Uganda, tra golpe e martiri

Il Presidente ugandese Museveni
Foto: http://www.statehouse.go.ug/
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Indipendente dal 1962, l'Uganda non ha mai conosciuto periodi politicamente tranquilli. Fin dal 1966 con il golpe messo a segno dal Primo Ministro Obote, deposto a sua volta nel 1971 dal generale Idi Amin Dada, il cui regime viene rovesciato nel 1979 da Obote. Il regime di Idi Amin è ricordato anche per la brutale guerra – alla fine degli anni ’70 – tra Uganda e Tanzania.

Durante i primi anni '80 l'attuale Presidente Yoweri Museveni crea il National Resistence Army e mette a segno azioni di guerriglia che sfociano nella conquista - è il 1986 - della capitale Kampala.

Museveni è Presidente dell'Uganda dal gennaio 1986. Dal 1996 le elezioni si svolgono con il sistema multipartitico e Museveni è stato sempre riconfermato alla presidenza.

L’Uganda è attualmente una Repubblica semipresidenziale. Il Presidente è anche capo del governo, tuttavia è prevista la presenza della figura del Primo Ministro.

Il 47% della popolazione ugandese professa la religione cattolica.

Le prime missioni cattoliche in Uganda sono datate 1879. E 6 anni dopo, nel 1885, hanno inizio le prime persecuzioni contro i cristiani con l'uccisione di 22 cattolici che furono beatificati nel 1922 e successivamente canonizzati nel 1964.

Quella di Papa Francesco sarà la terza visita di un Pontefice in Uganda: la prima vide protagonista Paolo VI nell’estate del 1969, la seconda Giovanni Paolo II nel febbraio 1993.

Nella storia della Chiesa Cattolica ugandese si contano anche due cardinali, entrambi arcivescovi di Kampala: Emmanuel Nsubuga nel 1976, ed Emmanuel Wamala nel 1994.

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