Diplomazia, carità, peso politico. Una lettura del Concistoro

Le berrette rosse in attesa di essere imposte sui cardinali durante un recente concistoro
Foto: Elise Harris / CNA
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Dal Laos dell’antica persecuzione anticristiana che ora si sta gradualmente aprendo al mondo al San Salvador degli attacchi alla Chiesa che uccisero anche sacerdoti, come fu monsignor Romero; dal Mali del conflitto dimenticato – ma non dalle forze internazionali che vi operano – alla Svezia della periferia della fede; fino a Barcellona, formalmente in un Paese cattolico che vive però un sentimento anti-cristiano violento, quasi un laboratorio dell’Europa che sarà. I cinque nuovi cardinali scelti da Papa Francesco non raccontano solo l’attenzione di Papa Francesco per le periferie. Raccontano anche il lavoro missionario della Santa Sede.

A cominciare dall’attenzione per il Laos, uno dei pochi Paesi al mondo a non avere relazioni diplomatiche con la Santa Sede. A prendere la berretta rossa, sarà Louis_Marie Ling Mangkhanekoun, che nemmeno guida una diocesi, ma un vicariato apostolico, quello di Paksé. Classe 1944, un grande impegno nella catechesi e nelle visite pastorali, vescovo dal 2001, amministratore “sede vacante ad nutum Sanctae Sedis di Vientiane”, è alla guida di una Chiesa che ha definito “bambina”, e che comunque sta crescendo di fedeli.

Merito anche dei primi beati laotiani, il missionario Mario Borzaga, il catechista che era con lui, e poi il primo sacerdote laotiano, Giuseppe Thao Tien e altri 14 compagni, tra i quali dieci missionari delle Missioni Estere di Parigi e degli OMI uccisi tra il 1954 e il 1970 dai guerriglieri comunisti Pathet Lao. Tutti beatificati lo scorso anno in una celebrazione che ha radunato 7 mila fedeli.  

In generale, le vocazioni sono in crescita. Dal 2011 al 2016, il Laos non ha ordinato nuovi sacerdoti. Quindi, nel settembre 2016, sono stati ordinati 3 sacerdoti, e nel 2017 ne ordineranno altri 2.

I cristiani in Laos sono circa l’1 per cento dei 7 milioni di abitanti della nazione, e 45 mila di questi cristiani sono cattolici. Ci sono 3 vicari apostolici, 22 sacerdoti, 11 religiosi.

Una situazione di cui Papa Francesco è stato messo a conoscenza lo scorso 30 gennaio, durante la visita ad limina dei vescovi del Laos. Il Papa ha ricordato ai presuli che “la grande forza della Chiesa oggi è nelle piccole Chiese, piccoline, con poca gente, perseguitate, con i loro vescovi in carcere. Questa è la nostra gloria e la nostra forza oggi”.

Per proteggere il gregge cristiano, la Santa Sede punta ad aprire relazioni diplomatiche con il Laos. È un momento favorevole. Dopo anni di regime comunista e isolazionista, ora il Paese si sta aprendo alle relazioni estere (Obama ha potuto visitarlo), e anche al fenomeno religioso: lo testimoniano le celebrazioni di beatificazione e ordinazioni permesse nello scorso anno.

Così, dopo la “diplomazia dei martiri”, con la celebrazione di beatificazione disposta da Papa Francesco proprio in Laos, c’è ora il lavoro della diplomazia pontificia, che – dopo Mauritania e Myanmar – vorrebbe aggiungere anche il Laos ai Paesi con cui sono stretti pieni rapporti diplomatici. Sarebbe anche un segnale per i fratelli maggiori e minori del Paese, con i quali la Santa Sede ancora non ha relazioni: il Dragone Rosso della Cina e il Vietnam, che pure lavora sulla libertà religiosa.

Ci sono invece piene relazioni diplomatiche, tra Santa Sede e Mali. Ma il fatto che il Papa abbia guardato al Paese africano per una berretta rossa – la prima della sua storia – è un segnale chiaro di come la diplomazia della Santa Sede non lasci niente al caso.

Jean Zerbo, arcivescovo di Bamako, è stato attivissimo nei negoziati di pace in Mali, che da anni è scosso da una guerra civile e dalla presenza di contingenti internazionali. Tanto per fare un esempio, la Francia vi ha inviato la sua più grande missione all’estero, la Barkhane, la prima che il neo presidente Emmanuel Macron ha visitato dopo aver preso possesso dell’Eliseo. Il neo cardinale conosce bene la Francia, ha studiato a Lione per lungo tempo e ha preso una licenza al Biblico di Roma. Sacerdote dal 1971, è ausiliare di Bamako dal 1988, e dal 1998 è diventato arcivescovo.

