Torna il Concerto di Natale in Vaticano, quest'anno a favore dell'educazione in Amazzonia

Una kermesse canora per raccogliere fondi per le Missioni don Bosco e per le Scholas Occurrentes

La locandina del progetto
Foto: pd
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Quest’anno i fondi raccolti nel Concerto di Natale in Vaticano gestito dalle Missioni Don Bosco saranno inviati in Amazzonia. Sarà un lavoro comune tra Missioni Don Bosco e Scholas Occurrentes, gli enti destinatari della raccolta fondi associata alla manifestazione

L’educazione scolastica è ciò che costituisce la spinta propulsiva per contrastare l’abuso della Terra, l’offesa delle minoranze, la marginalizzazione crescente dei poveri.

É quello che fa Scholas Occurrentes, che cerca di cambiare i paradigmi della formazione quando sembra che questa non abbia altro interesse che di elargire titoli coerenti con un sistema scolastico escludente. “Non possiamo accettare che i giovani si trovino messi all’angolo per la fatica a stare al passo, ma dobbiamo costruire con loro dei percorsi di crescita e di inclusione”.

E da molti più decenni Missioni Don Bosco, che garantisce la presenza di adulti responsabili dell’educazione integrale delle persone anche in territori geografici e sociali trascurati o del tutto abbandonati. Come succede proprio in Amazzonia, dove 250 salesiani con 50 opere in 6 Stati si occupano di comunità a rischio di riduzione e di estinzione, di ragazze di ragazzi privi di vere famiglie.

Il presidente di Missioni Don Bosco spiega: “sono i miei confratelli” ad insegnare la lingua tradizionale, a scrivere la loro lingua, in modo da cristallizzarla e non lasciarla andare perduta”. Uno dei progetti che Missioni Don Bosco sostiene con convinzione in quelle terre è proprio quello di provvedere alla stampa e alla ristampa dei libri in lingue locali che quel salesiano, don Bartalomeo Giaccaria, oggi ultraottantenne, cura con vera adesione al cuore indio.

Concretamente i fondi della raccolta del concerto saranno destinati a Lauarete.  “L’ospedale più vicino si trova a 10 ore di barca quando c’è la piena del fiume; anche 16 nella stagione asciutta, quando affiorano le secche, i tronchi sbarrano la via e le rapide sono più strette e pericolose. A quel punto vedi che la poesia finisce e incominciano i problemi, perché quando si ha necessità di assistenza sanitaria di un certo rilievo, o quando constati che i maestri fuggono dalle scuole pubbliche perché sottoposti a condizioni disagiate, ti ritrovi isolato con tutta la tua comunità. Se sei giovane non hai altro desiderio che di andartene”.

Ancora una volta la richiesta di aiuto per intervenire in queste situazioni mediante i missionari è una scommessa duplice: economica, per sollecitare la solidarietà e poter fornire mezzi a chi si preoccupa di far crescere le comunità più marginali; culturale, per commisurare il nostro benessere con la precarietà di chi abita una terra benevola e violentata.

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