martedì, gennaio 20, 2026 Donazioni
Un servizio di EWTN News

Dalle diocesi, si celebra il Natale e si chiude il Giubileo

Sono state giornate intese quelle vissute nelle diocesi del mondo in questi giorni per il Natale e, domani, conclusione dell’anno giubilare a livello diocesano prima della conclusione del Giubileo che avverrà, con la chiusura della Porta Santa della Basilica di san Pietro il prossimo 6 gennaio.

“Natale è la vita vera, è accogliere il Signore che rende bella la nostra vita e ci fa entrare nella storia che non sono i grandi avvenimenti”, ha detto nell’omelia di Natale l’arcivescovo di Bologna, il card. Matteo Zuppi: “accogliamo il Verbo che si è fatto carne, perché oggi ci dona tutto quello che serve per la vita che non finisce e che nessuno può portar via: resiste al male e crea legami veri, quelli della comunione. Noi cerchiamo tutti l’amore e il Natale porta solo l’amore. Natale è una risposta, felicità vera perché ci chiede di vivere per qualcuno che non ci delude. Cambieremo noi stessi solo se impariamo ad amare Dio”. Il mondo “cerca luce vera, ha desiderio di futuro, di salvezza, di eterno e di quello che non finisce”, ha aggiunto il porporato sottolineando che “non si può vivere senza speranza. La speranza richiede responsabilità e il Natale è la responsabilità di un Figlio, di un Bambino per accoglierlo e farlo crescere in noi. Siamo oggi uomini del giorno perché il Verbo, che è il Principio di tutto, si fa visibile. Viene perché non possiamo vivere disprezzando quello Spirito che abbiamo dentro”. Il card. Zuppi, nella vigilia di Natale ha anche celebrato messa nella Hall Alta velocità della Stazione Centrale di Bologna e ha salutato, nel cortile della Curia, i rappresentanti delle Forze dell’Ordine che garantiscono la sicurezza anche nella Notte Santa e via radio le pattuglie e centrali operative di Polizia di Stato, Carabinieri,  Guardia di Finanza e Vigili del Fuoco. E nel giorno di Natale ha celebrato nella casa circondariale “Rocco D’Amato” di Bologna e ha partecipato al pranzo con i più fragili nella chiesa dell’Annunziata organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio della città.

“Siamo stati a Betlemme, là dove è nato il Principe della pace, il cui regno non ha fine, anche se adesso è un po’ disertata dai pellegrini e sarebbe, invece, molto importante che riprendessero i pellegrinaggi. Ma oggi questo invito, Venite adoremus, non ci costringe ad andare a Betlemme, perché celebriamo anche qui il mistero che ci salva – che proprio in Betlemme ha avuto origine – e che in ogni momento e situazione della storia viene accolto, adorato e dona la pace, così come cantano gli angeli”, ha detto l’arcivescovo di Milano, Mario Delpini ricordando il recente viaggio dei vescovi lombardi in terra Santa. E commentando il Vangelo della nascita ricorda i pastori e l’annuncio che ricevono dall’Angelo: “perché l’angelo del Signore si presentò proprio a quei pastori che vegliavano nella notte facendo la guardia al proprio gregge? Io credo – ha detto - che l’angelo abbia visitato diverse case e luoghi di vita per portare il lieto annuncio. Si presentò, infatti, in primo luogo nei lussuosi palazzi dei ricchi. Ma i ricchi lo cacciarono via”. E poi i pastori:  “in quella notte, in ogni notte coloro che ascoltano l’angelo furono così avvolti di luce e il cantico delle schiere celesti li incantò nella notte”. “Non mandate via gli angeli – il monito del presule ambrosiano - piuttosto credete all’annuncio della gioia e mettetevi in cammino per cercare Gesù. Credete alla promessa della gioia: la troverete là dove abita il Signore, nella parola che viene proclamata, nel silenzio in cui c’è lo spazio perché l’annuncio possa essere ascoltato, nel mistero che celebriamo. Ascoltate la voce dell’angelo e credete alla promessa della gioia: là troverete là dove il Signore vi manda per praticare il suo comandamento, per amare, servire, perdonare, per annunciare il Principe della pace”. “Siate voi gli angeli che portano una notizia di vita e un annuncio di gioia perché questo mondo non muoia di tristezza e di disperazione, ma sia il luogo in cui le donne e gli uomini imparano a diventare figli di Dio”, ha concluso Delpini che dopo la celebrazione ha partecipato al pranzo con gli ospiti dell’Opera Cardinal Ferrari. 

