Vatileaks 2, proseguono le udienze

La prima udienza del processo Vatileaks 2 al tribunale vaticano
Foto: L'Osservatore Romano / ACI Group
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Prosegue il processo cosiddetto di Vatileaks 2, che vede imputati per la divulgazione di notizie e documenti riservati l ’ex numero 2 della Prefettura degli Affari Economici Lucio Angel Vallejo Balda, l’ex membro della COSEA Francesca Immacolata Chaouqui, i giornalisti Gianluigi Nuzzi ed Emiliano Fittipaldi e Nicola Maio, che aveva servito da segretario esecutivo della COSEA. L’udienza dell’11 aprile è stata tutta dedicata all’interrogatorio di quest’ultimo.

L’udienza è iniziata intorno alle 10.35, alla presenza di tutti gli imputati, tranne che di Emiliano Fittipaldi. Maio ha sottolineato il suo ruolo all’interno della COSEA, ovvero quello di segretario esecutivo della commissione, insieme ad altri due che fungevano da segretari esecutivi.

In quanto alla “commissione ombra” o “super commissione segreta” cui si era riferito negli interrogatori per parlare di una sorta di ‘sub struttura’ alla commissione stessa, Maio ha detto di aver utilizzato una espressione infelice. La “commissione ombra” in realtà – ha spiegato – era “un gruppo di contatto per persone influenti nella Curia”, senza che però venisse specificato chi fossero queste persone.

Maio ha parlato anche di una preoccupazione in questo gruppo che la riforma “potesse essere deragliata”. Ha sottolineato il suo rapporto di totale dipendenza da mons. Vallejo Balda, suo superiore diretto, e ha sottolineato di non aver mai sottratto un documento alla Prefettura.

La commissione ombra avrebbe operato stata poco oltre la fine della COSEA, ma questa preoccupazione era iniziata a febbraio/maggio 2014, quando si diceva che la riforma sarebbe stata attivata male o sabotata. Maio ha confermato di conoscere il patto di questa ‘commissione’ e di aver redatto il dossier, fatto di articoli di giornale e vario altro materiale.

Maio ha anche detto che aveva anche dei compiti nella Segreteria per l’Economia, oltre che di segretario esecutivo della COSEA, e per questo motivo aveva accesso al materiale del dicastero guidato dal Cardinal George Pell, tra cui una lettera del segretario del Governatorato, l’arcivescovo Vergez, al Cardinal Pell sui benefit dei cardinali, di cui si è parlato nel corso del processo.

Tra i vari punti toccati nell’interrogatorio, anche quello di una presunta “pressione psicologica” che Maio sentiva quando lavorava per la COSEA. Maio ha anche sottolineato di aver lasciato la COSEA quando ha ravvisato un conflitto di interessi, perché svolgeva delle attività collaterali che non riguardavano la riforma: attività di promozione dei Mensajeros de la Paz, la Fondazione Santa Maria del Cammino che si occupa di beni ecclesiastici, e di una fondazione spagnola intitolata a San Nicola.

Maio ha detto che “c’era una dinamica paravaticana e questo mi sembrava qualcosa di improprio. Era una mia sensibilità. Era improprio che si era occupato di ricognizione e gestione di affari economici in Vaticano poi si occupasse anche di attività collaterali che andassero a incidere con interessi del Vaticano e lui vi intravedeva un conflitto di interessi”.

Gli hanno chiesto se ha partecipato al pranzo con Bisignani, e Maio conferma che ha pranzato con Bisignani, e ricorda che con Bisignani si parlò con familiarità dell’establishment e si è fatto menzione dei servizi segreti. Il resto del pranzo fu dedicao a Mensajeros de la Paz.

Maio ha detto che gli anno tolto la tessera della COSEA al termine della cena in Casina Pio IV di maggio 2014, che chiude i lavori della COSEA. Maio ha anche negato che Francesca Immacolata Chaouqui gli abbia mai chiesto di sottrarre dei documenti.

Infine è stato letto e approvato il verbale relativo all’interrogatorio. Il tutto si è concluso alle 13.20.

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