Tirana2015: "L'Appello di pace" conclude il 28esimo incontro internazionale di Sant'Egidio

Un momento dell'incontro a Tirana
Foto: Comunità di Sant'Egidio
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La Proclamazione, la consegna e la firma dell’Appello di Pace 2015 ha concluso ieri sera il meeting internazionale della Comunità di Sant’Egidio che si è svolto a Tirana. Coinvolta tutta l’Albania in questo annuale appuntamento per la pace, insieme a tanti giovani provenienti da vari luoghi del mondo.

Cominciato domenica con il messaggio di Papa Francesco, Il ventottesimo incontro internazionale sul tema “La pace è sempre possibile” ha visto sul campo numerosi relatori e tantissime testimonianze, offerte da vari esponenti di diverse religioni e culture. Uno spaccato di mondo possibile, un piccolo segno per far capire come “nell’opinione pubblica un cambiamento è iniziato. Perché le immagini del bambino curdo o della turista greca che sul motoscafo abbraccia un rifugiato salvato in mare, ci fanno capire che il mondo è diverso da come è stato dipinto e che l’abbraccio oggi può vincere sullo scontro”. Ne è convinto Marco Impagliazzo, presidente della Sant’Egidio, che ha commentato così la presenza di circa 400 tra leader religiosi, esponenti del mondo politico e culturale che si sono confrontati in circa 27 tavole rotonde.

E ieri pomeriggio, prima del momento conclusivo finale, hanno pregato in vari luoghi dell’Albania, riproponendo uno “Spirito di Assisi” che va alimentato. Perché già “soffia molto più forte oggi da Tirana”, ha detto Impagliazzo.

La Comunità di Sant’Egidio ha lanciato in questi giorni un appello all’Europa e al governo italiano perché introducano la sponsorship, che è un modo, spiega il presidente di Sant’Egidio, per “dare dare gli strumenti concreti perché tutto questo movimento popolare che è nato attorno ai rifugiati deve trovare uno sbocco concreto. Altrimenti sono belle parole o bei gesti, che seppur importantissimi si affievoliscono con il tempo”.

Invece “noi proponiamo all’Europa e quindi anche all’Italia di dare la possibilità per legge alle associazioni, ai singoli o alle singole famiglie che lo vogliono, di ospitare i rifugiati che sono già sul nostro territorio ma anche di fare degli accordi con famiglie di persone che soffrono per la guerra e hanno bisogno non di intraprendere viaggi della morte o nelle mani di trafficanti di uomini, ma di viaggiare e venire in Europa in maniera totalmente regolare”.

Per il fondatore della Comunità, Andrea Riccardi, bisogna guardare avanti e pensare che la pace sia davvero sempre possibile. “Oggi qualcosa ci preoccupa – aveva detto durante la sessione inaugurale - : la diffusa rassegnazione a subire la storia di violenza, terrorismo, guerra, come fenomeni inarrestabili. Come se la pace fosse un’utopia perduta nel secolo passato”.

Il sentimento di rassegnazione interroga anche le religioni: “Non devono – si chiede Riccardi – aprire un discorso più forte sulla pace e il suo valore? Qualcosa si deve sbloccare nel mondo delle religioni: di fronte alla domanda di pace di tanti popoli, di fronte ai rifugiati che bussano, di fronte alle teologie della violenza. L’autoreferenzialità dei credenti è il sonno dello spirito. Le religioni devono esprimere la ribellione della coscienza morale contro la violenza e il male. La violenza uccide l’uomo, ma prima distrugge la sua umanità e la sua anima religiosa”. Fa l’esempio di tanti europei, che in questi giorni si sono “sbloccati” andando incontro ai rifugiati, nonostante i muri e le proteste populiste: “La religione crea, nell’amore, un legame con l’altro. Per questo bisogna incontrarsi e dialogare fra diverse famiglie di credenti e dialogare con i laici e gli umanisti”.

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