“Adoriamo il Signore Gesù, nostro fratello e redentore, che ci ha permesso di diventare figli di Dio, rendendoci partecipi della sua natura divina. Ciò che Cristo è per natura, noi uomini, rinati nelle acque del Battesimo, lo diventiamo per grazia”, ha detto il vescovo di Como, il card. Oscar Cantoni:  “non solo ha restaurato la nostra dignità umana come immagine di Dio, ma ci ha resi partecipi della sua natura divina, così che un Padre della Chiesa (s. Atanasio) è giunto all’ardita affermazione che ‘il Figlio di Dio si è fatto uomo perché noi potessimo essere divinizzati’, ossia capaci di amare come Dio ama, fino a essere capaci di dare la vita, come ha fatto Gesù. La divinizzazione consiste per noi nella piena umanizzazione”. Per giungere a questa meta, è “necessario che il nostro cuore batta all’unisono col cuore di Gesù.  Purifichiamolo da tutto ciò che è orgoglio, che è durezza, disordine e ogni tiepidezza. Lasciamo che il Signore ci riempia del suo amore divino, così che né gli avvenimenti quotidiani, né le circostanze della vita possano riuscire a sconvolgerlo, e nel suo amore, possiamo trovare la nostra pace, che a nostra volta possiamo comunicare agli altri nostri fratelli e sorelle in umanità”.

“Mentre volge a conclusione il tempo di grazia dell’anno giubilare, la divinizzazione della natura umana è fondamento della speranza cristiana”, ha detto il vescovo di Sora-Cassino-Aquino – Pontecorvo, Gerardo Antonazzo: la generazione a “figli di Dio” orienta “irrevocabilmente il cammino di pellegrini verso la meta definitiva: ‘Quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è’ (1Gv 3,3). Quando questo si compirà in pienezza, sarà gioia piena e vita eterna. Ogni speranza sarà compiuta”.

Mentre l’Anno giubilare volge al termine “chiediamoci se il Natale cristiano ci appartiene ancora o se il nostro Natale è, ormai, postcristiano, ossia se è il Natale del consumismo, in tutte le sue forme e declinazioni, il Natale ridotto agli auguri di buone feste o, addirittura, alla festa delle luci d’inverno”, ha detto il patriarca di Venezia, Francesco Moraglia aggiungendo che con il Natale cristiano, “l’impossibile accade! Il Natale cristiano è, quindi, far nostro l’impossibile che accade: Dio si fa uomo e ci introduce nella logica dell’incarnazione di Betlemme e di Nazareth (non una teoria astratta), ossia conta chi per il mondo ‘non’ conta”.  Per Moraglia il Natale cristiano è “l’impossibile che si realizza, perché Dio ha tempo per noi e il Dio cristiano include veramente la creazione volendola elevare ad un’intimità particolare; Dio, grembo materno e principio fecondativo. Insieme a loro ci sono i pastori e i Magi. Pur con le differenze che li caratterizzano, i pastori e i Magi rappresentano i bambini e i poveri che vengono per primi ad adorare il mistero di Dio che si fa uomo. Importante è notare come la povertà di spirito – e apertura a Dio – e va al di là ed oltre quella materiale”. Il Natale – ha quindi detto il patriarca di Venezia - è “il dono della pace; ciò di cui noi, in questo tempo, abbiamo bisogno e ne avvertiamo la nostalgia, soprattutto per le guerre a Gaza e in Ucraina, senza dimenticare le altre 60 guerre che si combattono, oggi, nel mondo, non meno crudeli di quelli a noi più note; il fatto è che sono più lontane e, quindi, meno conosciute ma non per questo meno sanguinose”.

