Stazioni quaresimali, il monastero di Santa Cecilia da Roma verso il mondo

La basilica di Santa Cecilia
Foto: www.benedettinesantacecilia.it
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La basilica di Santa Cecilia in Trastevere è un vero angolo monastico nel cuore di Roma. Il cammino stazionale della quaresima 2019 fa tappa nella chiesa oggi 20 marzo alle 17.30.

Chi arriva per la prima volta rimane affascinato già entrando nel grande atrio che precede la chiesa. L’impronta paleocristiana è rimasta intatta attraverso i secoli.

La leggenda vuole che a Papa Pasquale I apparisse Santa Cecilia personalmente per indicargli il luogo preciso  dove erano i suoi resti mortali nelle catacombe di S. Callisto. Da qui furono riportati nella sua casa e qui sorse il primo nucleo della basilica.  

Così da allora nelle catacombe si prega solo davanti al ricordo della sepoltura della giovane martire con una copia della statua del Maderno il cui originale è con i sui resti nella basilica a lei dedicata in Trastevere

Tra i molti tesori d’arte nella basilica si conserva il ciborio di Arnolfo di Cambio,  il “Giudizio Universale” di Pietro Cavallini,  il mosaico nel catino absidale e al centro del cortile un “cantharus”, grande vaso di epoca romana.

Ma il vero tesoro di Santa Cecilia è il monastero.

Fondato sempre da Papa Pasquale I, dopo essere stato la casa di diverse comunità monastiche, Papa Clemente VII, il 25 giugno 1527, lo affidò ad un gruppo di monache benedettine.

Ancora oggi sono le benedettine a custodire la basilica, con una comunità internazionale dedita al culto della musica nel rispetto del carisma di Cecilia.

Molte le date che legano il monastero alla Santa Sede. Il 22 novembre festa liturgica della santa, i pueri della Cappella Sistina giurano il loro impegno a Santa Cecilia al termine del loro anno di preparazione.

E per tradizione sono le monache di Santa Cecilia a preparare i pallii che indossano gli arcivescovi metropoliti che il Papa dona il giorno di San Pietro e Paolo.

E le monache oggi sono anche rivolte al resto del mondo. Come ad esempio con il convolgimento nel progetto "Giovani Cultura e Pace in Rwuanda" che intende promuovere la vita e la riconciliazione in Rwanda, frutto della riflessione delle Benedettine di Sovu in Rwanda in collaborazione con le Benedettine di S. Cecilia.

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