Il Papa: "Troppo spesso la pace è ancora solo un miraggio"

Il discorso del Papa al Corpo Diplomatico
Foto: L'Osservatore Romano - ACI Group
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La pace "è un dono, una sfida e un impegno" e non è un bene scontato o un diritto acquisito, bensì per molti è ancora “soltanto un lontano miraggio. Milioni di persone vivono tuttora al centro di conflitti insensati. Anche in luoghi un tempo considerati sicuri, si avverte un senso generale di paura”. Lo ha detto il Papa, ricevendo stamane in Vaticano il Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede in occasione degli auguri di inizio anno.

Francesco decide di dedicare l'udienza al tema “della sicurezza e della pace, poiché nel clima di generale apprensione per il presente e d’incertezza e di angoscia per l’avvenire, nel quale ci troviamo immersi, ritengo importante rivolgere una parola di speranza, che indichi anche una prospettiva di cammino”.

La pace – vista con gli occhi del cristiano, ricorda il Papa – è dono di Dio, ed “esprimo il vivo convincimento che ogni espressione religiosa sia chiamata a promuovere la pace”. Per sanare le ferite e camminare insieme occorre “dialogo autentico fra le diverse confessioni religiose. È un dialogo possibile e necessario, come ho cercato di testimoniare nell’incontro avvenuto a Cuba con il Patriarca Cirillo di Mosca”.

La religione tuttavia – rileva con amarezza il Pontefice - anche oggi viene “usata a pretesto di chiusure, emarginazioni e violenze. Mi riferisco particolarmente al terrorismo di matrice fondamentalista, che ha mietuto anche lo scorso anno numerose vittime. Sono gesti vili: si tratta di una follia omicida che abusa del nome di Dio per disseminare morte, nel tentativo di affermare una volontà di dominio e di potere”.

Tutte le religioni – è l'appello del Papa - “siano unite nel ribadire con forza che non si può mai uccidere nel nome di Dio. Il terrorismo fondamentalista è frutto di una grave miseria spirituale, alla quale è sovente connessa anche una notevole povertà sociale. Esso potrà essere pienamente sconfitto solo con il comune contributo dei leader religiosi e di quelli politici. Ai primi spetta il compito di trasmettere quei valori religiosi che non ammettono contrapposizione fra il timore di Dio e l’amore per il prossimo. Ai secondi spetta garantire nello spazio pubblico il diritto alla libertà religiosa, riconoscendo il contributo positivo e costruttivo che essa esercita nell’edificazione della società civile, dove non possono essere percepite come contraddittorie l’appartenenza sociale, sancita dal principio di cittadinanza, e la dimensione spirituale della vita. A chi governa compete, inoltre, la responsabilità di evitare che si formino quelle condizioni che divengono terreno fertile per il dilagare dei fondamentalismi”.

Per far ciò servono “adeguate politiche sociali volte a combattere la povertà, che non possono prescindere da una sincera valorizzazione della famiglia, come luogo privilegiato della maturazione umana, e da cospicui investimenti in ambito educativo e culturale”. Papa Francesco loda in tal senso l’iniziativa del Consiglio d’Europa sulla dimensione religiosa del dialogo interculturale.

La pace – spiega ancora il Papa – “è una virtù attiva, che richiede l’impegno e la collaborazione di ogni singola persona e dell’intero corpo sociale nel suo insieme”. La pace è nonviolenta: “uno stile politico, basato sul primato del diritto e della dignità di ogni persona”.

Per avere la pace – prosegue ancora Francesco – bisogna sradicare le ingiustizie. Il pensiero del Papa si estende poi al tema delle carceri, e dopo aver ringraziato chi ha accolto il suo invito per un gesto di clemenza verso i detenuti, Papa Bergoglio si dice convinto del fatto che “il Giubileo straordinario della Misericordia sia stata un’occasione particolarmente propizia anche per scoprire la grande e positiva incidenza della misericordia come valore sociale”.

Oltre ai carcerati, il Papa pensa anche a profughi, rifugiati e migranti. Bisogna – rileva Francesco - “saper coniugare il diritto di ogni essere umano di immigrare in altre comunità politiche e stabilirsi in esse, e nello stesso tempo garantire la possibilità di un’integrazione dei migranti nei tessuti sociali in cui si inseriscono, senza che questi sentano minacciata la propria sicurezza, la propria identità culturale e i propri equilibri politico-sociali. D’altra parte, gli stessi migranti non devono dimenticare che hanno il dovere di rispettare le leggi, la cultura e le tradizioni dei Paesi in cui sono accolti”.

