Papa Francesco al Corviale, “Chiediamo la grazia di essere una comunità gioiosa”

Papa Francesco abbraccia il piccolo Emanuele, nell'incontro con i bambini alla parrocchia di San Paolo della Croce. Sullo sfondo, il parroco Don Roberto Cassano, San Paolo della Croce, Roma, 15 aprile 2018
Foto: Vatican Media - Youtube
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Dal brano del Vangelo preferito alle domande sulla fine del papà non credente scomparso. L’incontro con il “tesoro della parrocchia” – come li chiama il parroco – e cioè i poveri e gli anziani. Quindi, qualche confessione, e la Messa, in cui chiede “la grazia di essere comunità gioiosa. Si sintetizzano in questi momenti chiave le circa tre ore che Papa Francesco trascorre nella parrocchia di San Paolo della Croce.

La parrocchia è nata nel 1977, è titolo cardinalizio del Cardinale Oswald Gracias, ricevette la visita di Giovanni Paolo II nel 1992. Ma è soprattutto una parrocchia nata in un quartiere difficile, il Corviale, che doveva rappresentare la svolta rispetto ai quartieri dormitorio che si costruivano con abusi allora a Roma e che invece rimase incompiuto, un “serpentone” di case per la maggior parte occupate, fino agli interventi di riqualificazione.

È qui che opera don Roberto Cassano, giovane e dinamico parroco che aveva potuto raccontare a Papa Francesco della situazione della parrocchia quando lo incontrò a novembre, al termine di una delle Messe mattutine di Papa Francesco a Santa Marta cui partecipano persone provenienti dalle parrocchie di Roma. Gli parlò del quartiere, e Papa Francesco disse di conoscere la situazione.

Da lì, l’idea della visita, annunciata a Pasqua ai parrocchiani. I preparativi, le buche delle strade riparate, l’attesa. E gli incontri. Prima i bambini, poi i poveri e gli anziani.

Da parte dei bambini, quattro domande.

Leonardo chiede al Papa quale sia il suo passo del Vangelo preferito, e il Papa risponde, facendosi promettere dai bambini che andranno a cercare quel passo del Vangelo. Ed è il passo in cui Gesù chiama con sé Matteo, un esattore delle tasse, “traditore della patria perché prendeva le tasse e le dava all’esercito che al tempo occupava la Palestina, quello dei Romani”, e che Gesù chiama, nonostante sia un uomo “disprezzato e traditore”.

E l’uomo, incredulo di essere chiamato da Gesù, “si alzò e lo seguì”. Un passo – commenta il Papa – in cui si vede la forza che ha Gesù di cambiare i cuori. Questo era uno dei peggiori e Gesù è riuscito a cambiarlo (…) Gesù è capace di cambiare il più cattivo e farne un evangelista, un apostolo e un santo”.

Carlotta chiede se le persone battezzate sono figli di Dio. E Papa Francesco, dopo aver chiesto ai bambini la loro opinione, sottolinea che “tutti siamo figli di Dio”, anche “i mafiosi sono figli di Dio”, sebbene preferiscano “comportarsi come figli del diavolo”.

Dio – aggiunge il Papa – ha messo nel cuore di tutti gli uomini “la coscienza per conoscere il bene e distinguerlo dal male”. Quando si viene battezzati “in quella coscienza entra lo Spirito Santo e rafforza l’appartenenza a Dio. In quel senso, sei diventata più figlia di Dio, perché sei figlia di Dio come tutti e hai anche la forza dello Spirito Santo che ti è entrato dentro”.

Immancabile, la domanda sulla sensazione che ha avuto quando è stato eletto Papa. La fa Edoardo, e Papa Francesco – con una risposta che “sembra un po’ noiosa” – dice di non aver “sentito niente di particolare, non ho sentito paura, non ho sentito una gioia speciale (…) Quando il Signore chiama, ti dà la pace. È quello che si sente quando c’è una vera chiamata del Signore. E io ho sentito la pace”.

Emanuele, invece, non riesce a fare la domanda. Scoppia in pianto, e il Papa lo chiama sé, lo consola, lo ascolta, e poi chiede l’autorizzazione di poter dire la domanda in pubblico. Il papà di Emanuele è da poco venuto a mancare, non era credente, anche se ha fatto battezzare i figli, e Emanuele si chiede se è in cielo.

