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Il cuore dell’uomo lo conosce solo il Signore. VIII Domenica del Tempo Ordinario

Il commento al Vangelo domenicale di S.E. Monsignor Francesco Cavina

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Come conoscere un uomo? Attraverso quello che dice perché la parola rivela il suo cuore. Infatti, nella prima lettura troviamo un insegnamento illuminante: la parola rivela i pensieri del cuore. Inoltre nel brano di vangelo Gesù, servendosi di alcune parabole molto brevi, ci aiuta a comprendere le qualità morali e spirituali che devono animare il suo discepolo, soprattutto se è chiamato ad un compito di guida.

Innanzitutto il discepolo del Signore deve avere “una buona vista”, non può essere una guida cieca. La domanda che emerge è: Chi è cieco? Gesù, naturalmente, parla di una cecità non fisica, ma spirituale che impedisce di essere di aiuto alle persone e consiglieri credibili delle anime. Si è guide cieche quando proponiamo alle persone, che cercano aiuto spirituale o si interrogano sul senso della vita, le nostre opinioni personali o i nostri ragionamenti e non l’insegnamento che deriva dall’ascolto della Parola di Dio e dalla fedeltà al Magistero della Chiesa. Essere guide
cieche è un pericolo reale. E come si può guarire dalla cecità?

Per essere una buona “guida” bisogna aver un buon maestro a cui gardare. Il cristiano ha un Maestro divino da imitare, da ascoltare e da seguire. La verità della parola del discepolo non risiede nella sua abilità personale, ma nella sua fedeltà al Signore Gesù. Chi ascolta attentamente gli insegnamenti di Cristo, chi si pone fiduciosamente alla sua sequela, chi lo ama e rimane in Lui non sarà mai cieco, perché è continuamente richiamato alla conversione della vita.

Il secondo insegnamento del Vangelo tratta della pagliuzza e della trave.
Ascoltare e mettere in pratica la Parola di Dio significa trovare il coraggio della correzione fraterna, facendo, tuttavia, attenzione ad evitare alcuni pericoli: usare grande indulgenza per noi stessi e grande durezza verso i fratelli, oppure mostrarsi più duri e impazienti di Cristo stesso nella correzione. Entrambi gli atteggiamenti rivelano una profonda ipocrisia perché vengono utilizzate misure diverse: una per sé
e una per gli altri. E’ sempre più comodo vedere gli errori degli altri ed esigere la loro correzione anziché cambiare e migliorare se stessi. Gesù ci chiede di guardare con occhi severi innanzitutto noi stessi prima di puntare il dito sugli altri.

L’ultimo insegnamento di Gesù ci porta a giudicare il valore di una persona e di un’esperienza dai frutti dalla loro condotta buona o cattiva. E’ vero che il cuore dell’uomo lo conosce solo il Signore, tuttavia quanto da esso deriva ne è come la manifestazione. Gesù ci richiama a non seguire ciecamente chiunque si presenta a noi, ma ad essere attenti, vigilanti, capaci di discernimento perché dal cuore emerge anche l’inganno, la malvagità, l’insincerità. Scrive s. Ambrogio: E’ una grande scuola di virtù quella che ti insegna a non cercare frutto dagli alberi infruttuosi, o ad attenderti una messa feconda da campi incolti”.

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Il discepolo che coltiva un’amicizia fedele e profonda con il Signore Gesù e ne accoglie gli insegnamenti impara a conoscere la meta della vita e la strada per raggiungerla, è capace di auto critica, può aiutare gli altri nella correzione e nella guida.