Tullio Colsalvatico l'umorista che voleva elevare la religiosità dei semplici

A quarant'anni dalla morte dello scrittore "giusto fra le nazioni" le iniziative per ricordarlo

Colsavatico nel suo studio
Foto: Circolo Culturale Colsalvatico
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“Non riuscendo a vederne i limiti, neghiamo l’esistenza di Dio”: così scriveva negli anni ’60 Tullio Colsalvatico nel libro di aforismi ‘L’uomo, il tempo e l’amore’. Tullio Pascucci, nome anagrafico di Colsalvatico, nacque a Colvenale, tra Camporotondo e Tolentino (Mc), il 21 agosto 1901. Nel 1919 pubblicò presso la Tipografia Filelfo di Tolentino, con lo pseudonimo di Baronetto Sofia, la prima raccolta di prose e poesie alla quale negli anni successivi ne seguirono altre.

All’attività letteraria faceva seguire una attività intensa per l’elevazione culturale dei contadini: fondò ed istituì una ‘Fondazione Pio XI’, con lo scopo di ‘elevare la coltura religiosa – sviluppare l’agricoltura’ e per l’apertura di biblioteche (se ne contarono 14). Intorno al 1922 affiancò Umberto Tupini nella propaganda per il Partito Popolare. A Roma, dove fu ospite dell’on. Tupini, ebbe modo di inserirsi negli ambienti culturali della capitale, dove incontrò il filosofo e critico Adriano Tilgher; dopo una visita a casa sua perse alcuni fogli che Tilgher trovò e lesse. Si trattava della novella ‘La caffettiera’, di cui il critico fu entusiasta  tanto da farla pubblicare sul quotidiano ‘Il Popolo di Roma’.

Ad Assisi conobbe il poeta danese Johannes Joergensen e ne frequentò la casa. Fondò organismi culturali di vasta risonanza come l’Istituto Internazionale di Studi Piceni (insieme a Roberto Massi, p. Stefano Troiani e Albertino Castellucci); ugualmente interessanti il Sodalizio dell’Ulivo e l’Istituto per la Storia dei Papi.

Collaborò a riviste nazionali ed estere e tenne conferenze in tante città d’Italia, in Spagna, Portogallo, Francia Danimarca, Finlandia, Svezia. Morì il 21 settembre 1980. Inoltre nel 2006 da Israele è arrivata la testimonianza dell’intervento di Tullio Colsalvatico che aiutò a salvarsi dal rastrellamento un gruppo di circa 40 ebrei, tra cui 12 bambini, rifugiatosi da Roma nella montagna maceratese, tantoché lo Vad Yashem, dopo le dovute conferme di testimonianze e documentazione, nel giugno 2009 lo ha riconosciuto ‘Giusto fra le Nazioni’, iscrivendo il suo nome nel Giardino dei Giusti di Gerusalemme.

Quindi nel quarantennale della morte abbiamo chiesto al presidente dell’omonimo circolo culturale tolentinate, il professor Franco Maiolati, di raccontarci Tullio Colsalvatico: “Leggendo le sue opere e investigando la sua vita attraverso testimonianze dirette di chi lo ha conosciuto e frequentato, riassumerei le caratteristiche della sua personalità in poche parole: amore per il prossimo, curiosità ed umiltà.  La curiosità viene documentata molto bene anche dalla sua opera letteraria, sia poetica che narrativa in cui si scopre lo sguardo verso i particolari, sapendo cogliere nelle piccole azioni della vita quotidiana dei suoi personaggi i segni e i valori che danno senso alla vita”.

Oltre che letterato era un fine umorista: cosa era per lui l’umorismo?

“Colsalvatico non ha scritto niente sul tema dell’umorismo, non ha teorizzato sul suo valore, come spesso si fa oggi, riducendolo a categoria di pensiero o strategia esistenziale. Il suo umorismo ha nesso con la radice etimologica del termine, l’humus, la terra da cui germoglia la vita. Umiltà ed umorismo hanno la stessa origine. Nei suoi racconti emergono spesso  i limiti, le meschinità dei protagonisti e la penna di Colsalvatico li sa ben descrivere con finezza, suscitando nel lettore un sorriso che, pur chiaro nel giudizio, non diventa mai derisione. Colsalvatico è cosciente fino in fondo che tutti abbiamo bisogno di riconoscere una misericordia che abbracci i nostri limiti ed il nostro peccato. Questa sua capacità di sorriso ci fa dire che Colsalvatico non era un  moralista (come sostanzialmente lo è spesso quella satira che suscita piuttosto un ghigno rabbioso e soddisfatto, piuttosto che il sorriso)  che si ergeva a giudice severo degli errori altrui, pur nel profondo rigore e coerenza morale su cui ha sempre cercato di basare la sua vita a partire da una profonda fede religiosa. In un suo aforisma (tra gli oltre 5000 raccolti nel libro ‘L’uomo, il tempo, l’amore’) dice che ‘la tristezza è l’ombra del diavolo’”.

