Trenta anni fa, moriva il missionario Alfredo Fiorini. La sua storia, la sua memoria

Medico di formazione, missionario comboniano, finì ucciso in un agguato in Mozambico. Terracina, da dove proveniva, ne ricorda l’anniversario con una serie di iniziative

Una immagine di Alfredo Fiorini
Foto: YouTube
Facebook Twitter Google+ Pinterest Addthis

Si dice che il 24 agosto 1992, a Muiravale cadde un baobab, e nella tradizione di quelle terre si crede che quell’albero cada solo quando muore qualcuno molto caro a Dio. E qualcuno molto caro a Dio era stato ucciso quel giorno sulla strada di Muiravale: Alfredo Fiorini, medico, missionario comboniano, che aveva dedicato agli altri la sua vita.

Un delitto assurdo, ad opera forse di malviventi ma nel clima di una guerra civile, che è stato eseguito mentre Alfredo, come tutti lo chiamano, tornava ad Aula da Nacala, dove era stato per alcuni giorni di riposo e pianificazione nella residenza del vescovo. Perché in quel Mozambico scosso dalla guerra civile, Alfredo Fiorini era arrivato per restare, per portare il suo aiuto di medico e di missionario. Ironia della sorte, poche settimane dopo il suo martirio venne firmato l’accordo tra le due fazioni in guerra da 17 anni.

La sua città, Terracina, non lo ha mai dimenticato. Già nel 1995 gli intitolarono l’ospedale cittadino. E in quell’anno il fratello raccolse le lettere di Alfredo ai famigliari, dopo aver raccolto prima ancora le poesie che il missionario amava scrivere.

Per il trentennale della morte, Terracina ha organizzato una serie iniziative, animate anche dall’associazione Alfredo Fiorini, costituita dagli ex compagni di scuola del missionario. Il 18 agosto è stato presentato il libro sulle poesie di Alfredo a cura del fratello Fabio, in una nuova edizione dell’Editrice Missionaria Italiana, e una mostra con gli elaborati dei ragazzi delle scuole sul tema “Sogniamo con Alfredo un mondo migliore”.

Diverse le attività previste per i ragazzi, mentre stasera ci sarà la preghiera per la pace, che apre le celebrazioni per il 24 agosto, anniversario della scomparsa di Alfred. In quel giorno, il vescovo di Latina Mariano Crociata celebrerà messa, ci sarà una marcia per la pace, e una riflessione di padre Giulio Albanese, giornalista e missionario. E poi, ancora, il 28 agosto il medico di Lampedusa Pietro Bartolo parlerà di migranti con il giornalista Luca Attanasio. Quest’ultimo, il 30, interverrà in un dibattito sull’Africa con Vincenzo Salvucci, ricercatore dell’Università di Copenaghen.

Colpisce che, a trenta anni dalla morte, la memoria di Alfredo Fiorini sia ancora viva, presente e faccia scaturire così tante iniziative. Ma questo è probabilmente dovuto alla personalità stessa del missionario, uomo brillante sin dagli anni scolastici ma allo stesso tempo descritto come umile, voglioso di mettersi al servizio degli altri, piuttosto che di emergere.

Le due vocazioni e missioni della sua vita si sono unite nella sua vita. Si laurea in medicina nel 1980 con il massimo dei voti, ma negli anni di studio comprende di voler essere un medico per gli ultimi, fa esperienze di volontariato con Mani Tese, prende contatti con il CUAMM (Centro Universitario Aspiranti Medici Missionari) e poi con i missionari comboniani di Bari e Lecce durante il primo servizio militare a Taranto.

Quest’ultimo incontro sarà decisivo per la sua vita. Nel 1982 entra nel postulato dei comboniani a Firenze, fa il noviziato a Venegono Superiore e poi completa gli studi teologici in Uganda dopo una tappa a Londra per migliorare l’inglese e approfondire gli studi teologici.

È in Uganda che riceve i ministeri di Lettorato e Accolitato, mentre in Keny frequenta il Centro Teologico per Religiosi e presta servizio come medico a Kariobangi, una missione nelle baraccopoli di periferia a Est di Nairobi.

Decide di essere fratello della Congregazione dei Missionari Comboniani, non sacerdote, combinando dunque quella scelta di essere missionario e medico degli ultimi. Si prepara alla missione studiando a Liverpool medicina tropicale, e poi parte per l’Africa. La destinazione è il Mozambico, ma, in attesa del visto, si ferma a Kalongo, in Uganda, per un tirocinio. Solo nel 1991 riuscirà ad arrivare nel Mozambico ancora dilaniato dalla guerra civile.

Alfredo Fiorini presta servizio a Namapa, ospedale distrutto dalla guerra che lui contribuisce a ricostruire prima di prestare servizio come medico mozambicano, una realtà in cui si immerge al punto di parlare la lingua makua. Ma la situazione è difficilissima: l’ospedale di Namapa subisce sabotaggi, vengono sottratti farmaci, attrezzature, lenzuola. Le denunce non hanno effetto, allora Alfredo si sposta nell’ospedale missionario di Alua, gestito dalle suore comboniane, e lì comincia a pensare come migliorare una situazione di endemica scarsità dei mezzi nel mezzo di una guerra civile la cui recrudescenza aumenta.

Dopo due settimane trascorse a Nacala, un po’ per riposare, ma anche per guardare al futuro della missione, Alfredo Fiorini prende la strada del ritorno per Alua. Ed è lì, su quella che è definita “la strada della morte”, che viene ucciso con una raffica di mitra.

 

Ti potrebbe interessare