Roma, 30 January, 2026 / 6:00 PM
La forza dei veri classici, probabilmente, oltre nella loro autentica grandezza stilistica e potenza immaginativa, risiede nella capacità di essere contemporanei, in qualsiasi epoca siano stati scritti, in grado di parlare a generazioni diverse.
Ed è questo è un tratto distintivo di un autore come Clive Staples Lewis (nato a Belfast nel 1898 e morto ad Oxford nel 1963), che ad ogni lettura, e rilettura, rivela in modo sempre più approfondito la sua lucidità, la sua capacità di esplorare gli abissi vertiginosi dell’animo umano così come quelli degli spazi. L’editore Adelphi sta meritoriamente ripubblicando molte opere di Lewis; recentemente è uscito la Trilogia cosmica (Lontano dal pianeta silenzioso, Perelandra, Quell’orribile forza), riunita in un unico volume. Un classico della fantascienza, che travalica i limiti della narrazione e proietta ogni vicenda sullo sfondo dell’eterna lotta tra il Bene e il Male. Perché questa è la battaglia vera che ci attende, ogni giorno. Lo si percepisce con chiarezza in un altro classico di Lewis, da leggere e rileggere il più possibile, come sono “Le lettere di Berlicche”, un racconto in forma epistolare in cui un diavolo anziano, “sua potente Abissale Sublimità il Sottosegretario Berlicche”, istruisce suo nipote Malacoda, un giovane diavolo apprendista tentatore. Vi sono contenuti i consigli affilati e articolati di Malacoda su come assicurare la dannazione dell'anima di un giovane essere umano a lui assegnato, indicato come il “paziente”, di fronte al Nemico, ovvero Dio.
Anche nel ciclo delle Cronache di Narnia, apparentemente una serie di avventure fantasy, il tema è proprio quello della lotta tra Bene e Male, che del resto è alle radici di tutte le creazioni letterarie dell’umanità. Perché è la domanda fondamentale: cosa è bene e cosa è male, qual è il nostro destino, perché esistono dolore e morte…Domande che oggi si tende a eludere, dando risposte limitate e temporanee, come se tutto dipendesse da decisioni umane, e soprattutto tentando di eliminare i confini proprio tra il bene e il male. Con le conseguenze che abbiamo davanti agli occhi ogni giorno.
Tra le ultime iniziative editoriali dell’Adelphi c’è anche la pubblicazione di “L’abolizione dell’uomo”, i testi di una breve serie conferenze tenute da tenute al King’s College di Newcastle nel 1943 . Nell'approdo al cristianesimo Lewis abbraccia, in una visione a tutto campo, tutto ciò che accomuna filosofia, miti, letteratura, Platone e i Salmi, il ciclo arturiano, le saghe nordiche e la grande letteratura occidentale. Prendendo le mosse di un apparentemente innocuo paragrafo di una grammatica per le elementari, Lewis, con la chiarezza di una logica stringente e umorismo polemico (che ha i suoi punti di riferimento in Swift e Chesterton) e la forza immaginativa dello scrittore di fantascienza, svela la velenosa ragnatela del relativismo che ha cominciato, in quegli stessi anni, ad attecchire nei modelli educativi, nella propaganda e nel mercato dei consumi. Individua nell’educazione, soprattutto dei più piccoli, il punto nodale della preparazione al futuro, all’edificazione della società e della convivenza.
Niente di più urgente, lo sappiamo. Ai bambini non si possono solo insegnare nozioni e concetti, mettendo sempre più in un angolo i fondamenti dell’antica sapienza e i principi “primari”. Così crescono adulti privi di capacità di giudizio e di orientamento, per diventare soggetti della propria esistenza. Si intravvede il trionfo di una tecnocrazia inarrestabile, di una visione del mondo che, pretendendo di superare anche i giusti e meritevoli successi in campo medico, mira all’eliminazione del dolore, della malattia e della stessa morte. Sembrano progressi e trionfi, mentre intanto si profila minacciosamente il tentativo di “abolire” la quintessenza dell’umano. Sostituiti i valori di sempre, la religione, il senso etico, la distinzione fra ciò che si deve o non deve fare, quali potranno essere i nuovi valori che sostituiranno quelli che ci hanno sorretto per millenni? Non ci sarà invece il pericolo di una tirannide “globale” che ora, nell’era digitale, sembra più reale e minacciosa che mai. I suoi avvertimenti riletti ora ha davvero il sapore di una profezia.
Clive Staples Lewis, L’abolizione dell’umano, Adelphi, pp.107, euro 12
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