Perché aveva come programma ‘elevare la coltura religiosa e sviluppare l'agricoltura’?

“Colsalvatico nacque, il 21 agosto del 1901, in una contrada di campagna di Campotondo sul Fiastrone, Colvenale. Il padre era un piccolo proprietario di terreni e voleva avviare il figlio Tullio su questa strada, tanto che gli fece frequentare l’Istituto Agrario di Fabriano. Ma lui fin da ragazzo era attratto dallo scrivere e quindi non soddisfò il desiderio del padre. (In suoi scritti e poesie Colsalvatico gli chiede perdono per questo). Le sue prime pubblicazioni giovanili hanno lo pseudonimo di Baronetto Sofia, forse per non porre subito il distacco. Che in realtà non conteneva l’indifferenza verso un mondo che invece cercò sempre di valorizzare, fin da subito. Come ad esempio con la costituzione, poco più che ventenne, di numerose biblioteche nelle contrade dei territori, in cui i giovani potessero trovare pubblicazioni specifiche che aiutassero ad aggiornare le conoscenze tecniche relative al lavoro nei campi e contemporaneamente la ‘coltura’ letteraria e religiosa. Mise a disposizione le sue pubblicazioni e chiese ovunque la donazione di libri”. 

Perché fu ‘Giusto tra le Nazioni’?

“La vicenda è diventata nota solo a fine 2006 quando una protagonista, Fiorella Di Tivoli Calò, bambina all’epoca dei fatti, cominciò a voler dar forma ai suoi ricordi. Nel 1943 la sua famiglia e altri parenti, in totale 42 persone tra cui 12 bambini, erano arrivati a Fiastra perché a Roma c’erano molti episodi che non lasciavano tranquilli gli Ebrei.  La situazione si allargò a tutta l’Italia con l’ordine a tutte le caserme di rastrellare tutti gli ebrei, per poi convogliarli nei campi di concentramento. Tullio Colsalvatico (ospite a Fiastra presso una famiglia amica), ad insaputa di tutti, già si era mosso per trovare rifugi, alimenti, vestiti, per quanti avessero avuto bisogno dopo il cambiamento di alleanze del 25 luglio. Prima che nei paesi si desse seguito alla raccolta degli ebrei (con il famoso rastrellamento di Roma del 16 ottobre) Colsalvatico propose al gruppo di ebrei rifugi sicuri, procurando anche documenti falsificati per i capi famiglia (il documento del babbo della signora Fiorella è stato donato in seguito al nostro circolo culturale). Nel 2007 lo Yad Vashem di Gerusalemme ha avviato le indagini per verificare con documenti e testimonianze la vicenda e nel 2009 ha riconosciuto Tullio Colsalvatico ‘Giusto fra le Nazioni’, per aver salvato gli ebrei noncurante del rischio per la propria vita. Come già avvenuto per altri come Schlindler, Perlasca. Palatucci, e, più recentemente, Bartali. E, come loro, Colsalvatico non parlò mai della vicenda. Solo la moglie e gli ebrei superstiti ne erano a conoscenza”.

Quali iniziative per l’anniversario della nascita?

“Quest’anno (21 settembre) sono stati 40 anni dalla morte, il prossimo anno (21 agosto) saranno 120 anni dalla nascita. Ci sembrava questa un’occasione per approfondire la personalità di Tullio Colsalvatico, in tutti i suoi vari aspetti, dall’opera letteraria, ristudiando e proponendo quella già pubblicata, con ricerca e valutazione di scritti inediti, all’opera umana e sociale. E’ sicuramente un personaggio di cui tutte le nostre Marche dovrebbero essere fiere, in particolare il nostro territorio per cui sicuramente rappresenta una delle figura di maggior rilievo nella sua storia intera. Per questo si è costituito un Comitato di varie personalità che si sta definendo nella sua composizione e che inizierà a valutare e proporre alcune iniziative. Purtroppo l’incertezza di questo periodo non agevola il lavoro in tal senso”.

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