Sinodo sui giovani, i lineamenta per fotografare la realtà

Un dettaglio della copertina dei Lineamenta del Sinodo dei vescovi sui giovani
Foto: LEV
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Una fotografia della realtà giovanile, spesso concentrata soprattutto sulla mancanza di opportunità, e con l’invito ai vescovi ad “uscire, vedere, chiamare”: si presentano così i lineamenta del prossimo sinodo dei vescovi, che ha per tema “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”. Un testo breve, dal sapore molto sociologico, che si conclude con un questionario, il quale cerca di scattare una fotografia della situazione dei giovani diocesi per diocesi e che alla fine divide le domande per aree continentali.

Ed è forse questo il dato più interessante, perché dalle domande che vengono poste specificamente si comprende come i diversi continenti sono visti dal centro della Chiesa. Così, all’Africa viene chiesto “Quali visioni e strutture di pastorale giovanile vocazionale rispondono meglio ai bisogni del vostro continente? Come interpretate la “paternità spirituale” in contesti dove si cresce senza la figura paterna? Quale formazione offrite? Come riuscite a comunicare ai giovani che c’è bisogno di loro per costruire il futuro della Chiesa?” All’America – che comprende realtà diversissime, dal ricco Nord America all’America Latina del Papa – si chiede di definire “in che modo le vostre comunità si fanno carico dei giovani che sperimentano situazioni di violenza estrema (guerriglia, bande, carcere, tossicodipendenza, matrimoni forzati) e li accompagnano lungo percorsi di vita? Quale formazione offrite per sostenere l’impegno dei giovani in ambito socio-politico in vista del bene comune? In contesti di forte secolarizzazione, quali azioni pastorali risultano più efficaci per proseguire un cammino di fede dopo il percorso di iniziazione cristiana?”

Con Asia e Oceania si affronta il problema delle “proposte religiose aggregative offerte loro da realtà esterne alla Chiesa” e “come utilizzare nella pastorale i linguaggi giovanili”, ma anche come “coniugare i valori della cultura locale con la risposta cristiana”. Infine, all’Europa – e forse non è un caso che sia ultima della lista – si chiede come “aiutare i giovani a guardare al futuro con fiducia e speranza e partire dalla ricchezza della memoria cristiana dell’Europa” e come ascoltare il senso di scarto dei giovani.

Va da sé che le domande potrebbero essere applicate ad ogni continente. Il fatto che si scelgano alcune determinate domande per degli specifici continenti sono piccoli dettagli, che mostrano un punto di vista sul mondo.

Di certo, il metodo è quello del “vedere, giudicare e agire”, e così è strutturato il documento dei lineamenta. Il messaggio del percorso sinodale – si legge nel documento è che la Chiesa ribadisce il “desiderio di incontrare, accompagnare, prendersi cura di ogni giovane, nessuno escluso”. Non possiamo né vogliamo abbandonarli alle solitudini e alle esclusioni a cui il mondo li espone. Che la loro vita sia esperienza buona, che non si perdano su strade di violenza o di morte, che la delusione non li imprigioni nell’alienazione: tutto ciò non può non stare a cuore a chi è stato generato alla vita e alla fede e sa di avere ricevuto un dono grande”.

Con i lineamenta, si cerca innanzitutto di dare una prospettiva della realtà. In un mondo - viene spiegato -  che cambia rapidamente, di fronte al “disagio economico e sociale delle famiglie”, c’è bisogno di “rispondere alla sfida educativa nella sua accezione più ampia”, tenendo conto “a livello globale delle disuguaglianze tra Paesi e del loro effetto sulle opportunità offerte ai giovani nelle diverse società in termini di inclusione”.

Il documento sottolinea che ci si trova “in un contesto di fluidità e incertezza mai sperimentato in precedenza”, che “incide sulla condizione di vulnerabilità”, ovvero sulla combinazione “di malessere sociale e difficoltà economica”. A questo si aggiunge la cultura “scientista” del mondo contemporaneo, nonché il atto che le società sono sempre più “multiculturali e multireligiose”, con uno sguardo particolare alla “multiculturalità” che colpisce soprattutto “le seconde generazioni”.

Chi sono i giovani più vulnerabili? Quelli che vivono “in situazione di povertà e di esclusione”, che “crescono senza genitori o famiglia, o non hanno la possibilità di andare a scuola”, che sono “disoccupati, sfollati e migranti”, che sono “vittime di sfruttamento, tratta e schiavitù”, o “arruolati a forza in bande criminali o in milizie irregolari”, nonché alle “spose bambine o alle ragazze costrette a sposarsi contro la loro volontà”.

Si legge nei lineamenta che La differenza tra giovani “passivi e scoraggiati” e quelli “intraprendenti e vitali” viene dalle opportunità “concretamente offerte a ciascuno all’interno del contesto sociale e familiare in cui cresce”, e che la mancanza di fiducia in se stessi “può manifestarsi in una eccessiva preoccupazione per la propria immagine e in un arrendevole conformismo alle mode del momento”.

Il problema in questo contesto fluido è che “le persone sono costrette a riadattare i propri percorsi di vita”, il concetto di libertà è inteso come “possibilità di accedere a opportunità sempre nuove”, e si arriva a fare scelte “sempre reversibili” sia nel lavoro che nell’amore”.

È qui che la Chiesa interviene, per accompagnare i giovani nel loro percorso di fede, discernimento e vocazione che viene prima di tutto dalla “coscienza”, ovvero da quello “spazio inviolabile in cui si manifesta l’invito ad accogliere una promessa”. Il dono del discernimento si sostanzia nei tre passaggi del “riconoscere, interpretare e scegliere”, scrivono i lineamenta.

L’azione pastorale dei vescovi, invece, riguarda il “camminare con i giovani”, attraverso i tre passi dell’uscire, vedere e chiamare. Coinvolgere tutta la comunità cristiana nell’educazione delle nuove generazioni, ricordando che c’è bisogno di “adulti degni di fede” come figure di riferimento, perché “servono credenti autorevoli, con una chiara identità umana, una solida appartenenza ecclesiale, una visibile qualità spirituale, una vigorosa passione educativa e una profonda capacità di riferimento”.

E poi ci sono i luoghi dell’azione pastorale, dagli eventi come la Giornata Mondiale della Gioventù alle parrocchie fino alle università e alle scuole cattoliche, passando per il mondo digitale. Grande attenzione va data al linguaggio. “Sogniamo – scrive il Sinodo – una Chiesa che sappia lasciare spazi al mondo giovanile e ai suoi linguaggi, apprezzando e valorizzandone la creatività e i talenti”. La volontà è quella di “avviare processi, più che di occupare spazi”, di promuovere “silenzio, contemplazione e preghiera” perché “non c’è discernimento senza coltivare la familiarità con il Signore”.

Con questi lineamenta inizia così la fase preparatoria del Sinodo. Il documento è indirizzato ai Sinodi dei Vescovi e ai Consigli dei Gerarchi delle Chiese Orientali Cattoliche, alle Conferenze Episcopali, ai Dicasteri della Curia Romana e all’Unione dei Superiori Generali, ed è prevista inoltre una consultazione di tutti i giovani attraverso un sito Internet, con un questionario sulle loro aspettative e la loro vita. Da queste risposte, si trarrà la bussola del Sinodo 2018, l'Instrumentum Laboris. 

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