Sono tornati a Spilamberto due immagini mariane simbolo della città

Dopo 75 nei quali erano a Modena per motivi di sicurezza

La Madonna con il Bambino tra i Santi Geminiano, Antonio Abate e Rocco,
Foto: pd
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In Italia a volte succede anche che per 75 anni due dipinti vengano trasferiti dalla loro sede per sicurezza, ma  anche che poi possano tornare al loro posto. 

É quello che è successo con due piccoli capolavori di Spilamberto due dipinti che sono stati custoditi  nella Galleria Estense di Modena. Ma la loro storia è legata alla piccola “capitale dei Rangoni”, la famiglia modenese che ebbe la signoria della città. 

Poco meno di 13 mila abitanti in provincia di Modena, Spilamberto fa parte dell'Unione Terre di Castelli.

I due gioielli che sono "tornati a casa" sono la Madonna in adorazione di Gesù Bambino, attribuita a Jacopo da Valenza, e la Madonna con il Bambino tra i Santi Geminiano, Antonio Abate e Rocco, di Giovanni Antonio Scacceri, risalenti al XVI secolo, appartenevano infatti alla soppressa confraternita di Santa Maria degli Angeli, che esercitava opere di culto e di misericordia corporale.

 La Madonna con Gesù Bambino e i Santi Geminiano, Antonio Abate e Rocco è seduta su un trono dalla base ornata con due aquile. San Geminiano con il pastorale e il modello di Modena sta sinistra e a destra sant’Antonio Abate con bastone a tau, un libro e la testina di un maiale e infine san Rocco in veste da pellegrino. Le prime notizie sull’opera risalgono al 1582, quando fu incorniciata da Virgilio della Stoppa; restaurata verso la metà dell’800, fu inizialmente attribuita al Francia, poi a Francesco Bianchi Ferrari.

La Madonna in adorazione di Gesù Bambino raffigura invece la Vergine a mezza figura con le mani congiunte che adora il Bambino; nel fondo a sinistra, attraverso la finestrella, si scorge un paesaggio collinare e montuoso. L'opera viene citata per la prima volta nell’inventario della confraternita di Santa Maria degli Angeli del 1620. La confraternita fu soppressa dall’arcivescovo Natale Bruni nel 1910 e, nel 1929, i confratelli decisero di donare i beni artistici di proprietà del disciolto sodalizio alla parrocchia di Sant’Adriano III Papa, che accettò la donazione solto nel 1958. Intanto nel 1946 i due dipinti più preziosi vennero temporaneamente consegnati alla Galleria Estense per garantirne la tutela.

 Già nel 1989 l’associazione culturale “Il Torrione” di Spilamberto chiese di potere esporre la Madonna con Gesù Bambino e i Santi Geminiano, Antonio Abate e Rocco, che era stata recentemente restaurata, ma per ragioni di sicurezza non fu possibile. "Da allora, ci siamo messi all’opera per trent’anni al fine di riportare i dipinti in paese - spiega il presidente de “Il Torrione”, Graziano Giacobazzi -. La nostra iniziativa ha recuperato slancio dopo l’interessamento di monsignor Antonio Lanfranchi, che utilizzò un dettaglio della Madonna con Gesù Bambino e i Santi Geminiano, Antonio Abate e Rocco come copertina della lettera pastorale del 2012".

L’associazione “Il Torrione” si è fatta promotrice di un intervento che potesse creare le condizioni per ricollocare definitivamente i due dipinti in Sant’Adriano a Spilamberto - cui appartengono dal 1958 - costruendo una rete con l’Ufficio diocesano beni culturali ecclesiastici, con la direttrice Simona Roversi, con la parrocchia di Sant’Adriano III Papa, il Comune, la farmacia Fondo Bosco e Banca Generali Private. Il ritorno definitivo delle due opere a Spilamberto ha richiesto interventi molto significativi: l’installazione di un impianto di videosorveglianza di tutta la chiesa di Sant’Adriano, la collocazione di teche con adeguati sistemi di sicurezza non solo contro il furto, ma anche contro il deterioramento delle tele a causa dell’umidità, il tutto su progetto dei tecnici Giorgio Bonetti e Stefano Meschiari - spiega Giacobazzi -. Grazie agli sponsor privati, al Comune e all’Arcidiocesi, che ha contribuito significativamente con fondi Cei 8xmille per 5mila euro sui 13.200 dell’impianto antintrusione, il costo dell’intervento è stato integralmente coperto.

 

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