Bisanzio a Roma, dalla Porta Bizantina di San Paolo alla Cappella di San Zenone

La cappella bizantina di San Zenone a Santa Prassede
Foto: pd
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Roma e l’ Oriente cattolico, un legame che non è sempre facile riconoscere, ma che invece è molto più forte e continuo di quanto si possa immaginare.

In Oriente Cattolico, si trovano splendide pagine che accompagnano gli studiosi ma anche i fedeli che vogliono conoscere meglio questa realtà.

I santuari maggiori di Roma ad esempio nascondono incredibili tesori dell’Oriente cattolico. A cominciare da San Pietro. La cupola ad esempio si ispira  Santa Sofia e il baldacchino con le colonne tortili rimanda al Tempio di Gerusalemme.

Il reliquiario della testa di Sant’ Andrea, ora ritornata alla Chiesa Greca Ortodossa, era conservato dietro la statua di San Veronica.

Tra le memorie orientali la reliquie di San Giovanni Crisostomo, e di San Gregorio di Nazianzo arrivate nell’ VIII secolo a Roma, le prime sotto l’altare della cappella del Canonici e le seconde nella Cappella della Madonna del Soccorso.

Nel transetto di sinistra è sepolto Papa Leone IX morto nel 1054 poco prima della rottura tra Roma e Costantinopoli.

Se poi si arriva a San Paolo Fuori le Mura basta arrivare alla cappella del Sacramento dove un mosaico mariano è una delle testimonianze di arte bizantina a Roma dove gli artisti si rifugiarono durante le persecuzioni iconoclaste.

La antica porta di Bronzo è stata fusa a Costantinopoli nell’ XI secolo da Staurachio di Chio a spese dell’amalfitano Pantaleone per incarico dell’ allora vescovo Ildebrando che divenne  Papa Gregorio VII. Oggi è conservata nel museo della basilica. Anche la porta che la sostituisce però viene ancora chiamata, “Porta Bizantina”.

A Santa Maria Maggiore i mosaici dell’ Arco Trionfale e dalla navata centrale sono il simbolo più eloquente della presenza bizantina a Roma e la reliquia della mangiatoia di Betlemme è custodita in uno scrigno di marmi orientali.

A San Clemente poi nella basilica inferiore significativo è l’affresco della metà del IX secolo con l’ Anastasis cona la resurrezione come discesa al Limbo con il vero ritratto di Cirillo vestito da monaco orientale.

Gli affreschi orientali più famosi di Roma sono quelli di Santa Maria Antiqua al Foro Romano. Tra il VI e il IX secolo la influenza orientale a Roma è stata talmente forte da arrivare a segnare la costruzione e la decorazione delle chiese.

A Santa Maria Antiqua i greci hanno lasciato le testimonianze più eloquenti del loro passaggio dopo la fine delle Guerre Gotiche.

Il ciclo incredibile di affreschi uno dei pochi rimasti di quei secoli di iconoclastia, racconta duecento anni di storia d’arte con un sovrapporsi di opere, tanto da far definire Santa Maria la “ Sistema dell’ Alto medioevo”.

Lo stile richiama la Siria e celebra soprattutto l’immagine della Madre di Dio in tutta la sua maestà . Papa Paolo I fece decorare la parete absidale con il Cristo Patocrator circondato dai Viventi del Tetramorfo, e la nicchia raffigura tre donne, tre madri, Maria, Anna ed Elisabetta secondo lo stile siriano e armeno.

A Santa Maria in Dominica, chiesa conosciuta dai romani come “della Navicella” il grande mosaico abissale per la prima volta  in città rappresenta la Theotokos. Una eco chiara all’arte di Costantinopoli  e al Concilio di Nicea del 787.

A Santa Prassede l’Oriente si raccoglie nella Cappella di San Zenone voluta da Pasquale I nella prima metà dell’ 800. Forse il più significativo complesso musivo di produzione Roma anche sei in stile orientale.

Se questi beni artistico sono visibili a tutti, più nascosti e preziosi sono i codici e le Icone. Nell’ ambiente grecizzante di Roma un luogo divenne uno scrigno di Oriente: il Sancta Sanctorum.

La cappella che custodisce nel Palazzo Lateranense la Acheropita di Cristo. Molte “acheropite” soprattutto mariane sono simbolo di Roma come la “ Salus populi romani” la icona mariana custodita nella cappella Borghese di Santa Maria Maggiore. E ancora la Madonna della Clemenza in Santa Maria in Trastevere dell’ VIII secolo.

Ci sono poi doni inattesi come la icona che la regina di Serbia inviò al Papa nel XIII secolo con Pietro e Paolo. Ora è nel tesoro della Basilica insieme alla “dalmatica di Carlo Magno” un sakkos patriarcale bizantino forse dono di Isidoro di Kiev.

Oriente ed Occidente si incontrano a Roma sotto lo sguardo di tutti noi che andiamo un pò di corsa. Oriente Cattolico ci aiuta anche a ritrovare il respiro a due polmoni della Chiesa.

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