La crisi attuale – ammonisce Francesco – non è “un semplice conteggio numerico. I migranti sono persone, con nomi, storie, famiglie e non potrà mai esserci vera pace finché esisterà anche un solo essere umano che viene violato nella propria identità personale e ridotto ad una mera cifra statistica o ad oggetto di interesse economico. Il problema migratorio è una questione che non può lasciare alcuni Paesi indifferenti, mentre altri sostengono l’onere umanitario, non di rado con notevoli sforzi e pesanti disagi, di far fronte ad un’emergenza che non sembra aver fine. Tutti dovrebbero sentirsi costruttori e concorrenti al bene comune internazionale, anche attraverso gesti concreti di umanità, che costituiscono fattori essenziali di quella pace e di quello sviluppo che intere nazioni e milioni di persone attendono ancora. Sono perciò grato ai tanti Paesi che con generosità accolgono quanti sono nel bisogno, a partire dai diversi Stati europei, specialmente l’Italia, la Germania, la Grecia e la Svezia”.

Le visite ai campi di Lesbo e del Messico sono state occasioni per essere prossimo – spiega Papa Francesco - “alle migliaia di migranti che patiscono terribili ingiustizie e pericoli nel tentativo di poter avere un futuro migliore, vittime di estorsione e oggetto di quel deprecabile commercio – orribile forma di schiavitù moderna – che è la tratta delle persone”.

Una visione dell'uomo “che presta il fianco al diffondersi dell’iniquità, delle disuguaglianze sociali, della corruzione” è “nemica della pace”. Oggi “ci sono ancora troppe persone, specialmente bambini, che soffrono per endemiche povertà e vivono in condizioni di insicurezza alimentare – anzi di fame –, mentre le risorse naturali sono fatte oggetto dell’avido sfruttamento di pochi ed enormi quantità di cibo vengono sprecate ogni giorno. I bambini e i giovani sono il futuro, sono coloro per i quali si lavora e si costruisce. Non possono venire egoisticamente trascurati e dimenticati. Per tale ragione ritengo prioritaria la difesa dei bambini, la cui innocenza è spesso spezzata sotto il peso dello sfruttamento, del lavoro clandestino e schiavo, della prostituzione o degli abusi degli adulti, dei banditi e dei mercanti di morte”.

Pensando ai giovani, Francesco lancia un appello per la Siria. La comunità internazionale “si adoperi con solerzia per dare vita ad un negoziato serio, che metta per sempre la parola fine al conflitto, che sta provocando una vera e propria sciagura umanitaria. Ciascuna delle parti in causa deve ritenere come prioritario il rispetto del diritto umanitario internazionale, garantendo la protezione dei civili e la necessaria assistenza umanitaria alla popolazione. Il comune auspicio è che la tregua recentemente firmata possa essere un segno di speranza per tutto il popolo siriano, che ne ha profonda necessità. Ciò esige anche che ci si adoperi per debellare il deprecabile commercio delle armi e la continua rincorsa a produrre e diffondere armamenti sempre più sofisticati”.

Il Papa è preoccupato inoltre per la situazione tra le due Coree e mette in guardia da nuove forme di ideologie che “mascherandosi come portatrici di bene per il popolo, lasciano invece dietro di sé povertà, divisioni, tensioni sociali, sofferenza e non di rado anche morte. La pace, invece, si conquista con la solidarietà. Da essa germoglia la volontà di dialogo e la collaborazione, che trova nella diplomazia uno strumento fondamentale”. E in tale ambito il Papa assicura l'impegno di Santa Sede e Chiesa Cattolica.

Francesco guarda con speranza all'impegno della diplomazia, elencando i rapporti tra Stati Uniti e Cuba e il processo di pace in Colombia. Ci si impegni anche in Medio Oriente – auspica il Papa – nello Yemen, in Iraq, in Terra Santa, ma anche in Venezuela così come nelle diverse zone dell'Africa e dell'Asia.

Quanto all'Europa Papa Francesco ricorda come il Vecchio Continente stia “attraversando un momento decisivo della sua storia, nel quale è chiamata a ritrovare la propria identità. Ciò esige di riscoprire le proprie radici per poter plasmare il proprio futuro. Di fronte alle spinte disgregatrici, è quanto mai urgente aggiornare l’idea di Europa per dare alla luce un nuovo umanesimo basato sulle capacità di integrare, di dialogare e di generare”.

Infine sulla scia della Laudato Sì, il Papa parla dell'ambiente. E Francesco si rivolge ai terremotati del Cento Italia. “Auspico – conclude – che la solidarietà che ha unito il caro popolo italiano nelle ore successive al terremoto, continui ad animare l’intera Nazione, soprattutto in questo tempo delicato della sua storia”.

Prima del discorso del Papa ha preso la parola l'Ambasciatore di Angola Armindo Fernandes do Espírito Santo Vieira, Decano del Corpo Diplomatico.