Villa Nazareth, dove i sacerdoti stranieri possono studiare l'italiano

Villa Nazareth, l'ingresso
Foto: Vaticano / EWTN
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C’è la Storia, con la S maiuscola, fatta di cardinali, incontri riservati, conferenze. E poi ci sono le storie, quelle dei giovani, dei sacerdoti, dei seminaristi, che forse sono solo di passaggio ma che di certo lasciano una impronta. E sebbene Villa Nazareth abbia a che fare con la Storia per svariati motivi, quelle che piacevano al Cardinal Domenico Tardini erano le storie, quelle dei ragazzi poveri ma dotati cui ha fornito una casa e una possibilità di studio. Una tradizione che Villa Nazareth porta avanti oggi, con varie iniziative. E una delle ultime, in ordine di tempo, è la scuola di italiano per stranieri.

Ce ne sono molte di scuole di italiano per stranieri. Ma quella organizzata dalla Fondazione Domenico Tardini in collaborazione con l’Università per Stranieri di Siena ha una particolarità. “Noi – racconta ad ACI Stampa Katia Franzese, una delle insegnanti del corso – ci concentriamo moltissimo sull’insegnamento dell’italiano ai religiosi. È un tema sottovalutato, ed è invece fondamentale”.

Si tratta di un piccolo impegno di evangelizzazione. Perché “sono molti i sacerdoti stranieri che vengono in Italia, per studiare o per prendersi in carico di una parrocchia. Ma non hanno mai avuto un percorso formativo dedicato. E Villa Nazareth può vantare questo percorso formativo, può dare qualcosa che fa la differenza”.

Fa la differenza in cosa? Spiega ancora Franzese che “ci sono suore che vengono dall’estero e sono chiamate a fare il catechismo. Ci sono sacerdoti che devono insegnare teologia, o anche semplicemente scrivere la tesi di laurea. Ci sono parroci provenienti dall’estero che non hanno confidenza con l’italiano, quando invece sarebbe necessario per ascoltare, comprendere, aiutare… addirittura, abbiamo un sacerdote nel nostro corso che non è impegnato in incarichi pastorali, ma che piuttosto è chiamato a lavorare come economo nella congregazione. Ecco, in quel caso il nostro corso lo aiuta a prendere confidenza con l’italiano utilizzato nel linguaggio del business, ad esempio”.

Ovvio che i corsi sono aperti a tutti, e ci sono anche laici che possono partecipare. Ma il target è proprio quello di sacerdoti e suore, nonché quello dei diplomatici accreditati presso la Santa Sede. I corsi sono anche pensati per specifici destinatari, e sono svolti da professori qualificati, che hanno studiato all’Università per Stranieri di Siena e hanno conseguito la certificazione DITALS. Mentre gli studenti, volendo, possono finalizzare il percorso formativo con la certificazione CILS.

I corsi non sono considerati solo corsi di lingua. Si affiancano ad altre attività, che aiutano a meglio comprendere la cultura del luogo, come per esempio una visita guidata settimanale.

Serena Liccardi, un’altra delle insegnanti del corso, annuncia che a settembre riprendono le lezioni di gruppo, in moduli di 60 o 80 ore, ma “in base alle necessità possiamo dare lezioni individuali”. L’idea è quella di “avere almeno due o tre gruppi di studenti, non superiori alle 15 persone, che permettano di mettere in pratica questa nostra grande sfida didattica”.

“Io credo – dice – che quello che aiuta di più gli insegnanti è la motivazione degli studenti”.

Così, Villa Nazareth si riempie ancora di storie. E chissà che il sacerdote che studierà l’italiano nella struttura cui il Cardinal Tardini ha dedicato la sua vita non si ritroverà poi ad essere parte della Storia proprio grazie a quelle ore di studio.

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