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Verità e tradizione a partire dalla Dei Verbum. Il punto di vista di Ladaria e Woelki

Al Ratzinger Schuelerkreis, i due cardinali hanno affrontato un nodo cruciale del pensiero di Benedetto XVI. Che dice molto della Chiesa di oggi

Ratzinger Schuelerkreis 2020 | I relatori del Ratzinger Schuelerkreis 2020. Sullo sfondo, i Cardinali Koch, Ladaria e Woelki | Pablo Esparza / ACI Group Ratzinger Schuelerkreis 2020 | I relatori del Ratzinger Schuelerkreis 2020. Sullo sfondo, i Cardinali Koch, Ladaria e Woelki | Pablo Esparza / ACI Group

“A volte, sembra che la verità della nostra fede sia percepita come una minaccia”, sottolinea il Cardinale Rainer Woelki, arcivescovo di Colonia. E fa eco il Cardinale Luis Ladaria, prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede: “All’inizio del cristianesimo non c’è una decisione etica o una grande idea, ma l’incontro con Gesù Cristo”.

Per entrambi, il punto di partenza è la Dei Verbum, la costituzione dogmatica del Concilio Vaticano II sulla Divina Rivelazione, e soprattutto il commento di Joseph Ratzinger. L’occasione è il Ratzinger Schuelerkreis, il simposio di ex studenti di Benedetto XVI che si è tenuto in forma pubblica lo scorso 26 settembre. L’opportunità è quella di guardare anche al presente della Chiesa, ma in maniera critica.

C’è, nella relazione del Cardinale Woelki, un “convitato di pietra”: quel percorso sinodale cominciato in Germania, con l’obiettivo di trovare nuove forme di dottrina su donne e omosessualità, e alle cui conclusioni lui più volte si è opposto.

Il peggior risultato di questo cammino, ha detto il Cardinale, sarebbe “se portasse alla divisione, e quindi fuori dalla Chiesa, fuori dalla comunione della Chiesa”, favorendo la costituzione di “qualcosa come la Chiesa nazionale tedesca”, e per questo il miglior risultato sarebbe avviare una vera riforma.

In particolare, il Cardinale Woelki si sofferma su alcune affermazioni del testo di lavoro, e in particolare a quello “Le donne nei ministeri e negli uffici nella Chiesa”, in cui viene sottolineato che “la loro diversità si è sviluppata non da ultimo a causa delle necessità e dei bisogni pastorali” e che per questo “occorre esaminare quali nuovi ministeri e uffici devono essere progettati”.

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Chiosa il Cardinale Woelki: “Se si presume che l’agente in questo sviluppo storico sia Dio, che guida la sua Chiesa attraverso lo Spirito Santo, allora è corretto. SE si prende l’interpretazione storicista e si vedono le ragioni di questo sviluppo come puramente antropiche, secolari e intrinseche e sbagliata”,

Per questo – continua l’arcivescovo di Colonia – “deve essere chiaro: la questione dei nuovi uffici non può essere risolta contro la scrittura e la tradizione, in cui Dio stesso e la sua volontà sono per noi svelati”.

Eppure, nota il cardinale, la tradizione della Chiesa è trascurata del documento, che sembra preparare deliberatamente all’ordinazione delle donne, e “se ciò non riesce, potrebbero essere creati nuovi uffici, non perché si possano citare bisogni specifici”, ma piuttosto come risposta alla sensibilità “perché molti percepiscono l’esclusione delle donne dagli uffici di ordinazione come dolorosa e ingiusta”.

Resta il sospetto che il cammino sinodale sia una sorta di cavallo di Troia “per realizzare desideri a lungo accarezzati”, e che “la tradizione e l’interpretazione comunitaria della Chiesa hanno maggiori probabilità di essere messe a rischio che di trovare risposte reali che rendano giustizia alla realtà della vita così come alla verità della rivelazione”.

Da parte sua, il Cardinale Ladaria si è concentrato su “I fondamenti della fede e la tradizione vivente della Chiesa. E ha sottolineato che “nel cercare le fondamenta delle nostre convinzioni, dobbiamo necessariamente indagare sulla natura e le proprietà della rivelazione, perché la fede è solo la risposta ad essa”.

“La rivelazione salvifica, che ha il suo culmine e il suo compimento in Cristo, è rivolta a tutte le persone. Chiunque può accettarlo e rispondervi con fede”.

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Il Cardinale Ladaria ha in particolare sottolineato che “il magistero degli ultimi anni ha parlato delle fede come del dono di sé a Dio”, e alla fede – spiega il Concilio Vaticano II – si obbedisce, “l’uomo si dona completamente e volontariamente a Dio”.

Afferma Ladaria: “La vita della Chiesa è un elemento della tradizione. La Chiesa comunica ciò che è e ciò in cui crede nel suo insegnamento, nella sua vita e nel suo culto”.

E il progresso della tradizione spiega che “cresce la comprensione delle cose e delle parole trasmesse”, si tratta “principalmente della crescita della comprensione e non solo delle parole, ma anche delle cose che sono tramandate”. Quindi, c’è uno sviluppo della Chiesa che è anche tradizione, “Dio può ancora parlare alla Chiesa, alla sua sposa, attraverso lo spirito”, ma “è la crescente comprensione di ciò che la Chiesa crede e di ciò che è, cioè le dinamiche della tradizione, avvicina la Chiesa alla pienezza escatologica”.

Per riassumere, non ci sono risposte pratiche che portino ad una vera rottura della tradizione nella Chiesa. La tradizione viene vista e compresa in modi diversi, ma resta quella che è. Anche qui, qualunque tipo di soluzione pratica, per rispondere alle sensibilità del tempo, si mostra essere completamente distaccata dall’essere Chiesa.