Suor Laura Mainetti e il profumo del martirio nel ricordo di Paolo Bustaffa

Il giornalista e direttore del SIR racconta come la notizia venne affrontata 20 anni fa

Suor Laura Mainetti
Foto: suiloropassi.it
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Ogni giorno che passa si fa grande l’attesa nella diocesi di Como per la prossima beatificazione di suor Laura Mainetti, avvenuta venti anni fa, il 6 giugno 2000.

Era l’anno del Grande Giubileo e si era alla vigilia della XV Giornata mondiale della gioventù che si sarebbe celebrata in agosto a Roma.

La notizia di quanto era accaduto nel buio di quel 6 giugno 2000 si diffuse immediatamente: una suora era stata uccisa a Chiavenna, provincia di Sondrio e diocesi di Como, da tre ragazze che le avevano teso una trappola, ricorda oggi Paolo Bustaffa, originario della diocesi comasca e allora direttore dell’agenzia Sir, l'agenzia dei vescovi italiani.

 “Come sempre accade la cronaca si occupò con titoli cubitali del caso ma presto le domande, i commenti, le riflessioni crebbero perché quella violenza progettata da tre menti giovanissime poneva molti interrogativi”, dice oggi Bustaffa evidenziando come in un “tempo di grazia come è stato quello del grande Giubileo e della Giornata mondiale della gioventù la morte di suor Laura assumeva un significato che andava oltre le interpretazioni giornalistiche”.

Questo perché l’incredulità per un atto così “minuziosamente” studiato da tre minorenni “si incrociava con un mistero al quale non ci si poteva accostare con le solite parole”. I media – spiega ancora l’ex direttore del Sir -  “non andarono oltre la narrazione del fatto, i commenti si fermarono alle cause psicologiche e sociologiche di un gesto sconcertante. Una informazione corretta ma non sufficiente”. Bustaffa evidenzia due aspetti: “il primo riguardava la esemplare passione educativa di una suora per le giovani e inquiete generazioni. Il secondo richiamava la distanza drammatica tra le domande e i silenzi degli adolescenti e le risposte vane di una società di adulti”.

Il “profumo del martirio”, oggi ufficialmente riconosciuto da Papa Francesco per una morte in odium fidei, era nell’aria fin dalle prime luci di quel 6 giugno 2000 – ricorda ancora ma era anche nell’aria la “solitudine” di “chi aveva scelto, mettendosi totalmente in gioco, di accompagnare con l’intelligenza dell’amore i giovani, in particolare gli adolescenti, sfidando la tempesta distruttiva del vuoto e della noia.

Anche allora si colse in quella morte per mano violenta l’appello struggente di una piccola e dolcissima donna che, nata in una famiglia numerosa, aveva perso la madre in tenera età e volle essere madre per tante ragazze e ragazzi. Si capì la grandezza di una piccola donna. Quell’appello è l’eredità più preziosa lasciata da suor Maria Laura”.

Una testimonianza che non va dimentica. Ecco perchà tocca soprattutto agli adulti raccoglierla perché con gli adolescenti non “interrompano mai la comunicazione e mai li lascino nella morsa del nulla e del nonsenso. Raccoglierla è uno dei modi più coerenti per vivere, e non solo celebrare”, la beatificazione di suor Maria Laura.

Il suo “sacrificio per amore” - così apparve subito il 6 giugno 2000 - è un “appello agli adulti perché scelgano la via invisibile, ma concreta, dell’educarsi e dell’educare, del formarsi e del formare una coscienza che illumina la vita”.

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