Titti racconta: “Sono sopravvissuta al crollo dell’istituto delle suore di Amatrice”

L'istituo femminile Giovanni Minozzi di Amatrice
Foto: www.onpmi.org
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La foto di suor Mariana, della congregazione religiosa “Ancelle del Signore”, seduta per terra col viso insanguinato ed il telefonino in mano, ha fatto il giro del mondo in occasione del terremoto del 24 agosto ad Amatrice. “Un angelo mi ha salvata” ha detto suor Mariana. Titti Gentile, che trascorreva il mese di agosto con queste suore presso l’Istituto Femminile Padre Giovanni Minozzi di Amatrice, racconta ad ACI Stampa di quelle ore “concitate” e del ruolo fondamentale che “l’angelo” di suor Mariana ha avuto nella sua e nella vita di tutti coloro che si sono salvati.

“L’Istituto Minozzi era costituito da due fabbricati, collegati da un sottopassaggio e da un porticato. Quello di sinistra, con annessa Chiesa del Crocifisso, in origine era un castello, divenuto poi convento benedettino e, dal 1919 – fatti i necessari adeguamenti – orfanotrofio femminile per i figli dei caduti in guerra. Negli anni cinquanta era stato edificato il fabbricato di sinistra, adibito a scuola di avviamento. Con il tempo l’intera struttura era stata trasformata in casa per ferie.

Gli ospiti presenti nell’Istituto alla data del sisma erano 14 alloggiati al primo piano dell’edificio nuovo, più 11 che dormivano nell’antico fabbricato; tra loro c’erano 6 suore che avevano le camere in due settori separati. Quando la scossa è terminata, le porte delle nostre camere erano tutte bloccate e ci sono volute le robuste spallate di Luis per consentirci di uscire e metterci in salvo nel cortile. Luis è un giovane colombiano che si è trovato ad Amatrice in quanto addetto alla cura della persona del prof. Orecchia, in vacanza insieme con la moglie. Dopo aver aperto le porte delle camere, Luis si è caricato sulle spalle il suo assistito e lo ha portato giù in cortile, lo ha messo a sedere su una sedia rinvenuta nel porticato ed è salito di nuovo. Tra noi c’era infatti una signora con problemi motori e Luis ha caricato anche lei sulle sue spalle e l’ha portata giù.  

Con la luce del giorno abbiamo potuto constatare i crolli verificatisi nel vecchio fabbricato e l’impossibilità di andare a vedere che ne era stato delle suore e delle ospiti. C’era tuttavia un lato apparentemente indenne e abbiamo cominciato e domandarci se da quella parte si poteva accedere all’interno. Luis ha rotto il vetro della portafinestra e si è infilato dentro verso l’ignoto. Ha quindi cominciato a chiamare per nome le suore e suor Mariana ha risposto. Tratta fuori lei dalle macerie, ferita ma viva, bisognava recuperare suor Maria e suor Giuseppina che rispondevano all’appello ma non potevano muoversi. Nel frattempo incominciavano a girare i soccorritori così li abbiamo chiamati ed hanno provveduto loro a tirare fuori le due suore, ferite e sotto choc.

Il crollo del tetto e del piano del vecchio fabbricato aveva reso impossibile entrare dalla porta principale per cui si è dovuto scavare dall’esterno, nel punto in cui presumibilmente si trovavano le altre persone. Con l’aiuto dei cani molecolari è stata tratta in salvo una delle ospiti la quale ha riferito di aver chiamato ma di non aver ricevuto alcuna risposta.

Si è capito ben presto che in 7 non ce l’avevano fatta: suor Cecilia, suor Agata, suor Anna e le ospiti Anna Cicerone, Maria Silla Iazzoni, Matilde Colasanti e Gilda Agostini.

Il loro pensiero non mi abbandona e l’unico conforto mi viene dal ricordo del Giubileo che avevamo celebrato insieme qualche giorno prima varcando la Porta Santa della Chiesa Maria SS. Assunta dell’ex Istituto Maschile, anch’esso dedicato al Servo di Dio Padre Giovanni Minozzi, le cui spoglie riposano nella cripta.

Il compito del nostro “angelo” era finito e, senza clamori, egli è scomparso dalla vista condotto via dalla figlia del prof. Orecchia venuta a riprendere la famiglia. Dirgli grazie è troppo poco per cui noi sopravvissuti abbiamo deciso di inviare un appello al Presidente della Repubblica per il conferimento di un riconoscimento”.

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