Città del Vaticano , 14 January, 2026 / 10:20 AM
Aula Nervi in Vaticano, mercoledì, giorno d'udienza: colma di pellegrini e fedeli provenienti dall'Italia e da ogni parte del mondo che giungono qui per ascoltare le parole del pontefice. Papa Leone XIV, continua la sua riflessione (avviata mercoledì scorso) sul tema “I Documenti del Concilio Vaticano II”. Questa volta si concentra sulla Costituzione dogmatica “Dei Verbum” , del 1965, “uno dei documenti più belli e più importanti dell'assise conciliare” così la sintetizza papa Leone XIV.
Fa riferimento alle parole di Gesù del Vangelo di Giovanni: "Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l'ho fatto conoscere a voi". Parla dell'amicizia con Dio: un'amicizia possibile per ogni uomo. E dichiara con fermezza che “l'unica condizione della nuova alleanza è l'amore”.
Poi un riferimento a sant'Agostino che nel commentare questo passaggio “insiste sulla prospettiva della grazia, che sola può renderci amici di Dio nel suo Figlio”. E fa allussione, in merito, a un antico motto che recitava: “Amicitia aut pares invenit, aut facit”, “l'amicizia o nasce tra pari, o rende tali”. E, allora, papà Leone tiene a precisare: “Non siamo uguali a Dio, ma Dio stesso ci rende simili a Lui nel suo Figlio”. E continua: “La nostra somiglianza con Dio, allora, non si raggiunge attraverso la trasgressione e il peccato, come suggerisce il serpente a Eva ma nella relazione con il Figlio fattosi uomo”.
Ed è proprio il tema dell'amicizia con Dio che viene ricordato nella “Dei Verbum” che afferma: “Con questa Rivelazione, infatti, Dio invisibile nel suo grande amore parla agli uomini come ad amici e si intrattiene con essi , per invitarli e ammetterli alla comunione con sé”. Papa Leone XIV, allora, sottolinea che "nella Rivelazione cristiana, quando cioè Dio per venire a cercarci si fa carne nel suo Figlio, il dialogo che si era interrotto viene ripristinato in maniera definitiva: l'Alleanza è nuova ed eterna, niente ci può separare dal suo amore. La Rivelazione di Dio, dunque, ha il carattere dialogico dell'amicizia e, come accade nell'esperienza dell'amicizia umana, non sopporta il mutismo, ma si alimenta dello scambio di parole vere".
“Dio ci parla”, sottolinea il pontefice. Ma - tiene a precisare il pontefice - c'è una “differenza tra la parola e la chiacchierata”: quest'ultima si ferma “alla superficie e non realizza una comunione fra le persone”, mentre nelle relazioni autentiche, “la parola non serve solo a scambiarsi informazioni e notizie, ma a rivelare chi siamo”. Ed è proprio la parola a possedere una dimensione "rivelativa che crea una relazione con l'altro. Così, parlando a noi, Dio ci rivela sé stesso come Alleato che ci invita all'amicizia con Lui". Da ciò, allora, l'importanza dell'ascolto affinché “la Parola divina possa penetrare nelle nostre menti e nei nostri cuori; allo stesso tempo, siamo chiamati a parlare con Dio, non per comunicargli ciò che Egli già conosce, ma per rivelare noi a noi stessi”. E passa, allora, papa Leone XIV al secondo passo: dopo l'ascolto giunge la preghiera, “nella quale siamo chiamati a vivere e coltivare l'amicizia con il Signore”. Preghiera, in primo luogo “liturgica e comunitaria”, poi “orazione personale, che avviene nell'interiorità del cuore e della mente”.
Per questo è necessario che ogni cristiano dia importanza alla preghiera perché “quando parliamo con Dio, possiamo anche parlare di Lui”. E, concludono, sempre sul tema dell'amicizia: "Se Gesù ci chiama ad essere amici, cerchiamo di non lasciare inascoltato questo appello. Accogliamolo, prendiamoci cura di questa relazione e scopriremo che proprio l'amicizia con Dio è la nostra salvezza".
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