Il Papa a tutto campo tra Chiesa, Trump e migranti

Papa Francesco
Foto: Lucia Ballester CNA
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Una nuova intervista a tutto campo quella che Papa Francesco ha concesso al quotidiano spagnolo El Pais. 

Tra i tanti temi affrontati il Papa parla del nuovo presidente degli Stati Uniti Donald Trump. E qui il Pontefice mostra grande prudenza: “Si vedrà. Vedremo ciò che farà e in base a quello valuteremo. Sempre basandoci su casi concreti. Il cristianesimo o è concreto o non è cristianesimo”.

Il Papa mette in guardia anche dal rischio populismo. “Per me - dice - l’esempio più tipico del populismo, nel senso europeo, è il 33 tedesco. La Germania distrutta cerca di alzarsi, cerca la sua identità, cerca un leader che gliela restituisca: c’è un giovane che si chiama Hitler e dice io posso. E tutta la Germania vota Hitler. È stato votato dal suo popolo, e poi lo ha distrutto. Questo è il pericolo. In tempi di crisi non funziona la ragione, cerchiamo un salvatore che ci restituisca l’identità e ci difendiamo con i muri”.

Sulla vita della Chiesa il Papa è chiaro. “Nella Chiesa -  ribadisce - ci sono santi e peccatori, gente per bene e corrotti”, ma l’importante è che non sia “una Chiesa anestetizzata dalla mondanità”. E aggiunge: “il male peggiore per la Chiesa è il clericalismo. Quando il pastore si converte in funzionario”.

Non è mancato nemmeno un riferimento al tema migranti. “Che il Mediterraneo - rileva Papa Bergoglio sia un cimitero, deve farci pensare”. I migranti bisogna “salvarli. Poi, accoglierli il meglio possibile ed integrarli”.

Francesco ripete infine ancora una volta che la Chiesa non deve trasformarsi in una ONG e che oggi “al centro del sistema economico vi è il dio denaro e non l'uomo e la donna”.