“Dio in Gesù si fa carne e noi, uomini e donne di carne, possiamo comprendere pienamente quanto Dio ci ami, quanto Dio si sia abbassato per innalzarci, quanto desideri riempirci della sua luce, della sua vita, del suo amore perché noi, a nostra volta, nella nostra carne portiamo a tutti i segni concreti della sua vicinanza, del senso che vuol dare alla nostra vita e alla vita di coloro che incontrandoci devono incontrare Dio”, ha detto il vescovo di Tivoli e Palestrina, Mauro Parmeggiani: “Se non avessimo Dio che si è fatto uomo per noi saremmo rimasti come in sospeso anche nella fede. Infatti Dio si è fatto carne perché ci ha visti assetati di conoscenza, smarriti, pieni di interrogativi e poveri di risposte plausibili sul senso della vita. Il Figlio di Dio viene a comunicarci ciò che è assolutamente necessario sapere, se vogliamo trascorrere razionalmente e consapevolmente i nostri anni”.

“Dio non consegna una teoria, ma una presenza”, ha detto il vescovo di Vicenza, Giuliano Brugnotto: “la Chiesa ci fa celebrare il Natale non solo come ricordo commovente di una nascita del passato, ma come annuncio per l’oggi.  Un evangelo – buona notizia – che cambia la misura della vita”. Quel Bambino “non è soltanto segno di tenerezza; è la maniera di Dio di prendere parola dentro la nostra carne. Un Dio che non rimane lontano, non parla da sopra le nuvole, non si protegge con la distanza. Si espone. E l’esposizione di Dio comincia in un luogo dove nessuno lo cercherebbe: un riparo di fortuna, come i portici della nostra città o quelli che salgono a Monte Berico dove c’è sempre qualcuno che trova riparo per la notte”, ha spiegato il presule.

“Noi viviamo in un mondo che non è più lo stesso dopo la terza guerra mondiale a pezzi, le ferite non ancora rimarginate delle alluvioni, il continuo calo demografico, lo spopolamento delle aree interne, i giovani che migrano per motivi di lavoro e i tanti altri fattori di cambiamento culturale e sociale”, ha detto il vescovo di Faenza-Modigliana, Mario Toso. In un tempo di “disillusioni, di promesse allettanti, ma anche cruciali, quali quelle offerte dall’intelligenza artificiale, il Natale di Gesù, del Figlio di Dio, è sempre l’occasione di una rinascita, del ritorno in noi stessi, per uno sguardo disincantato sulle nostre reali condizioni storiche, dal punto di vista culturale, civile, economico, politico, ecologico, religioso. Il Natale potrebbe essere l’occasione per un bilancio più realistico sui risultati dei mancati traguardi nelle alleanze con altri Paesi in vista della pace tanto invocata, della crisi dello Stato sociale, della democrazia partecipativa e deliberativa, dell’Unione Europea, del suo ruolo nel mondo”. I credenti per il loro battesimo sono “chiamati – ha detto Toso - non solo a contemplare la regalità di Cristo, ma a partecipare ad essa, ad estenderla. Sono chiamati a servirla e a testimoniarla con la vita. Innanzitutto, vivendo nelle nostre comunità la pace che Cristo dona a tutti i suoi discepoli”.

“Annunciare e custodire il vero Natale di Gesù è il “compito” della Chiesa e dei cristiani ha detto il vescovo di Aversa, Antonio Di Donna. Mettendo in guardia da quelli che “addomesticano” il significato autentico della “memoria sovversiva” della nascita del Salvatore. Per vivere in profondità la grandezza i giorni di festività natalizie, bisogna avere il coraggio di “prendere sul serio” e “attraversare” le “diverse ragioni” che ostacolano e “svuotano dall’interno questa memoria forte del Natale del Signore”.  Secondo Di Donna, nei Paesi dell’Occidente europeo “Dio è diventato estraneo” alla vita delle persone, che considerandolo “quasi inutile” lo hanno “liquidato” e “relegato ai margini”, ridotto ad una “entità impersonale”.

Le Migliori Notizie Cattoliche - direttamente nella vostra casella di posta elettronica

Iscrivetevi alla newsletter gratuita di ACI Stampa.

Clicca qui

La nostra missione è la verità. Unisciti a noi!

La vostra donazione mensile aiuterà il nostro team a continuare a riportare la verità, con correttezza, integrità e fedeltà a Gesù Cristo e alla sua Chiesa.

Donazione a CNA