Tre martiri uccisi in Perù da oggi saranno beati

Michal Tomaszek, Zbigniez Strzalkowski e don Alessandro Dordi in un fotomontaggio
Foto: Bergamopost
Facebook Twitter Google+ Pinterest Addthis

La notizia della loro beatificazione come “martiri della fede” era stata data contestualmente a quella dell’attesa beatificazione dell’arcivescovo Salvadoregno Oscar Romero. Ma la storia di Michal Tomaszek, Zbigniez Strzalkowski e don Alessandro Dordi, i primi due frati francescani, l’ultimo diocesano, è tutta da raccontare.

Tutti e tre furono uccisi dai guerriglieri maoisti di Sendero Luminoso in Perù. I primi due, polacchi, furono trucidati a Pariacoto il 9 agosto 1991, mentre il sacerdote bergamasco don Alessandro Dordi fu ucciso in un’imboscata il 25 dello stesso mese lungo il Rio Santa. Il Cardinale Angelo Amato, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, li beatificherà tutti insieme.

È stata una causa lunga. Da subito dopo il loro assassinio, Luis Armando Bambarén Gastelumendi, vescovo emerito di Chimbote ed ex-presidente della Conferenza episcopale peruviana, si era attivato perché si aprisse una causa di beatificazione per le vittime e chiese se fosse possibile includere anche il prete italiano.

A rallentare la causa, il sospetto di una possibile connivenza con la famiglia di Sendero Luminoso. Era difficile, infatti, dimostrare che i due frati fossero morti martiri e non vittime della guerriglia. Come ha spiegato Padre Angelo Paleri, postulatore dell’Ordine dei Frati Minori, “in tutte quelle zone Sendero Luminoso aveva creato una sorta di para-governo: la diffusione capillare sul territorio era possibile grazie all’integrazione delle autorità preesistenti nella loro rete. Operavano sempre in questa direzione, giacché consideravano vitale mantenere l’ordine senza scardinare i poteri precostituiti”. Ed è pur vero che, se fallivano questi “tentativi di negoziato”, passavano “all’eliminazione fisica degli avversari”.

Non solo. Oltre Sendero Luminoso, c’erano anche squadroni della morte “di destra”, e nemmeno loro si erano fatti scrupolo di uccidere sacerdoti, agenti pastorali, catechisti, suore perché ritenuti comunisti.

Una matassa difficile da sbrogliare. Così, anche se già nel 2003 si era chiusa la fase diocesana del processo di beatiticazione sui tre martiri, c’era stata la richiesta da parte dei consultori della Congregazione delle Cause dei Santi di chiarire molti aspetti della vicenda. Furono chiesti documenti alla Commissione per la Verità e Riconciliazione del Perù, e l’Informe Final della Commissione (pubblicato il 23 agosto 2003) fu integrato alla documentazione del processo di beatificazione.

Nel documento si mette anche in luce la rete dei rapporti tra Sendero Luminoso, la Chiesa Cattolica e le altre Chiese evangeliche. I leader di Sendero Luminoso tolleravano il pietismo popolare della Chiesa, ma non potevano tollerare i preti che parlavano di giustizia, verità e perdono e che aiutavano i poveri attraverso la Caritas, perché questo toglieva loro terreno. “Servi dell’imperialismo,” li definivano.

Di fatto, i leader della guerriglia sono stati alla fine tutti arrestati, e quelli rimasti si dedicano al traffico della coca. Ma di certo, uccidevano i preti in odio alla fede, perché con la loro fede fermavano il loro progetto rivoluzionario.

E la storia di questi tre martiri è proprio una storia di fede. Michael e Zbigniew erano nati rispettivamente nel 1958 e nel 1960, si erano formati come padri minori conventuali ed erano partiti insieme verso le Ande Peruviane, per aprire la prima missione francescana in Perù, che si trovava a Pariacoto, sulla Cordillera Negra. È il 1988, i due hanno 30 e 28 anni, e sono investiti di una missione importante. Partono dalla Polonia e arrivano alla missione nel 1989. Non c’è luce elettrica, non c’è una strada, scoppia all’improvviso una epidemia di colera, c’è la siccità. Non si scoraggiano.

Sul territorio comanda e impera Sendero Luminoso, guerriglieri maoisti, arricchitisi con il narcotraffico. Ma loro fanno un lavoro diverso. Sono poveri come i poveri, e vengono presto accettati in quel contesto poverissimo, nel quale vivono e che aiutano a sviluppare. Troppo per i guerriglieri, che il 9 agosto 1991 irrompono nella missione. Zbigniew sta medicando un bambino, mentre aspetta Michael per celebrare la Messa. Michael sta parlando con giovani, catechisti, ragazzi. Si rendono conto della situazione, mettono in salvo i novizi, si presentano davanti ai ‘senderisti’ come i sacerdoti che questi stavano cercando. I “senderisti” li spintonano su una camionetta, che parte a tutta velocità. I loro corpi vengono ritrovati il giorno dopo, insieme a quello del sindaco comunista del Paese, con un cartello sui loro corpi insanguinati: “Così muoiono i lacché dell’imperialismo”. Lacché, perché il loro aiuto ai popoli frenava la rabbia del popolo e rallentava la rivoluzione.

Don Alessandro Dordi, di Bergamo, apparteneva invece alla Comunità Missionaria del Paradiso. È sacerdote in Polesine, in Svizzera e poi in Perù nel 1980, dove si impegna particolarmente nella pastorale famigliare e nella promozione umana. Lo sviluppo umano integrale era – per lui – l’antidoto ai movimenti guerriglieri del Paese. Anche lui, fu ucciso da Sendero Luminoso. Aveva 60 anni, era sacerdote da 37.

Ti potrebbe interessare