Nabil el-Khoury: la teologia di Ratzinger è utile per il dialogo con l'Islam

Il momento della premiazione
Foto: Angela Ambrogetti /Acistampa
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Per la quinta volta nel Palazzo Apostolico si è svolta ieri la cerimonia di consegna del Premio Ratzinger, quello che ormai tutti gli studiosi chiamano il Nobel della teologia.

Quest’ anno i premiati sono due, Mario de França Miranda, brasiliano sacerdote gesuita, professore emerito di Teologia presso la Pontificia Università Cattolica di Rio de Janeiro, e il libanese Nabil el-Khoury, professore di Filosofia e Letteratura comparata presso l’Université Libanaise di Beirut e l’Università di Tubinga, traduttore in arabo dell’Opera omnia di Joseph Ratzinger-Benedetto XVI.

Dopo la cerimonia abbiamo il professore ha condiviso le sue emozioni con Acistampa:

Cosa significa per la sua ricerca ricevere questo incoraggiamento?

Io ho tradotto tutti i libri di Joseph Ratzinger in lingua araba. Il Santo Padre è stato in Libano. Così come Gesù è stato nella Decapoli nel 28, Benedetto è venuto da noi è ha fatto un lavoro straordinario ai piedi di Nostra Signora del Libano, ha incontrato il Patriarca maronita Bechara Rai e tutti gli altri cristiani del Libano. Ha preso il messaggio di Gesù e ci ha pregato diffonderlo e presentarlo al mondo arabo. Io ho tradotto i suoi libri su Gesù e su Maria e poi ho regalato tutti questi libri a suo nome a cristiani e musulmani nel Libano.

La teologia di Joseph Ratzinger può essere utile per il dialogo tra cristiani e musulmani?

Sì, certo. É molto importante tutto il lavoro di Ratzinger per dimostrare che Gesù è una persona storica. Una volta il cardinale Ratzinger è venuto a visitarmi con Ernst Bloch il famoso filosofo e con sua moglie. E la signora ha detto: “ Per favore professor Ratzinger, mi racconti qualche cosa sulla fede!” E Bloch disse: “ La fede ha una logica umana” e Ratzinger ha risposto parlando della reale storicità di Gesù.

Lo studio della teologia è importante anche per la vita quotidiana, non è qualcosa che rimane solo nelle accademie allora?

Esattamente. Io ho studiato con Ratzinger per lungo tempo in Germania, a Tubinga, a Ratisbona.

Era un professore straordinario, tutte le sue lezioni erano sempre concentrate sulla persona di Cristo, persona storica.

Quanto è difficile tradurre in arabo il tedesco di Joseph Ratzinger?

Molto, perchè la lingua araba è molto esatta e il lavoro è difficile. Ho dato la metà della mia vita a tradurre questi testi.

Questo premio è l’inizio di un nuovo lavoro ?

Sto preparando un libro su tutti i suoi lavori, e il suo libro più importante, “Introduzione al cristianesimo”, l’ho tradotto in arabo con una introduzione del Patriarca ortodosso Hazim di Damasco.  E questo libro è usato in tutte le università arabe. Per cristiani e musulmani. E il Patriarca  dice sempre: Paolo ha fondato il Patriarcato di Damasco e Pietro ha fondato la Chiesa di Roma, noi tendiamo la mano al Primato di Roma con quell’amore di cui parlava Sant’Ignazio di Antiochia.  Io ho almeno 60 lettere che mi ha scritto Joseph Ratzinger in cui mi ringraziava per aver creato questo legame “ con il mio fratello il Patriarca Hazim”.

Ora sto lavorando per cercare di unificare la data per la celebrazione della Pasqua tra cattolici e ortodossi.

Nella breve cerimonia nella sala Regia l’arcivescovo Luis Francisco Ladaria, segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede e del Comitato Scientifico della Fondazione Vaticana Joseph Ratzinger – Benedetto XVI, ha ricordato i profiili dei due studiosi. Entrambi provengono da “terre e luoghi dove si sperimenta, a volte anche nel dramma di cui tutti noi facciamo esperienza in questi giorni, che ‘una cultura inedita palpita e si progetta nella città’ ” ha detto monsignor Giuseppe Scotti presidente della Fondazione.

A consegnare il Premio Ratzinger delegato da Papa Francesco, è stato il cardinale Gerhard L. Müller, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. “ La cattolicità della Chiesa- ha detto- si realizza così nelle plurime forme d’espressione dell’unica fede cristiana. La cattolicità è perciò, da un lato, un dono preventivo e, dall’altro, un principio dinamico necessario per portare Cristo, il Figlio incarnato di Dio, a prendere completamente forma nel suo corpo che è la Chiesa, vivente ovunque nel mondo”.

Tra i presenti i cardinali Bertone, Cordes, Grech, Koch, Monteiro de Castro e Sandri, gli arcivescovi Becciu e Farhat, Christian Schaller e Waldemar Chrostowski, vincitori del Premio Ratzinger nel 2013 e nel 2014, e altri membri del Comitato scientifico, del Consiglio d’amministrazione e del Collegio dei revisori della Fondazione Vaticana Joseph Ratzinger – Benedetto XVI come Don Giuseppe Costa Direttore della Libreria Editrice vaticana e Padre Stefan Horn coordinatore del Ratzinger Schülerkreis.