Le categorie dei credenti. XV Domenica del Tempo Ordinario

Una immagine di Gesù con i discepoli
Foto: Centro Aletti
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Nel brano di vangelo Gesù racconta una parabola. Altre ne sentiremo nelle prossime domeniche. La parabola è un racconto che partendo dalla vita vissuta, dagli eventi quotidiani, di cui tutti hanno esperienza, parla di Dio e dunque facilita la comprensione della Verità non tanto con il ragionamento, ma illuminando la mente e la fantasia di chi ascolta.

Nella parabola di oggi il protagonista è un seminatore. Gesù parla di se stesso e del suo apostolato, il quale non è esente da insuccessi. Il Signore è onesto e realista e proprio per questo è in grado di analizzare lucidamente anche i suoi fallimenti “pastorali”. Nello stesso tempo, però, attraverso la parabola ci offre una straordinaria lezione di speranza. Invita a riconoscere che la Parola di Dio nonostante tutte le apparenze contrarie, avrà un effetto sicuro, produrrà un raccolto nel cuore dell’uomo, della Chiesa e del mondo.

Gesù vede molto lontano e dichiara che il seme - la sua Parola e la Fede - ha un nemico, un nemico temibile che chiama il Maligno. Ebbene a causa di questo “Nemico” ci sono persone che, pur ricevendo l’annuncio della Parola di Dio, non giungono alla fede a causa della superficialità con cui affrontano la vita, La quale impedisce qualsiasi radicamento per mancanza di profondità interiore.
Insieme a queste persone ce ne sono altre, che pur avendo iniziato a credere, poi abbandonano il cammino perché mancano di radici. Si tratta delle persone che si entusiasmano per Gesù, conoscono momenti di commozione, fanno buoni propositi ma poi, quando sopraggiungono ostilità a causa del vangelo o sofferenze e difficoltà legate alla vita, lo abbandonano, quasi la fede fosse un’assicurazione che libera la vita dal suo corso ordinario e dalla poca attraente ferialità.

Una terza categoria di credenti è dato da coloro che si lasciano prendere dalla spirito del mondo perché condizionati dal contesto di incredulità nel quale si trovano a vivere. Quante volte sentiamo fare questi ragionamenti: “Come posso andare a Messa la domenica quando gioca la mia squadra del cuore?; quando è l’unico giorno nel quale posso fare quello che voglio?; quando devo fare i turni al lavoro?…e poi avrò anch’io il diritto di riposarmi dopo una settimana stressante?”. E così cioè che è veramente essenziale, il Signore, passa in secondo, terzo piano...

Nei casi appena ricordati emerge una conseguenza esistenziale: aumenta il vuoto del nostro cuore perché ci si lascia illudere ed affascinare dalle creature e ci si dimentica dell’Unico che può dare consistenza alla vita, il Signore.

San Tommaso d’Aquino afferma: Il seme trova tre impedimenti, dal momento che richiede tre cose: la memoria in cui venga conservato; l’amore in cui affondi le radici; e infine l’impegno. La memoria è tolta dalla vanità; l’amore o la carità dalla durezza; e l’impegno dai vizi”. E’ un invito a vigliare su noi stessi perché vanità, durezza e vizio non prendano il sopravvento nella nostra vita

L’ultima categoria di credenti è data da coloro che portano frutto. E questo accade quando la Parola ricevuta e accolta si trasforma in opere e il discepolato si trasforma in fedeltà a Cristo.