niente”, lo hanno fatto spiccare anche come uno dei cardinali con maggiore spiritualità.

Non c’è, però, il Cardinale nigeriano John Onaiyekan, arcivescovo di Abuja, anche lui voce fortissima della Chiesa africana.

Sguardo all’Europa. La conferenza episcopale irlandese ha scelto l’arcivescovo Diarmuid Martin, di Dublino, che già era stato presente al Sinodo 2014, e che è accreditato tra i “pontieri” tra l’agenda della misericordia e l’agenda della dottrina. Ma ha scelto anche l’arcivescovo Eamon Martin, di Arnagh, la cui voce si è levata con forza per contrastare gli sforzi di legalizzare l’aborto in Irlanda del Nord.

L'influenza del Sinodo ombra

Dalla Francia, arriverà Georges Pontier, arcivescovo di Marsiglia e presidente della Conferenza Episcopale: nel 2013 ha affermato che la sua posizione sul matrimonio omosessuale era quella della Chiesa cattolica, ma poi al Sinodo dello scorso anno le sue posizioni si sono temperate. L’arcivescovo Pontier è stato anche tra i partecipanti al “Sinodo ombra” dello scorso 25 maggio, insieme all’arcivescovo di Le Havre Jean Luc Brunin, più sbilanciato su posizioni in favore del riconoscimento delle unioni omosessuali. Sarà la sua posizione bilanciata da quella del Cardinal André Vingt Trois, di Parigi? Il Papa, dal canto suo, ha aggiunto alla pattuglia francese Laurent Ulrich, arcivescovo di Lille, che però in alcuni interventi ha mostrato un certo equilibrismo tra le parti, e una vicinanza al pensiero della teologa Ann Marie Pelletier, una delle partecipanti al Sinodo ombra.

Non ci sono nomine tedesche, tra le nomine pontificie di Papa Francesco. Così la Germania sarà rappresentata da un terzetto tutto pro-agenda della misericordia: il Cardinal Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco-Frisinga; l’arcivescovo Heiner Koch di Berlino; l’arcivescovo Josef Herman Bode, di Osnabrueck. Dalla Svizzera viene Jean Marie Lovay, vescovo di Sion, che dovrebbe mantenersi sulle posizioni del Cardinal Marx. Che sono poi quelle espresse, appunto, dal Sinodo ombra, le cui conclusioni sono state pubblicate in tre lingue sul sito della Conferenza Episcopale tedesca.

Dalla Gran Bretagna, spicca la presenza del Cardinal Vincent Nichols, di Westminster, che ha cercato allo scorso Sinodo una mediazione sul tema divorziati e risposati chiedendo un percorso penitenziale.

Ma ci sono anche cardinali come Wilhelm Eijk di Utrech e Audris Backis, arcivescovo emerito di Vilinus (Lituania) che difendono la tradizione della Chiesa cattolica, e cercano la “terza via” di una pastorale non slegata dalla dottrina. E non va sottovalutata la pattuglia polacca, che già si è scagliata contro un tradimento dell’insegnamento di San Giovanni Paolo II.

Capitolo Asia. Alcuni prelati asiatici sono a favore di una certa apertura, ma sempre legati alla dottrina. Come l’arcivescovo Paul Bui Van Doc, dal Vietnam, che ha detto che la questione di divorziati e risposati mette in luce una tensione tra “verità e carità” e ha sottolineato che il problema è un “nodo” complicato da sciogliere.

In Sudamerica, da notare la presenza dell’arcivescovo di Caracas, il cardinal Jorge Urosa Savino - anche lui ha contribuito al libro degli 11 cardinali – e dell’arcivescovo di Santiago Ricardo Ezzati Andrello.

Le sorprese del Papa

Il Papa, poi, ha sorpreso tutti, inserendo due parroci nelle nomine pontificie. Due scelte da comprendere. Monsignor Roberto Rosa, parroco di San Giacomo Apostolo a Trieste, era il vicario generale della diocesi, colui che organizzò il viaggio del Papa a Redipuglia; mentre mons. Saula Scarabattoli, parroco di Santo Spirito a Porta Eburnea (Perugia) è anche il cappellano del carcere di Capanne, a Perugia. Due profili che il Papa ha conosciuto probabilmente attraverso i racconti dei loro vescovi, e che porteranno il punto di vista delle periferie tanto amate dal Papa.

Infine, qualche nome da segnalare tra i coordinatori del Segretariato speciale per il Sinodo: il segretario generale del CCEE Duarte Da Cunha, padre Bruno Esposito, domenicano, che ha lavorato lo scorso anno a stretto contatto con il Cardinal Petr Erdo; Lluis Clavell, membro ordinario della Pontificia Accademia San Tommaso d’Aquino; e padre José Granados, del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per gli Studi sulla famiglia e sul matrimonio, l’unico a difendere la dottrina della Chiesa su divorziati risposati ad uno degli incontri a porte chiuse organizzati a febbraio, marzo e aprile dal Pontificio Consiglio per la Famiglia: i verbali di quegli incontri sono stati poi pubblicati nel libro “Famiglia e Chiesa: un legame indissolubile” (Libreria Editrice Vaticana). Tra gli uditori, molte coppie sposate, e la conferma dei coniugi Miano.

Come si svolgerà il dibattito?

 

Ad una prima disamina (non esaustiva) dell’elenco si potrebbe dire che il Papa ha voluto bilanciare l’agenda della misericordia e l’agenda della dottrina, cercando una terza via tra le due che non sia di aperta contrapposizione. In effetti, il dibattito vivo si sta facendo più sottotraccia. Il relatore generale, il Cardinal Petr Erdo, dovrà molto lavorare a bilanciare le posizioni, insieme al segretario speciale, l’arcivescovo Bruno Forte. E anche nelle differenti posizioni di questi due nomi si leggono i due poli di un dibattito che non dovrebbe finire con il Sinodo.

 Non è prevista, infatti, l’esortazione post-sinodale, né la relatio post disceptationem. Ogni vescovo avrà tre minuti per parlare, poi si andrà nei circoli minori. Ognuna delle tre settimane del sinodo sarà dedicata a discutere una delle tre parti dell’Instrumentum Laboris. E tutto si chiuderà con la parola del Papa, un discorso che metterà il cappello a una sorta di sintesi finale. La comunicazione sarà come al Sinodo dell’anno scorso: non si potranno sapere gli interventi dei padri sinodali. E sembra che i fautori dell’agenda della misericordia sposteranno il loro obiettivo: non punteranno a cambiare la disciplina della Chiesa su divorziati risposati e coppie gay, punteranno a sviluppare il concetto di gradualità e di coscienza personale. Quella coscienza che si risolve solo in foro interno, in rapporto con il confessore. Come risponderanno quanti sono fedeli alla dottrina?

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