Roma, 26 January, 2026 / 5:00 PM
"Le cronache riportano gesti tragici compiuti all’interno della famiglia, tra marito e moglie, ma anche tra adolescenti a scuola o nei luoghi di ritrovo. Si tratta di eventi che non possono essere valutati in sé, senza fare lo sforzo di coglierne le radici profonde, che riguardano tutti noi. Mi riferisco ai casi martellanti di femminicidio, fenomeno su cui dobbiamo insistere per difendere la vita stessa, la dignità e la libertà delle donne. Siamo tutti ancora scossi da quanto avvenuto a La Spezia, dove la vita di Abu è stata spezzata in modo tragico e incomprensibile per mano di un coetaneo. Davanti a un dolore così grande, il primo sentimento che ci unisce è la preghiera per la vittima, per la sua famiglia e anche per chi ha compiuto questo gesto, perché nessuno è riducibile al proprio errore. Questo dramma ci interpella come comunità civile ed educativa. Ci ricorda quanto sia urgente accompagnare i giovani, ascoltarli davvero, non lasciarli soli nelle loro fragilità, nelle loro paure e nelle loro rabbie. L’educazione, in famiglia, a scuola e nelle comunità, è una responsabilità condivisa che non possiamo delegare né rimandare". Lo ha detto il Cardinale Matteo Maria Zuppi, aprendo i lavori della sessione invernale del consiglio episcopale permanente.
Il Cardinale ha poi ricordato la conclusione del giubileo, dove so è potuto notare che "la Chiesa è unita, pur essendo in molti popoli, segno di “unità del genere umano”. È un grande segno, che parla al mondo che sperimenta così tanto la divisione e pensa impossibile vivere insieme. La Chiesa è segno credibile che è possibile vivere in pace. È un dono che ci fa il Signore Gesù, che è la nostra pace! Non lasciamoci dividere dal clima di questo mondo e non portiamo nella Chiesa categorie mondane che non le appartengono, anzi la offendono e la indeboliscono! Il popolo di Dio ha sete di unità, perché ha sete di fede, di autentica esperienza dello Spirito e della Chiesa".
Sul finire della prolusione, il Cardinale Zuppi sposta il focus sulla politica italiana. In primis il prossimo referendum costituzionale sulla giustizia. "La separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici e l’assetto del CSM - ha sottolineato - sono temi che, come Pastori e come comunità ecclesiale, non ci devono lasciare indifferenti. C’è un equilibrio tra poteri dello Stato che i padri costituenti ci hanno lasciato come preziosa eredità e che è dovere preservare. Autonomia e indipendenza sono connotati essenziali per l’esercizio di un processo giusto, e tali valori devono essere perseguiti, pur nelle diverse possibili realizzazioni storiche e pluralità di opinioni e orientamenti. In un clima generale di disimpegno, che affiora ogni volta che siamo convocati alle urne, sentiamo l’esigenza di ribadire l’importanza della partecipazione. Tutti noi parteciperemo, perché corresponsabili del bene comune del nostro Paese. Invitiamo quindi tutti ad andare a votare, dopo essersi informati e aver ragionato sui temi e sulla posta in gioco per il presente e per il futuro della nostra società, senza lasciarsi irretire da logiche parziali".
Il Presidente della CEI ha anche affrontato il tema del fine vita. "Ripetiamo che la dignità umana non si misura sulla sua efficienza né sulla sua utilità. La vita ha un valore, sempre, nonostante la malattia, la fragilità, il limite. La risposta alla sofferenza non è offrire la morte, ma garantire forme di sostegno sociale, di assistenza sanitaria e sociosanitaria domiciliare continuativa, affinché il malato non si senta solo e le famiglie possano essere sostenute e accompagnate. Normative che legittimino il suicidio assistito e l’eutanasia rischiano invece di depotenziare l’impegno pubblico verso i più fragili e vulnerabili, spesso invisibili, che potrebbero convincersi di essere divenuti ormai un peso per i propri familiari e per l’intera società, decidendo di farsi anzitempo da parte, di togliere il disturbo. Ribadiamo, pertanto, che nell’attuale assetto giuridico-normativo si scelgano e si rafforzino, a livello nazionale, interventi che tutelino nel miglior modo possibile la vita, favoriscano l’accompagnamento e la cura nella malattia, sostengano le famiglie nelle situazioni di sofferenza. Sentiamo altresì forte il dovere di ricordare a tutti che scegliere una morte anticipata, anche perché si pensa di non avere alternative, non è un atto individuale, ma incide profondamente sul tessuto di relazioni che costituisce la comunità, minando la coesione e la solidarietà su cui si fonda la convivenza civile".
Le Migliori Notizie Cattoliche - direttamente nella vostra casella di posta elettronica
Iscrivetevi alla newsletter gratuita di ACI Stampa.
La nostra missione è la verità. Unisciti a noi!
La vostra donazione mensile aiuterà il nostro team a continuare a riportare la verità, con correttezza, integrità e fedeltà a Gesù Cristo e alla sua Chiesa.
Donazione a CNA