Papa Francesco loda il coraggio di Emanuele nel piangere davanti a tutti, e rimarca la “bella testimonianza data da quell’uomo ai suoi figli”, una testimonianza che si è riverberata sul figlio “che ha ereditato la forza del papà”. “Quell’uomo – chiosa il Papa - non aveva il dono della fede, non era credente, ma ha fatto battezzare i figli. Aveva il cuore buono, e lui ha il dubbio che il papà per non essere credente non potesse andare in cielo”.

Conclude Papa Francesco: “Chi decide chi va in cielo è Dio, ma come è il cuore di Dio davanti a un papà così, cosa sembra a voi un cuore di papà? Davanti a un papà non credente che è stato capace di dare questo ai figli, pensate che Dio sarebbe capace di tenerlo lontano da te? Dio abbandona i suoi figli?”.

Dopo aver salutato i bambini, Papa Francesco passa ad incontrare anziani e poveri. Don Roberto Cassano li presenta – parafrasando San Lorenzo – come “il vero tesoro della parrocchia”, e spiega che la parrocchia aiuta i poveri in vari modi. In modo materiale, con un pacco mensile consegnato a 100 famiglie anche con l’aiuto dei Cavalieri di Malta, doni materiali che aiutano magari a pagare le bollette, ma anche in “maniera immateriali, con supporto psicologico, ma anche semplicemente ascoltandoli”.

Infatti – spiega don Cassano – “uno dei problemi principali di questa parrocchia è la solitudine delle persone anziane, essendo un quartiere che sta diventando anziano”.

C’è solo una piccola rappresentanza, si rammarica don Cassano. Ma Papa Francesco si rivolge a tutti.

“Sono stato con i giovani – esordisce - ora sono con voi che siete più tranquilli, andate avanti lentamente, perché la vita vi ha insegnato, avete esperienza”.

Continua il Papa; “Qualcuno dice che i giovani corrono, ma gli anziani conoscono la strada. E voi conoscete le strade della vita, tante strade buone e non tanto buone, le sofferenze, le privazioni. Il Signore vi vuole bene, quello che la parrocchia fa con voi è un dovere, perché quelli che hanno più bisogno sono coloro che sono al centro della parrocchia e al centro del Vangelo”.

Quindi, il Papa sottolinea che “ognuno di voi ha tanti problemi, malattie, dolori, problemi spirituali. Ognuno ha il proprio dolore, ognuno ha la propria piaga”. Ma chiede che questo “non vi tolga la speranza e non vi tolga la gioia, perché Gesù è venuto a pagare le nostre piaghe con le sue piaghe, e questa è la gioia”.

E di gioia Papa Francesco parla anche nell’omelia, riprendendo il passo del Vangelo che ha commentato a braccio anche durante il Regina Coeli: i discepoli ancora non credono che Gesù sia risorto, nonostante le varie testimonianze (la Maddalena, Pietro, i discepoli di Emmaus) per la gioia di aver avuto quella notizia.

Succede anche noi quando ci danno una bella notizia: prima di riceverla nel cuore chiediamo se è vero”, commenta il Papa. E così, di fronte a Gesù che era lì, i discepoli “non riescono ad accettare, a lasciar passare quella verità che vedevano nel cuore”.

È questa gioia che dà “rinnovata giovinezza” ai discepoli, e anche a noi che “siamo abituati ad invecchiare con il peccato”, perché “il peccato invecchia il cuore sempre, ti fa il cuore duro e stanco. Il peccato stanca il cuore”.

Papa Francesco esorta: “Non abbiate paura, lui rinnova, il peccato ci invecchia, Gesù risorto, vivo, ci rinnova. Questa è la forza di Gesù risorto. Quando ci accostiamo al sacramento della penitenza è per essere rinnovati, per ringiovanire. Questo lo fa Gesù risorto, che oggi è in mezzo a noi”.

E per questo, Papa Francesco invita a chiedere “la grazia di credere che Cristo è vivo, è risorto. Questa è la nostra fede. Questa è la nostra vita, la nostra vera gioventù. La vittoria di Cristo sul peccato”.

“Chiediamo al Signore – conclude il Papa - la grazia che la gioia non ci impedisca di credere. La grazia di toccare Gesù risorto. Toccarlo nell’incontro con la preghiera, nell’incontro nei sacramenti, nell’incontro col suo perdono che è la rinnovata giovinezza della Chiesa, nell’incontro con gli ammalati quando andiamo a trovarli, con i carcerati, con quelli che sono i più bisognosi. Se noi sentiamo la voglia di fare qualcosa di buono, è Gesù risorto che ci spinge a quello. È sempre la gioia, la gioia che ci fa giovane. Chiediamo la grazia di essere una comunità gioiosa”.