Papa Francesco ai giovani di Sicilia, siate in cammino per costruire speranza e identità

Papa Francesco a Piazza Politeama
Foto: Vatican Media/ Aci Group
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La vera festa per il Papa Palermo l’ha fatta in Piazza Politeama. Un incontro con i giovani che hanno posto domande ma che di fatto è stata la festa della città.

Ai ragazzi che gli chiedono come ascoltare Gesù e come essere accoglienti, come essere segno per il futuro.

Il Papa inizia nel suo stile un colloquio: “ Il Signore non si ascolta stando in poltrona” perché “rimanere seduti nella vita crea interferenza con la Parola di Dio che è dinamica”.  E “ Dio si scopre camminando”.  Il Papa riprende alcuni episodi della Scrittura. “ I pigri non potranno ereditare la voce del Signore” dice il Papa, e “si tratta di mettere il cuore in cammino e vivere in ricerca”. E aggiunge : “Non chiudetevi in voi stessi, ma confidatevi con Lui, affidate tutto a Lui, cercatelo nella preghiera, nel dialogo con gli altri e in cammino. Capirete che Gesù crede in voi più di quanto voi credete in voi stessi”. E allora il “ Signore ti farà sentire cosa vuole da te”.

E occorre mettersi in gioco senza paura di perdere la faccia “meglio cavalcare i sogni belli con qualche figuraccia che diventare pensionati del quieto vivere: meglio buoni idealisti che pigri realisti: meglio essere Don Chisciotte che Sancho Panza!”. E allora ecco i verbi: “camminate, cercate, sognate e servite” non essere ripiegati su se stessi raccomanda il Papa.

Terra di incontro la Sicilia, un vero messaggio di fede, un invito ad essere uomini di incontri al posto del mondo di oggi che è mondo di scontri dice il Papa. La fede si fonda sull’incontro. E “ Dio vuole che ci salviamo come Popolo, voi siete un popolo con una identità” e dice il Papa che la solidarietà è il tratto distintivo del cristiano. Quello di cui c’è “carestia” oggi è l’amore del Vangelo, dice il Papa e “ Dio ama chi dona con gioia”. E bisogna essere capaci “ di sporcarsi le mani” perché la “vita non si spiega, si vive”.

E il futuro, dice il Papa ai giovani, dovete farlo con le vostre mani. “Servono uomini e donne vere”, e non abbiate pura di denunciare dice il Papa, che si appassionino di legalità e chiede impegno per essere liberi e liberati.

Ai giovani chiede il Papa di essere “albe di speranza” e per questo bisogna alzarso ogni mattina con cuore giovane senza cedere alla logica perversa del fatalismo. “ Siate figli liberi” dice il Papa. E anche se il mondo vive crisi e guerra, che disorienta, il Papa chiede: “voi avete radici?”. Quelle della famiglia, della cultura, del dialogo, dell’incontro con i vecchi “ fateli parlare, litigate con loro e inizieranno a dire cose interessanti che vi daranno forza per andare avanti”.

E allora ecco l’invito finale vivere con la cultura della speranza: “ Sogniamo e viviamo insieme una Chiesa della speranza" con "radici, il presente nelle mani e lavorare  per la speranza del futuro per avere appartenenza ed identità”.

E nella benedizione ha affidato i giovani al Signore perché siano cercatori di bene e audaci nel servire.

Nel suo saluto l’arcivescovo Lorefice ha detto: “La Sicilia che Papa Francesco ha visitato, che Lei amato Padre ha visitato, è una terra meravigliosa e contraddittoria, incantevole e terribile, colma di potenzialità e bloccata in un atavico immobilismo. Carissimi giovani, ve lo dico stasera dal profondo del cuore: prendetela nelle vostre mani questa Sicilia e cambiatela voi!”.

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