I Papi e la FAO, una storia di ascolto e dialogo

Benedetto XVI in visita alla FAO
Foto: FAO
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I Papi e la FAO hanno ormai una abitudine consolidata a incontrarsi. A volte sono gli stessi Pontefici ad andare presso la sede romana - come Francesco oggi - altre volte sono i dirigenti e il personale dell’Agenzia ONU ad essere ricevuti in Vaticano. Ma poco importa, quello che conta è il costante dialogo e il reciproco ascolto tra la Santa Sede e la FAO.

Fin dal 1970, in occasione del 25° della FAO, Papa Paolo VI ebbe a dire - anticipando quasi la Laudato sì - che bisognava garantire il diritto al cibo per tutti, salvaguardando nello stesso tempo la nostra casa comune, l’ambiente: “La concreta attuazione di queste possibilità tecniche a un ritmo accelerato - ammoniva il Beato Paolo VI - non avviene senza ripercussioni dannose sull’equilibrio del nostro ambiente naturale, e il peggioramento progressivo di ciò che si è convenuto chiamare l’ecosistema rischia, sotto l’effetto di contraccolpi della civiltà industriale, di condurre a una vera catastrofe ecologica. Noi vediamo già viziarsi l’aria che respiriamo, inquinarsi l’acqua che beviamo, contaminarsi le spiagge, i laghi, anche, gli oceani, sino a far temere una vera morte biologica in un avvenire non lontano, se non saranno coraggiosamente decise e severamente applicate, senza ritardi, energiche misure”.

Nel 1993 - in uno dei suoi tanti incontri con i vertici della FAO - Giovanni Paolo II poneva l’accento su egoismi e squilibri che dividevano - e dividono ancora - i Paesi ricchi, da quelli poveri. Era necessario - secondo San Giovanni Paolo II - pertanto “modificare la lista delle priorità nella lotta contro la fame e la malnutrizione a livello sia nazionale sia internazionale. Infatti, mentre l'autosufficienza alimentare rimane un obiettivo valido nello sviluppo di un dato paese, l'adeguata distribuzione dei beni assume un'importanza sempre più grande, cosicché essi siano resi realmente disponibili, in particolare per i molto poveri. L'adozione dei criteri di solidarietà e di distribuzione implica una disponibilità proporzionalmente più forte e disinteressata da parte dei Paesi più ricchi e dei principali produttori. Questa disponibilità è più che mai necessaria in un momento in cui i criteri dettati dalle tendenze economiche mondiali più recenti richiedono alle economie più deboli adattamenti strutturali che nel breve periodo possono compromettere i diritti fondamentali dei popoli e in alcuni casi persino la effettiva disponibilità di prodotti alimentari”.

Anche Benedetto XVI si è rivolto alla FAO. E nel 2009, citando l’Enciclica Caritas in Veritate, anticipava uno dei cardini della predicazione di Papa Francesco: “È importante ricordare – osservava Papa Benedetto- che il degrado della natura è strettamente connesso alla cultura che modella la convivenza umana: quando l'ecologia umana è rispettata dentro la società, anche l'ecologia ambientale ne trae beneficio. È vero: Il sistema ecologico si regge sul rispetto di un progetto che riguarda sia la sana convivenza in società sia il buon rapporto con la natura. Ed il problema decisivo è la complessiva tenuta morale della società. Pertanto, i doveri che abbiamo verso l'ambiente si collegano con i doveri che abbiamo verso la persona considerata in se stessa e in relazione con gli altri. Non si possono esigere gli uni e conculcare gli altri. Questa è una grave antinomia della mentalità e della prassi odierna, che avvilisce la persona, sconvolge l'ambiente e danneggia la società”.

 

Per Papa Francesco quella di oggi sarà la seconda visita alla FAO, dopo quella del 2014. Una ennesima occasione per il Pontefice per ribadire il suo no alla cultura dello scarto, che da sempre contraddistingue il suo magistero.