Il dialogo di Papa Francesco con i gesuiti colombiani

Papa Francesco e alcuni gesuiti colombiani
Foto: Civiltà Cattolica
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La Civiltà Cattolica, diretta da Padre Antonio Spadaro, pubblica il testo inedito del dialogo privato tra il Papa e alcuni gesuiti colombiani durante il suo recente viaggio apostolico in terra colombiana. Sono tanti gli argomenti affrontati durante il colloquio tra i giovani gesuiti e il Pontefice argentino: il concetto di come essere “popolo di Dio”,essere giovani in movimenti, l’Esortazione Apostolica Amoris Laetitia. 

Il primo argomento del dialogo è stato quello del concetto di “popolo di Dio”. “Purtroppo, a volte – commenta il Papa - noi abbiamo la tentazione di fare evangelizzazione per il popolo, verso il popolo, ma senza il popolo di Dio: Tutto per il popolo, ma niente con il popolo. Questo atteggiamento, in ultima istanza, risale a una concezione liberale e illuminista dell’evangelizzazione. E certo, il primo schiaffo a questa visione lo dà la Lumen gentium: la Chiesa è il santo popolo di Dio. Per questo, se vogliamo sentire la Chiesa, dobbiamo sentire il popolo di Dio. Popolo… Oggi bisogna fare attenzione quando si parla di popolo! Perché qualcuno dirà: «Finirete per diventare populisti, e si cominceranno a fare elucubrazioni. Ma bisogna capire che quella di «popolo» non è una categoria logica. Se si vuole parlare di popolo con schemi logici si finisce per cadere in un’ideologia di carattere illuminista e liberale oppure «populista», appunto…, comunque si finisce per chiudere il popolo in uno schema ideologico. Popolo invece è una categoria mitica. E per comprendere il popolo bisogna starci immersi, bisogna accompagnarlo dall’interno. Essere Chiesa, santo popolo fedele di Dio in cammino, richiede pastori che si lascino portare da quella realtà del popolo che non è ideologica: è vitale, è viva. La grazia di Dio che si manifesta nella vita del popolo non è una ideologia”.

Non manca la domanda sulla pastorale giovanile, tanto cara ai gesuiti e al Papa: “Oggi la pastorale giovanile dei gruppetti e della pura riflessione non funziona più. La pastorale di giovani quieti non ingrana. Devi mettere il giovane in movimento: sia o non sia praticante, va messo in movimento”.

Il Papa poi, parlando della riflessione filosofica e teologica nella Chiesa, cita Benedetto XVI: “Benedetto XVI parlava della verità come incontro, ovvero non più una classificazione, ma una strada. Sempre in dialogo con la realtà, perché non si può fare filosofia con la tavola logaritmica, che peraltro è ormai in disuso. E lo stesso vale anche per la teologia, ma questo non vuol dire imbastardire la teologia, al contrario. La teologia di Gesù era la cosa più reale di tutte, partiva dalla realtà e si innalzava fino al Padre. Partiva da un semino, da una parabola, da un fatto… e li spiegava. Gesù voleva fare una teologia profonda, e la realtà grande è il Signore. A me piace ripetere che per essere un buon teologo, oltre a studiare, bisogna avere dedizione, essere svegli e cogliere la realtà; su tutto questo bisogna riflettere in ginocchio”.

Infine un commento su Amoris Laetitia: “Sento molti commenti – rispettabili, perché detti da figli di Dio, ma sbagliati – sull’Esortazione apostolica post-sinodale. Per capire l’Amoris laetitia bisogna leggerla da cima a fondo. A cominciare dal primo capitolo, per continuare col secondo e così via… e riflettere. E leggere che cosa si è detto nel Sinodo. Una seconda cosa: alcuni sostengono che sotto l’Amoris laetitia non c’è una morale cattolica o, quantomeno, non è una morale sicura. Su questo voglio ribadire con chiarezza che la morale dell’ Amoris laetitia è tomista, quella del grande Tommaso. Potete parlarne con un grande teologo, tra i migliori di oggi e tra i più maturi, il cardinal Schönborn. Questo voglio dirlo perché aiutiate le persone che credono che la morale sia pura casistica. Aiutatele a rendersi conto che il grande Tommaso possiede una grandissima ricchezza, capace ancora oggi di ispirarci. Ma in ginocchio, sempre in ginocchio”.