Verso il viaggio di Papa Francesco a Sarajevo

Padre Federico Lombardi durante il briefing sul viaggio di Papa Francesco a Sarajevo - Sala Stampa Vaticana, 28 maggio 2015
Foto: Daniel Ibañez / ACI Group
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È un viaggio da leggere in controluce, da guardare attraverso l’omelia che Giovanni Paolo II fece l’8 ottobre 1994 a Castel Gandolfo, nel giorno in cui sarebbe dovuto andare a Sarajevo sotto le bombe della guerra, e poi attraverso l’omelia che effettivamente pronunciò nello stadio Kosevo nel 1997. Lì andrà Papa Francesco il prossimo 6 giugno, a celebrare Messa in una giornata intensissima, ricca di incontri e di prospettive, come ha raccontato padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede, in un briefing con i giornalisti il 28 maggio 2015.

È un viaggio in nome della pace, il secondo in terra slava dopo l’Albania, l’ottavo di Papa Francesco. Che ha “parlato a tutta l’Europa con il suo viaggio a Strasburgo,” ricorda padre Lombardi a chi fa notare questa peculiare scelta di prediligere i Paesi in terra slava. Il viaggio a Sarajevo avviene su invito del Cardinal Vinko Pulic, arcivescovo lì. Quando Giovanni Paolo II lo creò, era il più giovane del Collegio Cardinalizio, e fu creato proprio per dare un segnale alla martoriata Bosnia. Oggi è un veterano, e accompagnerà il Papa in un viaggio di un giorno, il cui motto è semplicemente: “La pace sia con voi”.

Un obiettivo importante, in uno Stato di cui va studiata la “complessità della forma di governo,” spiega padre Lombardi. “C’è una presidenza centrale – dice il direttore della Sala Stampa - che è composta da tre persone, e vi è un rappresentante dei bosniaci, uno dei serbi, uno dei croati – sono le tre principali etnie che compongono il Paese. Sono eletti per quattro anni e si alternano ogni otto mesi nell’esercitare la presidenza della presidenza. È presidente attualmente il membro serbo, Mladen Ivanic, anche se noi vedremo ad accogliere il Papa il membro croato, Dragan Covic che è cattolico e dunque è più naturale che sia presente.”

In Bosnia – ha proseguito il direttore della Sala Stampa - “c’è anche un alto rappresentante delle Nazioni Unite che segue e garantisce l’attuazione degli accordi di Dayton, che sono stati fatti nel 95 alla fine della guerra, e che in qualche modo costituiscono lo status complesso della Bosnia che è tuttora in evoluzione. Questa struttura complessa corrisponde alla struttura complessa della nazione, di circa 3 milioni e 800 mila persone, un 40 per cento sono musulmani, 31 per cento ortodossi, 15 per cento cattolici e poi altri.”

Una divisione religiosa che corrisponde alla divisione delle etnie, nel senso che i musulmani sono la popolazione della Bosnia, gli ortodossi sono in grandissima parte serbi e i cattolici sono croati. “C’è molteplicità religiosa che corrisponde alla molteplicità etnica. I rapporti tra queste entità sono stati difficili,” racconta padre Lombardi.

E proprio il dialogo interreligioso caratterizzerà il seguito del Papa, che – oltre alla normale composizione – sarà rinfoltito dal Cardinal Jean Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, e dal Cardinal Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani.

La giornata sarà impegnativa e lunga. Il Papa partirà alle 7.30 dall’aeroporto di Fiumicino e arriverà in quello della capitale bosniaca alle 9. Mezz’ora dopo (9.30) la cerimonia di benvenuto nel piazzale antistante il Palazzo presidenziale, seguita dalla visita di cortesia alla Presidenza della Repubblica e, alle 10.10, dall’incontro con le autorità. Alle 11 la Messa nello Stadio Koševo e alle 13.15 l’incontro e il pranzo con i vescovi della Bosnia ed Erzegovina e con il seguito papale nella Nunziatura apostolica.

Nel pomeriggio, alle 16.20, incontro con sacerdoti, religiose, religiosi e seminaristi in Cattedrale e, alle 17.30, un incontro ecumenico e interreligioso nel Centro internazionale studentesco francescano. Infine, alle 18.30 Bergoglio incontrerà i giovani nel Centro diocesano giovanile “Giovanni Paolo II”. Alle 19.45 la cerimonia di congedo all’Aeroporto internazionale di Sarajevo e la partenza per Roma, dove arriverà (all’aeroporto di Ciampino) alle 21.20.

Tutto velocissimo, insomma. Anche la conferenza stampa in aereo sarà breve, perché si prevede anche il servizio della cena, e il volo effettivo è di appena 45 minuti. Padre Lombardi non prevede nessuna menzione del caso delle apparizioni di Medjugorje: la commissione presieduta dal Cardinal Camillo Ruini ha terminato il lavoro, e le sue conclusioni sono sul tavolo della Congregazione della Dottrina della Fede, che deve ancora discuterne in una sessione plenaria. “Il lavoro va avanti,” sottolinea padre Lombardi. Che poi mette in luce come non ci siano problemi per la sicurezza, e che il Papa si muoverà sempre nella Papamobile usata per le udienze generali, ovvero la jeep scoperta.

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