Sinodo, lavori dietro le quinte già in corso?

Sinodo 2014, ingresso dell'Aula Paolo VI, 13 ottobre 2014
Foto: Bohumil Petrik / Catholic News Agency
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Mentre si tenevano i due giorni di riunione del Consiglio Ordinario del Sinodo dei vescovi, a Roma un gruppo di vescovi ed esperti da Svizzera, Germania e Francia si sono riuniti lunedì 25 maggio per parlare delle sfide del prossimo sinodo. La riunione era rigorosamente a porte chiuse, anche se poi alcuni giornalisti sono stati ammessi ad entrare, a condizione che raccontassero senza citare nessuna persona per nome. E le considerazioni conclusive sono state fatte dal Cardinal Reinhard Marx, presidente della Conferenza Episcopale Tedesca e tra quelli che più di tutti all’ultimo sinodo si sono battuti per un sostanziale aggiornamento  della dottrina su divorziati risposati e pastorale degli omosessuali, con lo slogan che “il linguaggio della Chiesa non è quello dell’esclusione.”

La riunione è stata rivelata dal giornale francese “Le Figaro,” non senza il fastidio degli organizzatori, e causando un certo sconcerto da parte dell’Università Pontificia Gregoriana. La riunione si teneva al Centro Matteo Ricci, gestito dal Centro Meeting Roma Eventi, in locali all’interno dell’Università ma non gestiti dall’Università. In pochi erano stati avvisati della presenza della riunione, che doveva rimanere assolutamente riservata.

Più che la ricerca di una strategia per il prossimo sinodo, la riunione sembra aver piuttosto rappresentato un sondaggio per comprendere in quanti potranno convenire sulle posizioni di totale apertura in tema di pastorale famigliare. Un assaggio di quello che potrebbe essere il prossimo sinodo dei vescovi, con un drappello di persone pronte ad agire dietro le quinte per cercare di muovere l’opinione pubblica, e porla contro le conclusioni dell’assemblea, nel caso in cui queste non aderiscano ad un certo senso comune.

È la riproposizione del “Sinodo dei media,” completamente differente dal Sinodo reale. Al dibattito sinodale del 2014, la controversa relatio post disceptationem fu contestata dalla pressoché maggioranza dei padri sinodali in sala, e fu sostanzialmente emendata nella relatio finale. A giudicare dai nomi che le Conferenze Episcopali stanno via via scegliendo come loro rappresentanti al sinodo 2015, la dinamica dovrebbe essere più o meno la stessa.

Da vedere come cambieranno le procedure, dato che di questo sembra abbiano parlato il Cardinal Baldisseri e il suo sottosegretario, il vescovo Fabio Fabene, nell’udienza privata con il Papa che si è tenuta subito dopo la fine dei lavori del Consiglio Ordinario del Sinodo.

Già allo scorso sinodo, il Cardinal Baldisseri, segretario del Sinodo dei Vescovi, aveva cambiato le procedure di informazione del sinodo. Prima, le sintesi, o anche i testi completi preparati dai padri sinodali, venivano diffusi in cinque lingue la sera stessa in cui venivano pronunciati, garantendo allo stesso tempo libertà di discussione (non venivano riportati i dibattiti che seguivano) ma anche trasparenza di informazione. Dallo scorso sinodo, una sintesi dei lavori in un briefing in tre lingue guidato da Padre Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede, aveva sostituito il bollettino del Sinodo. Un modo per rendere la “comunicazione più leggera” e per dare comunque “completezza di informazione,” aveva sostenuto il Cardinal Baldisseri. Ma l’assenza dei testi degli interventi aveva permesso anche la formazione di alcune cordate.

Come quella che si potrebbe radunare attorno ai vescovi di Francia, Germania  e Svizzera. Da quei Paesi, le risposte al questionario del sinodo hanno mostrato una certa spinta verso l’apertura e il cambiamento di dottrina. Addirittura, le sintesi delle risposte al questionario in Germania sono state tradotte in varie lingue dalla Conferenza Episcopale Tedesca, con il chiaro intento di dare un movimento preciso al dibattito.

La conferenza che si è tenuta il 25 maggio alla Gregoriana si è chiamata “Conferenza Comune delle Conferenze Episcopali di Francia, Germania e Svizzera riguardo i problemi della pastorale del matrimonio e della famiglia alla vigilia del sinodo dei vescovi.”

Non tutti i vescovi dei Paesi interessati erano stati informati. Tra coloro che sono stati chiamati a parlare sul palco, i vescovi ean Marie Lovey di Sion e Jean Luc Brunin di Le Havre, presidente del Consiglio Famiglia e Società della Conferenza Episcopale Francese e nel mirino della stampa in passato per alcune posizioni considerate troppo pro-gay; le teologhe Eva Maria Faber e Ann Marie Pelletier, vincitrice del Premio Ratzinger per la Teologia nel 2014; padre François Xavier Amherdt, che insegna teologia pastorale all’Università di Friburgo e che sostiene la necessità di un adattamento della pastorale ai tempi moderni; il teologo Eberhard Schockenhoff, tedesco che insegna Teologia Morale a Friburgo; il teologo francese Alain Thomasset.

A concludere i lavori, come detto, è stato il Cardinal Reinhard Marx. Il tono generale della discussione era quello di un adattamento della pastorale ai segni dei tempi, racconta ad ACIStampa una delle persone che vi hanno partecipato. Ma il più assoluto riserbo è mantenuto sui contenuti della discussione. Un altro dei partecipanti ha sottolineato, chiedendo di non fare il suo nome, che “ci è purtroppo proibito dagli organizzatori di dare alcuna intervista circa la conferenza.”

D’altro canto, la teologa Anne-Marie Pelletier ha concesso una breve intervista all’agenzia francese I-Media. Nell’intervista, ha sottolineato che “tutte le persone che sono presenti” alla conferenza “sono fedeli a Cristo,” ma hanno “preso il rischio della novità, dell’inedito,” dato che “se il Vangelo è Cristo, noi siamo inevitabilmente portati verso la verità, che deve essere posta in modi differenti se vogliamo rimanere fedeli al Vangelo. Questa è la vera lealtà alla tradizione, ed è ovviamente più difficile che delineare la tradizione come la ripetizione della stessa cosa sempre allo stesso modo.”

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