Un missionario della misericordia per tutte le Nazioni

La stola dei missionari della misericordia
Foto: CNA
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I missionari della misericordia sono chiamati ad essere sempre a disposizione. Le diocesi possono chiamarli a portare il perdono, che per volontà del Papa sarà esteso anche a quattro dei cinque peccati generalmente riservati, alla Sede Apostolica. Padre Roger Landry, di Fall River (Massacchussets), ha raccontato con ACI Stampa il lavoro particolare che è chiamato a fare come missionario della misericordia.  

“Papa Francesco - dice - ha chiamato i preti ad essere prima di tutto missionari della misericordia, e quello è il compiere il lavoro che Gesù ha dato da fare agli apostoli, durante l’Ultima Cena, dicendo loro: ‘Come il padre ha mandato me, anche io mando voi’”.

Il primo compito del missionario della misericordia è dunque “quello di essere disponibile a portare quella riconciliazione di Dio attraverso il sacro ministero della confessione”. Il secondo compito “quello di predicare la misericordia, di echeggiare l’esempio che ci ha dato Gesù nelle parabole della Pecorella Smarrita, della Moneta Persa e del Figliol Prodigo”.

Continua padre Landry che “la cosa importante è la conversione. Predicare il messaggio della conversione significa che il nostro bisogno di misericordia, il nostro bisogno di conversione, il nostro bisogno di pentirci, il nostro bisogno di aprirci a questo dono”.

Il compito dei missionari della misericordia è essere sempre pronti. “Ogni pastore, ogni vescovo che scrive a un missionario della misericordia ha una idea generale di come metterlo al lavoro”, dice.

“Il messaggio di papa Francesco è chiaro: non lasciare alcun peccato da parte, non fare che nessun peccato ti tenga distante dalla Chiesa. Non è importante ciò che hai fatto”.

Un messaggio che diventa ancora più importante nel contesto degli Stati Uniti. Perché – dice padre Landry – di certo “essere missionario di misericordia non coinvolge direttamente il mio lavoro presso la Missione della Santa Sede alle Nazioni Unite. Certo, spero che siamo i miei colleghi alla missione che i delegati dalle altre nazioni e il personale delle Nazioni Unite potranno trovare un po’ della misericordia di Dio in me”.

D’altronde, la Chiesa è impegnata “in un Eterno compito di misericordia”; che coinvolge anche la sua missione. E lo sa bene padre Landry, perché il suo lavoro è quello di attaché alla Missione ONU di New York. Un missionario della misericordia al Palazzo di Vetro, a portare – anche concretamente – quella misericordia che da sempre la Santa Sede propone con forza nelle sedi internazionali.“Alle Nazioni unite, la Missione della Santa Sede prova a condividere con le nazioni del mondo la saggezza bimillenaria della Chiesa e la sua dottrina sociale. Questo è un atto di misericordia. Quando ci preoccupiamo di quanti sono persi, o muoiono di fame, in tutto mondo, quando portiamo la loro voce di fronte alle nazioni del mondo, quello è un atto di misericordia. Quando parliamo della cura sanitaria di cui la gente ha bisogno in tutto il mondo e dei vari disagi che proviamo a combattere, quella è parte di misericordia. Quando predichiamo sui bisogni sociali della riconciliazione, non solo con Dio, ma con altri, quello è un atto di misericordia”.

Ma a questa misericordia – conclude padre Landry – “non sono chiamati solo i cattolici, ma tutte le persone di buona volontà, inclusi i delegati alle Nazioni Unite, senza alcuna distinzione di religione. E credo che molti di loro saranno esattamente messi alla prova da quella missione di portare questo tipo di compassione in un mondo in cui molti si sentono messi da parte”.

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