Nel Mali avviene uno dei tanti conflitti dimenticati del mondo, con una serie di attacchi kamikaze che hanno lasciato sul terreno decine di morti. La guerra separatista del Nord si è tinta di colori jihadisti, i Paesi della regione del Sahel si sono attivati per combattere il terrorismo, e l’impegno della Santa Sede per il Sahel non è nuovo: c’è una Fondazione vaticana, istituita nel 1984, Anno Santo Straordinario della Redenzione, per migliorare le condizioni di vita della popolazione nel territorio.

Il cardinalato al carmelitano Anders Arborelius, vescovo di Stoccolma, è il premio ad una Chiesa di vera periferia. Convertito a 20 anni, primo vescovo cattolico di nazionalità svedese in una nazione dove essere cattolici un tempo equivaleva a perdere tutti i diritti civili, il neo porporato di Stoccolma ha anche dimostrato una straordinaria attenzione verso il mondo dei rifugiati. Dandogli la berretta rossa, Papa Francesco premia una Chiesa di periferia, marginalizzata in una nazione profondamente secolarizzata o, se religiosa, di matrice protestante, ma comunque dalla mentalità anti-cattolica.

Una situazione simile a quella che si vive in Spagna, dove le ondate di secolarizzazione sono fortissime, nonostante la Spagna resti ancora un Paese cattolico. Si legge così la porpora a Juan José Omella, arcivescovo di Barcellona, ex missionario in Zaire, ha una caratteristica in comune agli altri porporati: sono tutti molto impegnati in organizzazioni caritative. Saceerdote dal 1970, vescovo dal 2004 (guidava la diocesi di Calahorra e La Calzada-Logrorio), è stato chiamato nel 2015 a guidare la diocesi di Barcellona. Una diocesi difficilissima dal punto di vista pastorale, come lo è in fondo ormai tutta la Spagna.

Ma la scelta di Papa Francesco potrebbe avere anche un sapore squisitamente politico. Lo scorso 15 marzo, la Conferenza Episcopale Spagnola ha confermato come presidente il Cardinale Ricardo Blazquez Perez, e come vicepresidente il Cardinale Antonio Canizares. I due, insieme al segretario generale Tamayo, sono stati ricevuti da Papa Francesco lo scorso 20 maggio. Colpisce che né il Cardinale Osoro Sierra, arcivescovo di Madrid, né l'arcivescovo Omella abbiano avuto un buon numero di voti. Così, Papa Francesco avrebbe promosso al Cardinalato Omella, dopo la berretta rossa a Osoro Sierra nello scorso concistoro, per sottolineare che sono loro gli uomini cui fa riferimento in Spagna. 

Guida la Caritas locale Gregorio Rosa Chàvez, ausiliare di El Salvador. È il primo vescovo ausiliare a prendere la porpora nella storia della Chiesa. A fianco del vescovo Oscar Arnulfo Romero, martirizzato nel 1981 e recentemente beatificato, è sacerdote dal 1970, ed è da più di 30 anni ausiliare di El Salvador, con una specializzazione in comunicazioni sociali all’Università di Lovanio (Belgio) che lo ha portato anche a dirigere i social media della diocesi di San Miguel. Attualmente è presidente della Caritas per l’America Latina e i Caraibi e della Caritas Nazionale.

La porpora a Chavez va letta come un premio per il lavoro svolto negli anni difficili di El Salvador, che – oltre all’assassinio dell’arcivescovo Romero – ha visto anche l’uccisione di sei gesuiti, nella loro università, dal 16 novembre del 1989. In generale, durante la dittatura militare ci furono 80 mila morti, vittime della guerra civile che dilaniò il Paese tra il 1980 e il 1992.

In sintesi, si può dire che Papa Francesco abbia guardato a quanti si impegnavano concretamente per la riconciliazione e nelle opere di carità; e che abbia guardato a quei Paesi dove è più necessaria la presenza della Santa Sede. Colpisce, in questo mini concistoro, l’assenza di cardinali provenienti dall’Est Europa, lì dove c’è il conflitto dimenticato di Ucraina che pure Papa Francesco ha menzionato nel suo ultimo urbi et orbi, o nei Paesi ex comunisti dove la Chiesa cattolica si sta rafforzando, nonostante tutto.