Letture. Un sacerdote capace di fare compagnia e di trascinarci nelle sue avventure

"La notte in cui Carletto non cantò", libro nato dalla fantasia e dalla concreta esperienza di Umberto Folena, giornalista e scrittore di lungo corso del quotidiano Avvenire, che dopo una vita passata a Milano e in giro per il mondo, ha poi deciso di sce

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Foto: Ancora Libri
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In principio c’erano, e ci sono sempre, loro due: padre Brown e don Camillo, ormai assunti a sostanza di mito. Così diversi e insieme affini, così come sono diversi i loro creatori Guareschi e Chesterton, capaci di generare  per decenni e decenni eredi più o meno riconoscibili, che hanno portato in giro per il mondo l’immagine di sacerdoti ben diversi dagli stereotipi più diffusi. Sacerdoti dalla personalità incisiva, unica, capaci di ironia, autoironia, umorismo, che parlano di un Dio misericordioso e sempre profondamente presente nella vita degli uomini, nascosto nei dettagli più insignificanti, nei misteri più ingarbugliati o più semplici.

Padre Brown e don Camillo, ancora oggi sono una solida ancora di salvezza in certi momenti bui, tristi, incomprensibili. Sono una compagnia sicura, sono un antidoto a tanta confusione, incoerenza, superficialità, opacità.  E hanno generato altri protagonisti che tentano di seguire la loro strada, non facile, piena di ostacoli. Perché non è facile divertire e insieme dare speranza, essere leggeri e insieme profondi, e far amare  protagonisti outsider come i preti. Preti non convenzionali.

Ecco allora i detective con la talare tipo don Matteo, eroe indiscusso della fiction e capace di risolvere ogni caso, delitto, furto, rapimento che sia  nelle insospettabili cittadine dell’Umbria. Oppure l’indimenticabile fratel Guglielmo da Baskerville, un frate francescano inglese partorito dalla fantasia di Umberto Eco…

E come fa la giovane Antonella Mecenero, che vive a Bolzano Novarese e ha creato il personaggio di padre Marco, un simpatico giovane prete che vive a Pella e si improvvisa investigatore per risolvere casi complicati che non sono affrontati dagli investigatori tradizionali.  Padre Marco è apparso nel racconto “Briciola” contenuto nell’antologia “Delitti d’acqua dolce”  e protagonista del romanzo “La roccia nel cuore” (Interlinea). Senza dimenticare quello che è stato un vero caso editoriale, pochi anni fa, il romanzo del giornalista francese Jean Mercier che in Italia è apparso con il titolo "Il signor parroco ha dato di matto", definito senza mezzi termini "doncamillesco", per indicare l’evidente ascendente della creazione di Mercier , scomparso di recente.

Una buona compagnia, dunque, e  fino ad un nuovo  sacerdote capace di fare  compagnia e di trascinarci nelle sue avventure. Ossia don Ulisse, in un paese della pedemontana veneta. Che non esiste veramente, ma è nato dalla fantasia e dalla concreta esperienza di Umberto Folena, giornalista e scrittore  di lungo corso del quotidiano Avvenire, che dopo una vita passata a Milano e in giro per il mondo, ha poi deciso di scegliere questa zona per “provare” a fermarsi, a trovare un nuovo senso di appartenenza. Qui è nato il paese di Tretronchi e tutta la sua gente. Le cui storie intrecciate sono confluite in due libri, che saranno seguiti da un terzo, e pubblicati dalla casa editrice Ancora. Storie al cui centro si muovono molti protagonisti, a cominciare, appunto, dal parroco don Ulisse, qui approdato dopo aver a lungo vissuto a Roma. Don Ulisse è un uomo generoso, impulsivo, mai vinto, neanche davanti alle inevitabili batoste dispensate dalla vita, anche in un paese che sembra al riparo da ogni tempesta.

Le avventure di questo sacerdote e il suo piccolo circolo di amici, sostenitori, beneficati e benefattori cominciano con un gallo. Sì, proprio con un gallo, con tanto di nome, Carletto. Perché a Tretrocnhi tutti hanno un nome, e un soprannome, anche gli animali. Dunque, ogni notte, più preciso e puntuale di un orologio svizzero, il gallo Carletto canta. Ma in quella notte  famosa, in cui comincia il racconto, niente di niente, e la cosa continua nelle notti successive, seguite da albe in cui appaiono  su muri e serrande di Tretronchi misteriose lettere scarlatte…

Il parroco don Ulisse con la sorella Elvezia, il sindaco Achille con la figlia Alice, il barbiere Tarcisio, il vecchio Bortolo e le suore Leopoldine, e i ricchi, insomma i “signori”  del paese, Bragadin e il Cavaliere… Eccoli tutti in scena, si incontrano, si scontrano e affrontano piccole grandi imprese, raccontate con umorismo e ritmo affabulatorio. Del resto, l’autore ha realmente creato alla veneta, con storie e leggende, persino genealogie. Naturalmente, come il suo illustre antesignano don Camillo, anche don Ulisse pesta piedi e da’ fastidio in giro e quindi viene mandato in punizione in montagna in una località con un nome che è tutto un programma, Raminga. E quindi a questo punto cominciano le nuove avventure di don Ulisse, nel secondo libro intitolato , dove entra in scena un nuovo personaggio, piuttosto losco, Odoacre (che sia un indiretto riferimento ai barbari del primo medioevo e in realtà mai scomparsi, anzi più grettamente reincarnati in tanti personaggi che ci ruotano intorno). Costui vorrebbe trasformare Tretronchi in un’altra cosa, demolendo tutte le iniziative messe in campo dal battagliero parroco e dai suoi amici. La battaglia è inevitabile e gli esiti non scontati, così come le sorprese. E per i lettori scatta la nostalgia per il paese, quando il libro finisce. Naturalmente anche per don Ulisse, che continuerà a indagare, a progettare, a fidarsi, a sperare. A credere.

 

Umberto Folena, La notte in cui Carletto non cantò, edizioni Ancora, euro 14, pp.159

Ritorno a Tretronchi, edizioni Ancora, euro 16

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