Torino, l'arcivescovo Nosiglia visita i feriti degli incidenti di sabato

L'arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia
Foto: YouTube
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Una mattinata con i feriti degli incidenti di piazza San Carlo dello scorso 3 giugno: l'arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia è stato l'8 giugno prima all'ospedale San Giovanni Bosco, poi alle Molinette e quindi al Regina Margherita per portare il suo conforto a quanti sono rimasti feriti nella calca causata da un allarme bomba durante la finale di Champions League. 

Una visita in forma privata, durante la quale l'arcivescovo si è intrattenuto con i parenti e i medici e con il personale sanitario che li ha in cura; ha pregato e benedetto i pazienti invocando il Signore e la Madonna Consolata perché accompagnino il loro faticoso cammino e diano loro fiducia e speranza.

Parlando con i giornalisti, l'arcivescovo Nosiglia ha sottolineato che "In questi giorni si è parlato abbondantemente di quanto accaduto sabato sera a Torino. La conseguenza più tragica, su cui è necessario tenere i fari accesi e seguire con la massima attenzione e impegno, riguarda le persone che hanno subìto danni fisici e morali anche
gravissimi di cui portano oggi il peso - e lo porteranno per molto
tempo".

L'arcivescovo di Torino ha detto di aver seguito sin dall'inizio "i casi più gravi con la mia preghiera e il mio interessamento grazie ai cappellani degli ospedali che mi hanno tenuto sempre aggiornato e a cui ho detto di portare alle persone ferite e alle loro famiglie l’assicurazione del mio ricordo al Signore".

La sua visita - ha aggiunto - serve a "richiamare a tutti le condizioni in cui versano queste persone e i loro cari. Queste sofferenze, dolorose, contengono anche un forte richiamo a ciascuno di noi, a sentirsi corresponsabili e a comportarci con uno stile più solidale per far sì che la città sia vissuta davvero come la nostra ‘casa comune’ di cui tutti a vario titolo dobbiamo farci carico e dobbiamo considerarci custodi".

È questo, per il presule, l'impegno da "assumere, affinché non accadano più situazioni come questa e la città sia vissuta da tutti i suoi cittadini con serenità, solidarietà e fraternità".

"La mia visita - ha aggiunto - ha voluto essere un gesto di solidarietà e di amore verso di loro e i loro cari ma anche un richiamo severo che non ci faccia dimenticare queste conseguenze dolorose che il fatto ha determinato perché sia un monito per il futuro".

Ha poi ricordato che "qualcuno ha detto: «sarebbe potuto capitare una tragedia come in altri casi simili è avvenuto». Io dico: è stata una tragedia e come tale va considerata in tutta la sua drammaticità. Non è il numero di feriti o morti che determina il peso negativo di simili fatti, perché basta anche solo una persona che ne porti le tragiche conseguenze per non farci giudicare la cosa come meno importante per la nostra vita civica".

L'arcivescovo ha poi concluso: "Al Signore ho chiesto di parlare al loro cuore con espressioni di amicizia e di speranza perché solo lui può farsi ascoltare nel cuore e dare sostegno e forza. Ai parenti ho detto di stare vicino con amore parlando ai loro cari anche se sembra che non possano ascoltarli, perché questo è il balsamo di cui in queste circostanze si ha bisogno: l’amore aiuta a vivere sempre sia per chi lo dà come chi lo riceve".

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