Stazioni quaresimali, la Basilica degli apostoli e la ricognizione delle reliquie

I francescani e la parrocchia dei Santi XII Apostoli

Le reliquie degli Apostoli Giacomo e Filippo
Foto: AA
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Ancora una volta il pellegrinaggio stazionale tradizionale ci porta nella basilica romana dedicata agli Apostoli. La basilica custodisce le reliquie di Filippo e Giacomo.

Nel 2017 dopo più di 140 anni le reliquie di due apostoli, che tanto amarono Gesù, sono state esposte ai fedeli di tutto il mondo. Si era alla fine del 500, Roma era una città cristiana che custodiva le reliquie di Pietro e Paolo e di centinaia di martiri, e il Papa decise di far arrivare le reliquie di altri due apostoli: Filippo e Giacomo. Papa Pelagio fa costruire una basilica dedicata a tutti gli Apostoli e nell’altare pone le reliquie dei due Apostoli. 

Le spoglie dei due apostoli furono ritrovate nel 1875, nell’altare di marmo frigio di Pelagio, sotto l’altare maggiore, sopra il quale nei secoli erano stati sovrapposti altri altari. 

“ Che forza il gesto di Papa Pelagio di riportare le reliquie degli Apostoli in una città ridotta ad un villaggio di 8 mila persone” dice Padre Aniello Stoia il parroco della Basilica, francescano Conventuale, spiegando ai fedeli la storia delle reliquie e la scelta della nuova sistemazione.

Oggi proprio poi i francescani ricordano l'anniversario della approvazione della Regola non Bollata del 1221, ovvero la nascita dell' Ordo Minorum.

Un sarcofago paleocristiano ora accoglie la teca in cristallo ed acciaio, sigillata con la ceralacca e che custodisce la pergamena con il rogito che illustra gli studi fatti. Una testimonianza per il futuro. Il parroco ha spiegato che il sarcofago era nel chiostro del Palazzo dei Santi Apostoli e che già un suo predecessore aveva ipotizzato di usare un sarcofago per custodire le reliquie.La ricognizione sui resti dei santi Filippo e Giacomo è iniziata nell’aprile del 2017 nella cripta della Basilica in forma privata, e si è chiusa a dicembre dello stesso anno, Un aspetto, quello dello studio sulle reliquie, di certo non secondario, considerato che nel corso dell’ultima ricognizione non si disponeva ovviamente di tutte quelle tecnologie che consentono oggi, di acquisire numerose e nuove informazioni.

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