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Letture, chi era davvero Ponzio Pilato?

Camillo Bartolini ricostruisce il racconto della vita di Pilato come in un romanzo

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La storia comincia con rocce, rocce molto lontane da dove poi si scioglierà il nodo doloroso dell’intera vicenda: rocce del Sannio, dure, scabre, impenetrabili. E quanto sono lontane, queste rocce, da Gerusalemme? E che cosa c’entrano con questa città, con il destino di un uomo, con i suoi drammi, soprattutto con il Mistero più sconvolgente della Storia?

In realtà tutto si connette grazie alla vicenda di un uomo, Ponzio Pilato, consegnato all’ignominia universale come colui che “se n’è lavato le mani” davanti al destino di Gesù. Eppure, quest’uomo di cui non sappiamo molto, ha ispirato molti scrittori e artisti che su lui hanno fantasticato, hanno meditato, hanno creato. Tra i molti nomi illustri, quello di Elena Bono che ha scritto un mirabile romanzo "La moglie del procuratore", che per la verità è incentrato sulla figura, ancora più misteriosa e poeticamente ispiratrice, della moglie Claudia, di cui i Vangeli ci narrano l’angoscia davanti a quell’innocente condannato, che lei intuisce essere diverso da chiunque altro.

Pilato, e naturalmente anche Claudia, animano le pagine di un romanzo appena pubblicato, dal titolo appunto "Secondo Ponzio Pilato", edita da Cantagalli, scritto da un giovane docente, studioso appassionato di storia antica. Grazie a questa sua passione, dunque, Camillo Bartolini restituisce carne, dolore, avventura,  domanda, a questa figura che, come ricorda nella prefazione al romanzo don Stefano Alberto, ha appunto influenzato artisti e scrittori, come Anatole France e Michail Bulgakov, nel suo capolavoro "Il maestro e Margherita". "Nietzsche nel suo Anticristo lo ritiene la “sola figura a cui si debba rendere onore” di tutto il Nuovo Testamento", spiega don Alberto, "perché con la sua celebre domanda (“Che cos’è la verità?”), riportata solo nel vangelo di Giovanni, ha contribuito all’annientamento della verità stessa".

E ci si chiede chi è davvero Pilato, se c’è davvero altro dietro il profilo stilizzato di   funzionario romano di rango minore alle prese per dieci lunghissimi anni con una delle province più difficili dello sterminato Impero, la Giudea, con la città sacra degli ebrei, l’inquieta Gerusalemme. Eppure quella figura appena accennata si è fatta spazio nella tradizione e nell’immaginazione lungo i secoli. Se per alcuni è responsabile della morte del Cristo, per altri è un martire (per la chiesa copta) e addirittura un santo (per la chiesa etiope).

Camillo Bartolini ricostruisce il racconto della vita di Pilato, dalla giovinezza, ai giorni della passione di Gesù, fino alla sua morte, attingendo a fonti diverse e servendosi della sua profonda conoscenza del mondo romano e della diffusione del cristianesimo, fondendo insieme dati storici e inventiva romanzesca.

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Ne è nato una sorta di affresco che racconta una storia piena di personaggi, figure protagoniste e figure di secondo piano ma non meno vitali: servi, commilitoni, sommi sacerdoti, barbari,  la moglie, Claudia Procula, che avrà un altro destino, completamente diverso e inimmaginabile; un amico fidato e fedele giudeo, Abenader; e ancora imperatori, centurioni, ribelli. Verrebbe da pensare ai grandi romanzi biografici di Louis De Wohl e di Jan Dobraczynski, con un  uso della lingua letteraria ben diverso, anche se c’è chi obietta costantemente che oggi scrivere come scrivevano ad esempio De Wohl e Dobraczynski  verrebbe considerato anacronistico. Il discorso porterebbe lontano...

Così come l’autore cerca di mettere in luce il mistero della vita di Pilato, anche la sua fine è immaginata in una dimensione non di eroismo o di illuminazione totale. Ancora violenza, ancora incapacità di capire quello che è davvero successo quel giorno in cui davanti a lui è comparso quel Gesù il Nazareno che non ha trovato colpevole di niente, tranne forse di essere incomprensibile, con quella sua pretesa di Verità. E per liberarsi di quella presenza strana ed estraniante, se ne è lavato le mani platealmente, davanti a tutti. Ma la sua esistenza, già in crisi di senso, precipita di passo in passo, diventa prima tragedia, perdita progressiva  e spoliazione poi vecchiaia anonima, solitudine, fino ad un ultimo atto, che sovverte tutto e riapre le prospettive. Non solo un espediente da romanziere, ma quasi – verrebbe da dire - un atto di fede.

 

Camillo Bartolini, Secondo Pilato, pp.344, 20 euro, Edizioni Cantagalli