Gänswein, chi cerca di costruire una “sua” Chiesa è sulla strada sbagliata

Intervista esclusiva al Prefetto della Casa Pontificia sul suo libro edito da EWTN

La foto della copertina del libro
Foto: EWTN
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In inglese il titolo del libro è “How the Catholic Church Can Restore Our Culture”. L’autore l’arcivescovo Georg Gänswein, è conosciuto per il suo ruolo di Prefetto della Casa Pontificia e segretario personale del Papa emerito Benedetto XVI.

Ma Gänswein ha un passato da professore di diritto canonico e un presente da conferenziere, oltre ad una ricca vita pastorale.

In Italia, Germania, Svizzera l’arcivescovo ha spesso partecipato a dibattiti e celebrate le feste religiose sopratutto negli anni successivi alla rinuncia di Papa Benedetto.

EWTN ha pubblicato in inglese un volume che raccoglie alcuni di questi testi.

L’Arcivescovo ha accettato di presentare i contenuti in una breve conversazione con me.

“Attraverso l’osservazione esatta, di volta in volta, una nuova stella nel cielo della rivelazione divina viene scoperto - ma non creato!” Sembra un po’ questa la chiave del libro che raccoglie una serie di conferenze, omelie et interviste. Per guardare meglio le cose che ci sono sotto gli occhi, perché la scelta di questi testi?

La frase citata è presa da un’omelia tenuta qualche anno fa in occasione della festa dell’Assunta. Comprendere o interpretare questa frase come chiave o come filo conduttore del libro è una idea originale, è possibile ma non necessaria. All’inizio dello scritto c’è stato semplicemente un invito della Casa editrice tedesca a pubblicare alcuni testi della mia attività “pastorale” negli ultimi anni. Volentieri ho accettato e trasmesso all’Editore, come da Lei accennato, una raccolta di conferenze, omelie e interviste. Da questa raccolta l’occhio e l’esperienza dell’Editore hanno scelto gli scritti pubblicati nell’opera presente.

“Da questi emerge la sua idea di Chiesa per il futuro. Si può riassumere con tre parole chiave? E può spiegarle brevemente?

Attenzione! Non ho sviluppato per niente una “mia idea di Chiesa per il futuro” come fa intendere la domanda. La Chiesa, di cui parlo in tutti i testi, è la Chiesa di Cristo, non una mia personale costruzione. È la Chiesa che professiamo nel “Credo”, è una, santa, cattolica, apostolica. È la Chiesa di tutti i tempi. Chi cerca di costruire una “sua” Chiesa è sulla strada sbagliata, finirà in un vicolo cieco. Se desidera avere tre parole chiave, eccole: evangelizzazione, testimonianza, gioia. Il Vangelo non cambia secondo i tempi, è rivelato da Cristo per annunciarlo e viverlo “importune opportune” per dirlo con le parole di San Paolo. Il nostro tempo richiede testimoni coraggiosi e convincenti. La testimonianza è una fonte di gioia, una gioia grande e forte. In questo la Chiesa avrà futuro! Volevo ricordare ai lettori di non dimenticare questo fatto così semplice ma fondamentale.

A proposito di come il cristiano deve vivere nella Chiesa del futuro, Lei dice: siamo esseri umani e non lumache. Cioè?

Ho detto proprio così? È un po’ provocatorio. Volevo fare capire che una conoscenza solamente intellettuale delle Sacre Scritture o della fede cattolica non porta nessun frutto. Rimane un sapere sterile se non si “incarna” nella vita personale. La fede si impara come si impara a nuotare, non leggendo un manuale, ma nuotando. Cioè la fede diventa carne, diventa realtà concreta nel viverla. Una volta c’era un catecumenato, cioè un tempo in cui si era introdotti concretamente nella vita e nella dottrina cristiana. Passo per passo si andava avanti, si cresceva, si diventava forti e così, vivendo la fede, si scopriva la bellezza del messaggio cristiano. O la fede viene vissuta o è morta.

Lei dice che l’immagine della Chiesa come Popolo di Dio significa provvisorietà e quindi capacità di lasciarsi alle spalle strutture storiche del passato. Cosa significa?

Invito a leggere attentamente ciò che ho scritto. Mi spiego. La fede non è caduta dalle nuvole. Non si nasce cristiani, si diventa cristiani, tramite il Sacramento del Battesimo. Il Battesimo come tutti i Sacramenti non è una invenzione dell’ uomo. I Sacramenti sono doni gratuiti del Signore crocifisso e risorto. Ed è la “Madre” Chiesa che ci nutre con i Sacramenti. La Chiesa come Sposa di Cristo non può essere provvisoria. Possono essere provvisori elementi o strutture che si sono sviluppati durante un certo periodo in cui erano utili e opportuni. Ma se queste strutture non sono più utili, anzi se cominciano a diventare un ostacolo, un peso per la fede e la Chiesa, allora è tempo di lasciarle alle spalle. La fede del Popolo di Dio è viva e rimane viva soltanto se è capace di rispondere in modo convincente alle sfide concrete del tempo in cui viviamo.

Lei scrive che la dignità umana, non dipende da ciò che fa un essere umano, da ciò che pensa o dice, ma piuttosto da ciò che è. Cos’è allora un essere umano? Cosa significa che è l’immagine di Dio? Cosa risponde alla sua stessa domanda?

Questa domanda si riferisce all’ultimo contributo nel libro, cioè ad una conferenza tenuta nel giugno 2019 davanti ai giudici, avvocati e funzionari della Corte Costituzionale in Germania. Sono stato invitato a rispondere, dal punto di visto cattolico, alla domanda: cos’è la dignità umana? La risposta è: La dignità umana non si possiede come si possiede una gamba, un orecchio o un altro organo. L’uomo non acquista la sua dignità, perciò non può neanche perderla. La dignità umana è data, anzi è donata ad ogni uomo già prima dell’inizio della creazione perché è fondata nella volontà di Dio che ha creato l’uomo a sua immagine. Questa dignità la ricevono tutti gli uomini indipendente dal colore della pelle, dalla religione, dalla lingua etc.. Tutti gli uomini sono creature a immagine di Dio. Essere immagine di Dio significa avere la libertà di cercare Dio, di riconoscere Dio, ma anche di non cercarlo, persino di negarlo. La dignità dell’uomo non dipende da ciò che uno fa o che pensa o che dice, ma da ciò che uno è.

Cinque testi sono presentazioni di libri. Qualcuno di questi non ha avuto la giusta attenzione? E andrebbe riletto?

Buona domanda! Dovrebbe farla piuttosto agli autori stessi o agli editori. Non lo so.

Come ha conosciuto Madre Angelica? E che cosa c’è secondo Lei da imparare da questa suora indomita?

Al riguardo mi permetto di rimandare alla mia predica tenuta nel marzo 2019 in Vaticano in occasione del terzo anniversario della morte di Madre Angelica. Lì troverà la risposta.

 

 

 

 

 

 

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